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Mario Poltronieri: dalla Mille Miglia alla Rai

Figlio di un violinista, ex pilota (corse con Abarth e partecipò per tre anni alla Mille Miglia), apprezzato commentatore tutto d’un pezzo, simbolo di un giornalismo che non c’è più. Ha raccontato gli anni più fulgidi della Formula Uno per un quarto di secolo: dal 1971, assunto in pianta stabile dalla Rai, Mario Poltronieri, nato il 23 novembre 1929, è stata la voce degli italiani nelle domeniche di Formula Uno sino al 1994. Cioè fino a quell’anno così tormentato per le corse, una linea di demarcazione tra il passato e il presente, con le migliorie fatte sulle monoposto a seguito dei drammi di Imola e di Monaco, con la morte di Ayrton Senna e Ronald Ratzenberger e il brutto incidente a Werlindger, che arrivò a un passo dallo stesso, tragico destino.
Questa Formula Uno è finita”, sentenziò Mario Poltronieri dopo il botto di Senna al Tamburello, mentre i soccorsi tentavano disperatamente di fare l’impossibile per strapparlo alla morte.

Quella Formula Uno che lui aveva scandito con le sue telecronache: il duello di Digione ’79 tra Arnoux e Villeneuve non può prescindere dalla colonna sonora del cronista, così come le doppiette monzesi della Ferrari con Scheckter-Villeneuve nel 1979 e Berger-Alboreto nel 1988. Tutte commentate, se provate ad ascoltare, con un entusiasmo contenuto, professionale, asciutto, ben lontano dal sensazionalismo e dall’enfasi di plastica trasmessa da chi si vuole sostituire all’evento.

Ma non solo telecronache: di Poltronieri si segnalano le interviste, sempre in ambito Ferrari, a Clay Regazzoni durante le prime prove sulla monoposto del 1975, o a Niki Lauda, da poco arrivato in rosso. “Niki, dove e quando sei nato? Che hobby hai nel tempo libero? Spieghiamolo a chi non ti conosce”: cose che a rivederle paiono un altro mondo. E quella chiacchierata con un giovane Bernie Ecclestone, capello alla Beatles, occhialoni scuri, seduto su una monoposto del circus mentre i meccanici lavorano, a dissertare di come la Formula Uno stesse probabilmente diventando un fatto più economico che tecnico. Discorsi di quarant’anni fa, epoca nella quale non ci si rendeva conto che in realtà le corse erano ancora inebrianti, imprevedibili, bellissime.

Dopo le cronache, è restato nell’ambito del giornalismo sportivo conducendo “Processo alla Formula Uno”, ed essendo ospite per l’emittente Telenova. Non tutti sanno però che Mario Poltronieri si è anche candidato in politica per il parlamento europeo con il Rinnovamento Italiano, partito vicino al centrosinistra, senza però successo. Se n’è andato nel 2017, nella sua casa di Milano a 87 anni. Nel luglio del 1992 aveva scritto sul “Corriere della Sera”, a proposito delle gare noiose: “Il vero problema del telecronista di Formula 1 è tenere desta l’attenzione dei telespettatori nonostante la rarità di emozioni. La divaricazione tra spettacolo e tecnologia è ormai elevatissima. Per cui occorre fare una scelta, privilegiando l’una o l’altra”. Parole di quasi trent’anni fa, eppure attualissime.

Erano i giorni della Williams che dominava in lungo e in largo, eppure quei tempi erano ancora i migliori. Piuttosto, alla luce di queste parole, chissà cosa direbbe Mario della Formula 1 di oggi…

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