1960-196924 ore di Le MansBiografieFormula 1On this day

Jean Alesi un francese dal cuore italiano

Devoto al cavallino rampante è stato l'ultimo pilota in rosso ad avere il numero 27 sulla sua monoposto: un numero dalle molte speranze

Jean Alesi classe 1964 nato a Giugno a Montfavet, Cavaliere della Legion d’Onore per meriti sportivi. E’ stato un pilota tanto forte quanto sfortunato. Gli anni in Ferrari sono stati i più belli della sua carriera, ancora oggi ricordati con grande emozione

Francese dai genitori italiani, una lontana assomiglianza a Sylvester Stallone, Jean Alesi è un pilota veloce, determinato, fedele alla causa. Un pilota di un’altra epoca, molto lontana da quella moderna. Nella sua carriera sportiva ci sono pochi rimpianti, le scelte fatte sono sempre state dettate dal cuore, quel cuore che rendeva l’uomo dal volto freddo con occhi di ghiaccio, meno duro di ciò che sembrava. Almeno con i fan. A Fiorano con Berger avete regalato tanti sorrisi.

Se dovessi paragonare il pilota Jean Alesi ad un personaggio cinematografico, senza ombra di dubbio è Rocky Balboa, personaggio tutto cuore ma grande campione nella vita come nello sport. Nulla gli è mai stato regalato, ha sempre incassato cercando di portare a casa sempre il risultato. Costante e affidabile. Fan del grande Gilles tanto da avere nella sua cameretta un poster del suo mito. Ed è proprio al grande Gilles che il francese si ispira per la sua carriera nell’automobilismo. Facciamo un tuffo nel passato e riscopriamo la carriera di un grande pilota, campione nella vita come nello sport, mai dimenticato dai tifosi Ferrari entrando nel cuore di tutti noi – me compreso anche se ero un bambino – con quel numero di gara dal grande peso e significato per tutti noi.

Papà Franco è il mentore e musa ispiratrice per Jean Alesi. Dopo la partenza dalla Sicilia, decide di aprire una carrozzeria in Francia. Questa scelta lo porterà ad cimentarsi nelle gare rally e cronoscalate

Due anni nei kart due campionati vinti. Jean Alesi si fa conoscere così nel mondo del motorsport. Il 1983, un anno dopo la scomparsa del suo idolo Gilles Villeneuve, approda alla coppa Renault 5: a fine stagione sarà settimo con 47 punti, secondo nella classifica piloti Marlboro su Ford XR3. L’anno successivo è un vento di cambiamento, si passa di categoria, inizia a correre in Formula Renault. Il 1986-87 corre nella Formula 3 raccogliendo i primi risultati importanti: Il primo anno vince due gare, il secondo anno ne vincerà sette e questo gli permette di vincere il campionato grazie al team Oreca con motore Alfa Romeo. Nel 1988 debutta in Formula 3000 con lo stesso team: due volte a podio, un decimo posto in classifica generale. Questi risultati portarono un necessario vento di cambiamento e il 1989 arriva con il nome Jordan. Vince il titolo internazionale, partecipa alla 24H di Le Mans ma dopo 4h di gara la sua vettura prende fuoco, ritiro immediato e esperienza conclusa con largo anticipo.

9 Luglio 1989 il il debutto su Tyrrel in Formula 1

Ken Tyrrell per il Gran Premio di Francia appieda Michele Alboreto, gli sponsor non lo vogliono in squadra. L’occasione perfetta per Jean Alesi per il debutto in Formula 1 e il francese non si fa scappare l’occasione. Tutto il suo talento e la sua generosità di guida lo portano a conquistare un quarto posto e i primi punti nel mondiale. Ken Tyrrell soddisfatto del nuovo acquisto gli offre un contratto di diciotto mesi, questo ha permesso al giovanissimo Jean Alesi di farsi notare durante tutto il mondiale: certo la classifica dice altro, tre ritiri, un decimo posto, due quarti e un quinto posto. Tutto sommato la sua guida lo porta a concludere il campionato al nono posto con 8 punti, su 10 Gran Premi disputati. Un buon inizio.

Nell’inverno 1989 Frank Williams lo chiama per la stagione 91-92 e 93. Sembrava tutto fatto, una firma e oggi racconterei una storia diversa: una clausola prevedeva che il contratto con Jean Alesi fosse ufficializzato in patria, quegli anni la Williams era motorizzata Renault – occasione perfetta per tutti – ma si volle tenere segreto l’ingaggio fino all’arrivo del GP del Belgio. Alcune divergenze misero in guardia il giovane francese e i suoi avvocati lo misero sull’attenti. Da Luglio a Settembre la tensione per il francese era palpabile, Frank spingeva per Senna, il brasiliano non l’avrebbe mai voluto in squadra con lui. Un contratto bollente. Clausole che potevano lasciarlo senza un sedile in qualunque momento. Ferrari iniziò a corteggiare il francese e si occupò di tutto.

