1900-19091950-195924 ore di Le MansBiografieOn this day

Pierre Levegh e la sua ossessione per Le Mans

Il pilota francese viene sempre ricordato per quell'evento che causò la morte di 83 spettatori

È inevitabile che la morte di “Pierre Levegh” durante la 24 Ore di Le Mans del 1955, in un incidente che causò la morte di oltre 83 spettatori, oscurò le sue imprese come pilota automobilistico.

Ma accendiamo la macchina del tempo, facendo un salto nel passato e rivivendo la vita di questo personaggio del motorsport, il cui nome compare per lo più, nella cronaca di quella nera giornata dell’11 giugno 1955.

Pierre Levegh nacque a Parigi il 22 dicembre 1905, ma il suo vero nome era Pierre Eugène Alfred Bouillin. Lo zio di Pierre Bouillon era Alfred Velghe, pioniere francese che aveva corso nei primi anni del 900, con il nome di “Alfred Levegh“. Il nipote decise di correre con lo stesso pseudonimo per rispetto, ma la carriera di Pierre Levegh non fu molto entusiasmante, solo nell’edizione di Le Mans del 1952, si accorsero di lui.
Il primo approccio con le corse arrivò come spettatore alla prima Le Mans, quella del 1923, vinta dai due francesi André Lagache e René Leonard. Quella fu una giornata indimenticabile, ma per il giovanissimo Pierre fu l’inizio della sua ossessione. Da quel momento vincere a Le Mans diventò l’unico scopo della sua vita.

A Le Mans non smise mai di andare, come spettatore: e la frequentò talmente tanto da conoscere il circuito in ogni sua curva e rettilineo.

Dovette però aspettare il 1938 per avere una possibilità. Quell’anno Antoine Lago, il progettista della Talbot, cercava qualcuno da affiancare a Jean Trevoux. Si precipitò Levegh, ma il sogno durò poco: la macchina dovette ritirarsi per guai meccanici.

Pierre Levegh
Pinterest.com

Per dieci anni la guerra paralizzò Le Mans, così dopo l’edizione del 1938 si corse di nuovo nel 1949. Nel 1951 la Talbot offrì nuovamente a Pierre Levegh una possibilità. A quarantasei anni, dopo ventotto d’attesa, arrivò finalmente la telefonata della vita. Con René Marchand, ottenne un buon quarto posto. Ma il pilota francese voleva di più e soprattutto ci voleva la macchina giusta. Spese tutto il suo denaro per acquistare una Talbot e prepararla per la gara e finalmente arrivò l’edizione del 1952.
In pista c’erano 57 vetture tra cui Ferrari, Mercedes, Cunningham, Gordini e Jaguar. Dopo cinque ore di corsa, già diciassette vetture si erano ritirate e Pierre Levegh era sorprendentemente secondo, dietro al connazionale Robert Manzon su una Gordini.

Passano altre 5 ore e la vettura di testa dovette rinunciare alla gara per un problema all’impianto frenante. Levegh era il comando della gara e guidava da oltre 12 ore consecutive. Nel momento del rifornimento di benzina, la moglie si avvicinò, e implorò il marito di fare una sosta ma lui rispose: “Non scenderò. Non smetterò. Voglio guidare io, soltanto io. E’ la mia corsa. E’ la mia macchina“. E ripartì.

Nessuno conosceva quel pilota, ma in poche ore era diventato l’eroe nazionale, con la folla che incitava il francese. Alla seconda sosta, il compagno di squadra, Marchand, tentò di salire sulla vettura, ma Levegh lo respinse con forza.

Ormai mancava solo solo un’ora e mezza alla fine della gara e dai box arrivò la segnalazione di rallentare, ma per la stanchezza accumulata Levegh non lesse la comunicazione.
Ormai era diventato un robot, così mentre era intento in un sorpasso, cambiò marcia dalla quarta alla terza, ma sbagliò e infilò la seconda, rompendo il motore. Il pubblico che fino a un momento prima lo aveva osannava, ora lo disprezzava per aver gettato via la vittoria, per pura ostinazione.

Alfred Neubauer, direttore sportivo della Mercedes-Benz, rimase impressionato e disse a Levegh: “La prossima volta che la Mercedes parteciperà a Le Mans, tu guiderai una delle nostre macchine“.

Nel 53 e ne 54, le Mercedes non parteciparono alla competizione francese, ma nel 1955 arrivarono le magnifiche 300SLR. La squadra piloti era altrettanto formidabile: Juan Manuel Fangio, Stirling Moss, André Simon, John Fitch e Karl Kling.
Neubauer non si dimenticò della promessa, così contattò anche Pierre Levegh, l’ultimo pilota francese che aveva quasi vinto Le Mans.

Fin dalle prime prove, Levegh non riuscì a trovare feeling con la vettura, sembrava quasi intimorito, e la situazione non migliorava. Levegh sembrava terrorizzato da una macchina al di sopra delle sue possibilità. Ma nessuno, del team Mercedes, voleva rimangiarsi la promessa, contando sulla spontanea decisione del francese di lasciar perdere. Tutti però conoscevano la sua immensa ostinazione.
Si arrivò al giorno della gara…
Ma questa è un’altra storia, se volete potere approfondire leggendo: Le Mans 55, la tragedia in cortometraggio

Pierre Levegh Le Mans 1955
Pierre Levegh Le Mans 1955

Via
museoauto.it
Topics
Pubblicità

Silvano Lonardo

Appassionato di tecnologia, Formula 1, Lego e vinili. Mi occupo web, SEO, web marketing e Google ADS. Blogger, insegnante di nuoto e papà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button
Close