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Nel segno del “Verde Britannico”

Sicuramente, per una buona porzione di appassionati, la livrea più attesa per la stagione 2021 è quella della nuova Aston Martin color Verde Britannico, con il team Racing Point che ha preso il nome dell’azienda costruttrice inglese

Sulla base del marchio del nuovo sponsor della squadra e di immagini rilasciate dei piloti Sebastian Vettel e Lance Stroll, sembra che le vetture saranno caratterizzate dal tradizionale schema di colori verde Aston Martin.

Fin dal primo Campionato del Mondo, ormai settantuno anni fa, il colore verde ha contraddistinto un cospicuo numero di monoposto, sia britanniche che non.

L’uso del “Verde Britannico” risale alla gara della Gordon Bennett Cup del 1903, dove ad ogni concorrente fu chiesto di verniciare la propria auto con i colori prescelti per i loro paesi di appartenenza.

La gara venne organizzata dall’Automobile Club di Gran Bretagna e Irlanda, ma si disputò in Irlanda a causa di una legge che proibiva corse pubbliche su strada nel territorio anglosassone. Il Club scelse il “Verde Shamrock” come colore per i concorrenti britannici, tonalità che in seguito venne adottata come “Verde Britannico”.
Così, con Aston Martin pronta a riportare il British Racing Green sulla griglia di partenza per il 2021, ecco un elenco delle otto delle più belle vetture verdi che hanno gareggiato in F1 dal 1950.

Aston Martin DBR4

Il nome Aston Martin non è nuovo negli ambienti motoristici. La casa costruttrice britannica fabbricò una monoposto dominante nelle corse fino alla fine degli anni ’50 e all’epoca si pensò che quel dominio potesse essere trasferito anche in Formula Uno.

L’Aston Martin DBR4 fu la prima vettura di Formula Uno della casa britannica. Venne progettata da Ted Cutting, sulla falsariga della DBR1 che gareggiava nel mondiale sport.

Nonostante l’Aston Martin sperasse di ripetere in Formula Uno i successi i ottenuti nel campionato sport, durante i sei Gran Premi a cui la squadra partecipò nel 1959 e nel 1960, l’incredibile bellezza della DBR4 (e successivamente della DBR5, la versione aggiornata con modifiche alle sospensioni) non fu eguagliata dalle sue prestazioni in pista, con l’Aston Martin che segnò zero punti come costruttore, prima di ritirarsi.

Jordan 191

jordan 1991 GP USA
© Aston Martin F1 Team

La Jordan 191 fu la prima monoposto costruita dal team Jordan Gran Prix per gareggiare nel campionato mondiale del 1991 di Formula 1.
Proprio come la stessa origine del British Racing Green, Eddie Jordan optò per una particolare sfumatura di verde per la sua prima auto di F1 in assoluto, in ossequio alla sua nativa Irlanda. Essendo poi un negoziatore d’eccellenza, Jordan vendette spazi pubblicitari sulla sua vettura ad aziende con loghi verdi che ben si armonizzavano con la livrea, tra cui 7UP e Fujifilm.
La monoposto corse 16 Gran Premi ottenendo buoni risultati, tra cui il giro più veloce nel Gran Premio d’Ungheria. Michael Schumacher debuttò proprio con la Jordan 191 nel Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps.

Vanwall

Tony Brooks gp belgio 1958
© LAT Images

La Vanwall fu una scuderia automobilistica britannica degli anni cinquanta, attiva nella Formula Uno.
Il nome Vanwall è un mix tra il cognome del proprietario della scuderia, l’industriale Tony Vandervell, e quello del suo marchio di bronzine Thinwall Bearing, prodotte nello stabilimento Vanderwell Acton a Londra.
Introdotta nel 1955, la vettura costruita è stata una delle monoposto più competitive degli anni cinquanta, conquistando nove vittorie tra il 1957 e il 1958 nelle mani dei piloti Stirling Moss e Tony Brooks.
La vittoria del Nurburgring del 1958 di Brooks, alla guida della Vanwall, rimane è una delle più grandi vittorie non celebrate della F1, offuscata com’era dalla morte di Peter Collins.

L’ultima apparizione della vettura in Marocco in quell’anno si concluse con una vittoria di Moss, successo oscurato però dalla morte di Stuart Lewis-Evans nella monoposto gemella.

Benetton B186

Proprio come la Red Bull con Sauber e Arrows, la Benetton debuttò in Formula Uno grazie alla sponsorizzazione di Tyrrell, Alfa Romeo e Toleman tra il 1983 e il 1985 – prima che il marchio acquistò Toleman e si presentasse nel 1986 come costruttore a sé stante.