L’11 Marzo 1990 il mondiale di Formula 1 si presenta in America per il Gran Premio degli Stati Uniti a Phoenix. Harvey Ernest Postlethwaite, ingegnere inglese ex Ferrari, è da poco in Tyrrell il suo posto, poi venne preso da John Barnard.
Quella Tyrrel 018 gommata Pirelli QM3, passerà alla storia;
  in qualifica Jean Alesi conquisterà la quinta piazza, ma la vera sorpresa – per tutti quel giorno – arrivò la domenica.
Pronti via! Scattano le vetture dalla griglia di partenza e Jean Alesi grazie ad uno spunto perfetto si porta al comando della corsa. Con le QM3  non erano previste soste, consapevole di ciò gettò il cuore oltre l’ostacolo e giro dopo giro iniziò a costruire un discreto margine.

jean alesi nelson piquet gp gran bretagna 1991
© John Millar

Il Suo stile di guida aggressivo caratterizzato da finezze tecniche gli ha permesso di creare un vuoto importante tra lui e i suoi avversari. Ma in pista non c’è solo lui: alle sue spalle c’è un puntino bianco rosso con il casco giallo, un pilota veloce, determinato quanto lui a vincere. Senna. Il brasiliano alla guida della McLaren lo raggiunge e inizia una lotta serrata tra i due; nessuno dei due  molla! E una botta e risposta sul circuito cittadino e il pubblico capisce subito che il francese ha stoffa. La gara finì con Senna vincitore. Jean Alesi dovette accontentarsi del secondo posto, ma quella gara rimarrà come una delle più belle tra i 201 gran premi a cui a preso il via.

Jean Alesi firma con Ferrari, l’ingaggio è fatto; “Con Prost a Maranello andò tutto benissimo! Per me era un mito. Lui aveva solo Senna in testa. Con me sempre molto corretto ed onesto.”  

jean alesi GP san marino 1995
© Ferrari

Sin dal primo giorno, Jean Alesi entrò nel cuore di tutti gli italiani e non uscirà mai più! Persino lui rimase colpito dalla grande passione che noi italiani abbiamo per la Ferrari. Questo per lui fu motivo di grande orgoglio. Ancora oggi il francese si emoziona quando ricorda gli anni in rosso, nonostante la sfortuna si sia accanita su di lui, il cuore non ha mai smesso di battere per Ferrari e ogni Gran Premio metteva tutto se stesso. I rapporti con Alain erano sempre trasparenti e questo creava armonia in squadra. Alain aveva solo Ayrton in testa e il suo unico obbiettivo era di batterlo, in qualche modo ci riuscì, ma la storia sappiamo tutti come si concluse.

jean alesi alain prost 1991
© Ferrari

L’anno successivo ci sono forti cambiamenti nella squadra; Prost dice addio a Ferrari definendo la vetture un “trattore”  dopo aver perso il mondiale a Suzuka l’anno prima. Cambiamenti che non hanno certo aiutato a migliorare la situazione. I ritiri per inaffidabilità divennero costanti e la sua generosità alla guida non bastava. La F92A e la F92A/T furono vetture disastrose. Cambiano i piloti, da Capelli a Larini per concludere il contratto con Berger. I due diventeranno grandi amici, fuori e dentro la pista. In quegli anni a Fiorano c’era un atmosfera molto simpatica. I due amici furono protagonisti di una vicenda simpatica – un po’ meno per Todt e per la sua povera Y10 – uno scherzo iniziato dall’austriaco e finì con il cappottamento della Y10 e una strisciata lunga molti metri, la macchina si fermò a pochi centimetri dalla F1 pronta per i test.

Pensavo di ottenere molto di più ma purtroppo il V12 aveva un problema di gestione dell’olio. Cosa succedeva? Semplicemente il pistone mangiava olio e lo sputava. Questo comportava ad esaurire tutto l’olio e quindi si rompeva il motore. Le modifiche future non portarono a risultati migliori; un serbatoio aggiuntivo per l’olio portò ad un maggiore peso e quindi la vettura era più lenta. Ma la vettura era ancora un missile, il motore era sacro. In Ferrari il motore è la cosa più importante che c’è, non si può dire nulla. Quando c’erano circuiti con poca aderenza la mia vettura volava.”

I risultati mancano, il morale inizia a calare, e la voglia di fuggire da Maranello prende il sopravvento

jean alesi michael schumacher GP canada 1995
© John Millar

Non bastava l’ala di gabbiano e un propulsore potente. Purtroppo per Jean Alesi i risultati importanti continuano a mancare, molti ritiri e pochi podi. Gli venne offerto di restare ancora fino al 1995 con la promessa di avere una vettura migliore. Purtroppo non fu mai così. I quei anni Michael Schumacher inizia ad imporsi con la sua Benetton e il francese, nonostante una vettura finalmente all’altezza per la stagione, dovette combattere ancora con la sfortuna: a Monaco, un doppiato si girò davanti a lui causando il ritiro, poi altri abbandoni si susseguirono in Ungheria, Belgio, Spagna, Australia, Giappone, Portogallo, Germania. Ma poi nel Giugno 1995 sul Circuito di Montréal, il siculo-francese trovò la prima vittoria in carriera con la Ferrari.

