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1950-19592010-2019BiografieOn this day

Sergio Marchionne: ne Steve Jobs ne Enzo Ferrari

Alla vigilia del Gran Premio d’Italia 2014, nuvole nere si addensano a Maranello. I rapporti tra Marchionne e Montezemolo si stanno rapidamente incrinando.

A ben vedere tra i due c’è sempre stata una diplomatica sopportazione, che è diventata malcelata a mano a mano che il manager italo canadese prendeva potere e traguardava obiettivi.

Possiamo affermare, senza paura di essere smentiti, che Sergio Marchionne è stato il manager che ha resuscitato la Fiat. Completamente a digiuno in materia di automotive, da sempre territorio degli ingegneri, dopo aver vinto il braccio di ferro con GM, si accorse che la liquidità ottenuta nulla poteva senza rifondare integralmente l’azienda.

Era necessaria una rivisitazione completa dei processi, l’implementazione di nuove procedure, una rivisitazione delle risorse, “tagliando i rami vecchi” e dando maggiore potere e motivazione alle seconde le linee.

La Fiat pre Marchionne era la macchina che si rompeva spesso, la Fiat dell’era Marchionne era la macchina che tutti volevano!

L’evoluzione non è stata casuale, ma frutto di una dettagliata pianificazione che prevedeva di arrivare a regime in quattro anni, ma che già al secondo aveva cominciato ad evidenziare ottimi risultati.

In questo contesto la stella di Marchionne brillava sempre di più, mentre quella di Montezemolo cominciava ad offuscarsi: troppi gli insuccessi della Ferrari, da sempre condannata a vincere, ma soprattutto troppi i punti di acredine tra il Presidentissimo Fiat e quello Ferrari…

Il risultato del gran premio d’Italia 2014, disastroso per la Ferrari, fece da cornice alla secessione “Maranelliana”.

Marchionne attacca Montezemolo, che non accetta di essere considerato il responsabile delle debacle sportive della rossa e rilancia dicendo che il Manager italo canadese vuole portare la Ferrari in America rendendo commerciale un prodotto elitario.

Il ring di questa tenzone sono i giornali che danno risalto allo scontro, fino al braccio di ferro finale dove Marchionne ha la meglio su un mal tollerato Montezemolo…

Con Marchionne saldamente insediato a Maranello le cose cominciano a cambiare ed il manager inizia la consueta analisi organizzativa ed il cambiamento delle posizioni apicali.

Nomina un nuovo Team manager, Arrivabene, molto vicino alla Philip Morris, responsabilizza il neoacquisto Vettel come l’uomo della rinascita, prova a mettere mano ai regolamenti per renderli più consoni alla realtà Ferrari e, soprattutto, promuove le seconde linee di talento per dare nuovo slancio tecnico alla rossa.

La stampa applaude il nuovo Presidente, tanto che sui giornali la presidenza Marchionne viene addirittura accomunata a quella di Ferrari ed i primi risultati positivi della stagione 2015 sembrano confermare la versione dei giornalisti.

Il contesto di successo e generalizzato ottimismo, unito al fatto che il reparto sportivo asserisse che la stagione 2016 avrebbe rappresentato la svolta riportando a Maranello titolo e sconfitta della Mercedes, fece sì che il Manager decidesse di accelerare le mosse per ottenere i risultati.

Marchionne dimentica che il tempo è un lusso che si deve poter concedere e che alla lunga paga, come dimostrato nella vicenda Fiat…

In Ferrari vuole bruciare le tappe e dimostrare che, rispetto al suo predecessore, i risultati è in grado di ottenerli subito, nonostante i regolamenti siano assolutamente contrari alla tradizione della rossa.

Il 2016 fu avaro di soddisfazioni, neanche una vittoria, solo posizioni da podio, un ritiro nel giro di ricognizione e, soprattutto, un reparto corse completamente allo sbando.

Poco dopo il GP d’Australia la moglie del capo progettista, Allison, muore di malattia, ed il valente tecnico deve tornare in Inghilterra per stare vicino ai propri tre figli. Questa assenza, unita ad un progetto sulla carta eccezionale, ma alla prova dei fatti fragile, costituirono i motivi della debacle.

Avvolto dal fumo dell’ira, e delle numerose sigarette, Marchionne licenzia in tronco il tecnico inglese, reo di essere più padre che ferrarista, ed assegna a Simone Resta, coadiuvato da Byrne, il compito di dare vita alla nuova rossa per il campionato 2017, quello dei cambi di regolamento che dovrebbe far partire tutti da zero.

La struttura orizzontale voluta dall’italo americano sembra la soluzione di tutti i mali, la macchina che vede i natali nel febbraio 2017 è realmente competitiva ed in grado di contrastare il cammino della Mercedes verso l’iride.

