1940-19491970-1979BiografieFormula 1On this day

Pedro Rodriguez: tabasco e gloria a Spa

Messico e favole. Come quella del “Checo” Perez, che nel 2020, combattendo contro la sfortuna e un figlio di papà come compagno di squadra, è riuscito a far sua almeno una corsa, quella in Bahrain, GP del Sakhir.

Meritata per tutti gli sforzi profusi e i miglioramenti fatti dal messicano in questi ultimi anni. E se ricordate, furono riaperti i libri impolverati dell’ultima vittoria di un messicano in Formula 1. E bisogna andare indietro di cinquant’anni per trovarla, su una storica pista che ancora oggi, con buona pace di uno sport che sfodera sempre più spesso circuiti freddini e asettici, è protagonista nel calendario del Mondiale. Spa, ovvero Spa-Francorchamps, ma quello old-style, lungo ben 14 chilometri.

Addì 7 giugno 1970. Un anno magico per il Messico, dove una settimana prima di quella gara sono iniziati i Mondiali di calcio. E quella domenica, la copertina se la prende Gordon Banks, estremo difensore dell’Inghilterra, che compie contro il Brasile quella che è considerata la parata più bella di sempre. Ma non sarà l’unico sportivo a passare una domenica di gloria.

Le prime tre gare avevano visto tre vincitori diversi: Brabham con la vettura omonima in Sudafrica, Stewart con la March-Tyrrell in Spagna, e il giovane Jochen Rindt con la Lotus a Monaco.

Quel pomeriggio nessuno sa che invece la scena se la prenderà la British Racing Motors, ben più nota come BRM. Il team di John Wyer schiera come capo meccanico un certo Jo Ramirez, che sarà scudiero anche di Ayrton Senna negli anni della McLaren, oltre che Ermanno Cuoghi, futuro uomo forte di Niki Lauda negli anni ferraristi.

Ma soprattutto immerso nella monoposto, c’è Pedro Rodriguez, classe 1940, che oggi avrebbe compiuto 81 anni. Fratello di Riccardo, deceduto nel 1962 proprio in un GP del Messico non valido per il Mondiale, ha vinto due gare in Formula 1, tra cui quello storico acuto in Belgio.

Partito sesto, il messicano brucia subito in partenza chi gli sta davanti, ovvero Brabham e la Ferrari di Iyckx, facendo fuori entro il quinto giro anche Stewart, Rindt e Amon, nell’ordine i primi tre della griglia. I giri sono solo 28, data la lunghezza della pista, ma Rodriguez vincerà dopo aver resistito strenuamente agli attacchi della March di Chris Amon, perennemente incollata ai suoi scarichi.

Dopo la vittoria di Perez in Bahrain, è stato proprio Ramirez a raccontare ad “Autosprint” i suoi ricordi su Pedro: “Dopo la morte di Ricardo, Pedro è eroso dal dubbio. Non sa se smettere o continuare, ma alla fine decide di tenere duro. E con lavoro, impegno e dedizione riesce a crescere. L’ho sempre accostato a Damon Hill, non avrà avuto i successi di un Senna ma è stato uno dei piloti più versatili e competitivi che abbia conosciuto. Aveva una peculiarità: mentre suo fratello era propenso a fare amicizia con tutti, lui era diverso. Diceva che se stringevi troppe mani e stabilisci un rapporto, poi ti riveli e dimostri i tuoi punti deboli”.

Di quella domenica a Spa, Ramirez ha ricordato: “Fu bellissimo, anche se nel duello con Amon si pensava che Pedro avesse un motore fuori cilindrata. Ma non era così. Quando lo superò, Pedro poté sfruttare più velocità perché era uscito alla grande dal curvone precedente. Fu una grande vittoria, bella, pulita, meritata. Come quella di Perez”.
E che arrivava a tre giorni da un’altra sciagura motoristica: il fondatore della McLaren, Bruce, era deceduto in un incidente a Greenwood.

pedro rodriguez gp olanda 1970
© ANEFO

L’anno successivo, a soli 31 anni, toccò proprio a Pedro Rodriguez. Che guidava una Ferrari 512M nel campionato Interserie, a Norisring, in Germania. Ramirez ha un aneddoto curioso e struggente su quei giorni maledetti: “Non ero a Norisring, ma penso ancora a quell’invito a pranzo che lui non accettò. Eravamo vicini di casa in Inghilterra, e lo chiamai da me per l’indomani per vederci. Era tutto fatto, poi arrivò la telefonata di Herbert Muller che lo voleva in gara a Norimberga. Pedro Rodriguez era felice, anche se la cifra che ebbe per quella corsa, mille sterline, non era una cifra che gli cambiava la vita. Seppi tutto il lunedì quando andai al lavoro: le tragedie di quella prima parte di epopea messicana nelle corse, le ho vissute e sofferte tutte”.

E c’è anche un retroscena sinistro: Pedro Rodriguez portava un anello al dito, lascito del fratello scomparso. Era molto superstizioso, e quando lo perse, ne fece fare una copia, ma per lui non fu comunque la stessa cosa. Preferiamo ricordarlo con la sua scorta di tabasco in tasca, che si portava ovunque per insaporire le pietanze. E in quella domenica di inizio giugno del ’70, quando nella sua patria erano iniziati i Mondiali di calcio, e lui, il suo piccolo Mondiale, lo aveva vinto tra Eau Rouge e Raidillon.

1969 ferrari 312
© Ferrari

Poi, a partire dal 1970, ebbe il suo momento folgorante e io fui da taluni gratificato di miopia per non averlo ingaggiato. In realtà ci incontrammo ripetutamente per un accordo… (Enzo Ferrari – piloti, che gente…)

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