Gerhard Berger 1986 Detroit
© Don France Photography

La Benetton B186 è stata la prima monoposto costruita dal team Benetton Formula per prendere parte al campionato mondiale di Formula 1.
Impiegata nella stagione 1986, conquistò due pole-position, 3 giri veloci in gara e la vittoria al Gran Premio del Messico con Gerhard Berger.

Essendo un marchio di moda, la monoposto non poteva che esserne la perfetta rappresentazione. La livrea della B186 motorizzata BMW era verde nella parte anteriore con pennellate di vernice multicolore sul cofano motore e, occasionalmente, anche accompagnata da pneumatici verniciati di rosso e verde.

Jaguar R5

Mark Webber 2004 USA
© Wikipedia

L’incursione di Jaguar in Formula 1 fu in gran parte infruttuosa, ma ci regalò alcune vetture incredibilmente belle decorate con orgoglio nel segno del British Racing Green.

La R5, guidata da Mark Webber e Christian Klien, fu l’ultima di quelle schierate in F1 da Jaguar prima che la squadra venisse acquistata dalla Red Bull.

La monoposto non si dimostrò particolarmente performante, concludendo la stagione con pochi piazzamenti a punti e molti ritiri. Si classificò settima nel Campionato Costruttori con dieci punti totali.

Caterham CT05

Kamui Kobayashi 2014 Bahrain
© Habeed Hameed

La Caterham CT05 fu una monoposto sviluppata per la partecipazione al campionato mondiale di Formula Uno nel 2014. La vettura non riuscì a segnare un solo punto in quell’anno, poiché Caterham versava in una situazione economica disastrosa, al punto di ritirarsi dalle competizioni la stagione successiva.

La caratteristica più peculiare della vettura fu senza dubbio il pronunciato musetto, caratterizzato da un unico pilone centrale da cui si separavano due sostegni corti e ravvicinati tra loro.

Una delle poche caratteristiche salvifiche della vettura, guidata da Kamui Kobayashi e Marcus Ericsson (con apparizioni cameo di Will Stevens e dell’asso delle auto sportive André Lotterer), fu senza dubbio la livrea splendente nel caratteristico “Verde Britannico”.

Lotus 25

Per molti, il “Verde Britannico” in Formula Uno sarà sempre associato a un solo team e a una sola squadra: Lotus.

Jim Clark Lotus 25 Silverstone 1967
© LAT Images/racefans.net

Prima dell’avvento della sponsorizzazione del tabacco guidata dal team nel 1968 – che ha visto le loro vetture adottare i colori rosso, bianco e oro del marchio Gold Leaf – le vetture di serie di Colin Chapman furono sempre state orgogliosamente British Racing Green, con spruzzi di giallo senape Norfolk.

Quei colori su una Lotus 25 e nelle mani del grande Jim Clark si sommarono forse all’immagine caratterizzante della F1 dei primi anni ’60, con Clark che portò l’auto al titolo piloti sia del 1963 che del 1965.

Al momento del suo ritiro la Lotus 25 si aggiudicò 25 gare, 13 giri veloci e 17 pole position.

Lotus 80

Mario Andretti lotus 80 1979 - Verde Britannico
© crazylenny2

La Lotus 80 fu una monoposto di Formula 1 utilizzata dal Team Lotus nella stagione 1979. Progettata da Colin Chapman, Martin Ogilvie, Peter Wright e Tony Rudd tentò di sfruttare il più possibile l’effetto suolo.

L’auto si presentò nella classica livrea automobilistica verde britannica arricchito con i colori della Martini, dopo l’abbandono dello sponsor John Player Special.

Andretti corse tre Gran Premi sulla Lotus 80, mentre il compagno di squadra Reutemann si rifiutò e rimase alla guida del modello 79.
Lo stesso Colin Chapman ammise che la vettura progettata non aveva riscosso il successo sperato, e dopo il terzo posto in Spagna e le gare in Belgio e a Monaco tornò ad utilizzare il modello 79.

Il “Verde Britannico” è oggi un simbolo di speranza per Aston Martin che, dopo anni di assenza dalla Formula Uno, si metterà nuovamente in gioco. Solo il tempo (e la pista) potranno svelarci se questa speranza si tramuterà in successo.

FACT CHECKING
formula1.com

Alessia Gastaldi

Mi chiamo Alessia, ho 25 anni e frequento la facoltà di giurisprudenza all’università Statale di Milano. Innamorata dei motori da quando sono bambina, sogno di diventare una giornalista sportiva, per raccontare le storie dei protagonisti che hanno scritto e scriveranno la storia del motorsport.

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