Le vittorie di Vettel fanno da cornice alle dichiarazioni del Manager che, corroborato dai successi, vuole mettere mano nuovamente all’organizzazione, il dualismo con Arrivabene, team principal voluto da lui, è evidente e tattile.

Arrivabene, infatti, mal digerisce le ingerenze di Marchionne nella sua gestione, per contro il Presidente della Ferrari non sopporta l’immobilismo del manager bresciano e la sua inerzia a cambiare.

La trasferta asiatica sancisce questa frattura.

A Singapore uno scontro tra i piloti Ferrari rende inutile una pole di Vettel che, in caso di vittoria lo avrebbe rilanciato in classifica, un problema di motore in Giappone e in Malesia, vanifica la stagione con un nulla di fatto, solo un secondo posto.

Le urla nei corridoi di Maranello si sprecano, Marchionne non digerisce la sconfitta, licenzia in tronco il capo motorista e pretende di vincere nel 2018.

Arrivabene è contrario all’epurazione dell’ingegner Sassi ed afferma che le rotture non sono dovute a un difetto di progettazione, ma ad uno scarso controllo del reparto qualità. Marchionne non vuole sentire ragioni, defenestra Sassi e nomina un team di lavoro che deve potenziare la power unit per il 2018.

L’ansia di vittoria di Marchionne è la sua peggiore avversaria che, per niente consolato dai risultati commerciali della Ferrari in netto miglioramento rispetto agli anni precedenti, non può sopportare di vedere il suo nome accomunato alla continua serie di sconfitte.

Il Manager è inarrestabile: motiva la squadra, spinge per un ulteriore cambio regolamentare, non risparmia critiche a Vettel, tanto che il pilota comincia a sentirsi scomodo nel proprio abitacolo….
La prima parte della stagione sembra dargli nuovamente ragione, all’inizio della primavera scalpita per vedere Leclerc al posto di uno spento Raikkonen, poi dopo tanta foga improvvisamente il silenzio.
Nessun commento da parte sua per stigmatizzare la vittoria in Inghilterra di Vettel, tra i corridoi della Ferrari si sussurra che il manager stia male ed aleggia il panico.
Alla vigilia del Gran Premio di Germania, con Vettel in pole position, arriva la ferale notizia: il Presidente è grave all’ospedale.
Arrivabene mantiene un atteggiamento sentito, ma non troppo, chiede a Vettel di vincere per il Presidente e sembra già candidarsi a futuro capo della Ges…

La mancanza del Presidente, vede Vettel rivendicare la posizione di Raikkonen asserendo che Leclerc è troppo giovane per la Ferrari, Arrivabene cominciare la sua guerra intestina con Binotto, suo successore designato, finalizzata a far sì che l’ingegnere svizzero lasci la scuderia…

Il risultato del Gran Premio di Germania è la fotografia della Ferrari allo sbando.
Vettel primo, invece di controllare la posizione, decide di rispondere ad Hamilton con dei giri veloci che lo portano ad uscire di pista sull’asfalto umido.
Arrivabene non compatta la squadra e crea due team diversi in netta competizione tra loro, fino all’epilogo di Monza che vede la rossa vanificare la prima fila suicidandosi in tre curve e…la perdita del titolo…
La parentesi di Marchionne alla Ferrari è stata corredata da vittorie di tappa, ma la mancanza di un piano organizzativo di lungo periodo ha fatto sì che la scuderia non fosse in grado di affrontare la formula uno dell’era turbo ibrida. La dimostrazione che l’organizzazione orizzontale, come nel 1985, funziona solo se c’ è un personaggio in grado di fare da fulcro alle decisioni e le sappia incanalare nella giusta direzione.
A parziale scusante del Manager, forse la consapevolezza che il tempo che il destino gli aveva concesso fosse troppo breve…chissà…non lo sapremo mai, sicuramente per la Ferrari non è stato né Steve Jobs né Enzo Ferrari, ma solo Sergio Marchionne…

Federico Sandoli

Esperto di logistica e trasporti, sempre pronto a recepire le novità ed a proporre soluzioni operative innovative. Lettore accanito, con una passione particolare per la scienza, la medicina ed…i supereroi. Iscritto al Club Ferrari di Maranello dalla nascita, curo da sempre la mia passione per la Ferrari e la F1 in genere. Colleziono modellini che posiziono rigorosamente in funzione del periodo dell’anno e degli eventi legati a piloti e case costruttori e custodisco gelosamente alcune lettere autografe oggetto di uno scambio di corrispondenza con l’Ing. Ferrari.

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