Sabato 10 giugno, giorno delle qualifiche. La Benetton di Michael conquista la pole position facendo registrare un tempo di 1:27.661 secondi, a seguire Damon Hill e David Coulthard ( prese il posto di Senna dopo la sua scomparsa a Imola ndr) le Ferrari fanno registrare un ritardo di +0.813 secondi. Ma siamo a casa di Gilles e in pista Jean Alesi onora il franco-canadese guidando una Ferrari con il numero 27. Numero di gara scelto appositamente in memoria del suo idolo.

jean alesi pitboard GP europe 1995
© Ferrari

Semaforo verde, scattano le vetture! La Benetton rimane in testa le Ferrari arrancano. Dopo pochi giri Coulthard commette un errore, le Ferrari superano Hill e balzano in seconda e terza posizione. Nella danza dei pit stop non tutto va come dovrebbe e Jean Alesi a 11 giri al termine si porta in testa!  Un sogno! Il francese inizia l’ultimo giro, ce tensione ai box, si teme il peggio… Ultima curva prima del traguardo, si sfiora il muro dei campioni e Jean Alesi su Ferrari vince il Gran Premio del Canada! A casa di Gilles, il francese vince il suo primo gran premio su Ferrari!  Quella fu l’unica vittoria per lui. A Monza tentò il colpaccio, un regalo a tutti i tifosi per un addio agrodolce. Riporto il racconto del francese di quel giorno a Monza, nelle sue parole c’è tutta la delusione per non avercela mai fatta:

“Il GP iniziava da Ventimiglia, dalla frontiera. La tensione cresceva giorno dopo giorno. Purtroppo non sono mai riuscito a vincere. A Monza feci una strategia alla ferrarista, full gas e focus aggressivo. Tutto funzionò alla perfezione, io dovevo solo portare la vettura al traguardo.  Volevo regalare la gioia della vittoria ai tifosi, ma un cuscinetto si grippò e mi tagliò il porta mozzo a 7 giri dalla fine.”

Due anni in Benetton – Renault lo aiutano a conquistare punti importanti: il motore Renault era molto affidabile, questo permise al francese di ottenere nel 1996 un quarto posto in classifica piloti con 47 punti e l’anno successivo con 36 punti. Dopo Ferrari e Benetton la carriera di Jean Alesi in Formula 1 inizia a scemare passando alla Sauber per due stagioni, 1998/99, un anno alla Prost – scuderia fondata da Alain – per il 2000 e infine in Jordan-Prost dove concluse la stagione e la carriera in F1 l’anno successivo.

Dopo la F1 arriva la McLaren Mercedes: diventerà collaudatore, e nel frattempo si dedica al DTM. Norbert Haug? Un capo molto rispettato e che amava stare con i piloti, un leader.

La fortuna anche in DTM non è stata dalla sua parte. Prestazioni medie, qualche vittoria, piazzamenti sempre a punti ma mai costante. Il biennio successivo tornerà alla vittoria nella gara inaugurale del 2005. L’anno successivo arriva il ritiro. 5 anni bellissimi per lui.

“Mi sono divertito tanto in DTM, sono stati 5 anni bellissimi! Norbert Haug è stato un punto di riferimento per tutti, era un capo temuto da tutti e spesso era in mezzo ai piloti per assicurarsi che fossero soddisfatti.”

2008-09 partecipa al campionato Speedcar Series, nel 2010 prende parte alle gare Endurance con Fisichella e Vilander a bordo di una Ferrari F430 del Team AF Corse, disputando anche la 24 ore di Le Mans. Ha continuato a gareggiare in diversi campionati senza ottenere grandi risultati per poi dire addio in definitiva. Stanco del mondo delle corse viene chiamato come opinionista in TV per la trasmissione Pole Position e dal 2013 è ambasciatore Pirelli.

Jean Alesi gp Usa 2001
© F1.com

La F1 moderna non è più una questione di focus sulla velocità. Se dovessi guidare oggi una F1 non sarei capace di fare più di 3 giri. Il mondo dell’automobilismo oggi è marcio. Si investono molti soldi ma non ci sono sponsor. Fai tanti sacrifici e spesso volentieri non trovi un team di professionisti ma solo persone incapaci. Quando morì Roland tutti prendemmo sottogamba la situazione, ma quando morì Senna cambiò tutto. La nostra follia da giovani ci portava a fare polemiche per qualsiasi cosa. Un esempio? Lo speed limit in corsia box. Guardando la mia epoca con la moderna ho molta paura viste le esperienze che ho vissuto. L’Ultima quella di Hubert, non passa un giorno in cui non penso a quel ragazzo.”  Estratto di una intervista di Jean Alesi per Motorsport.com

Caro Jean, gli anni in Ferrari sono un ricordo molto vivo in me. Quando da bambino guardavo le gare con mio papà ti cercavo con gli occhi in mezzo a tutti quei rottami – così li definivo per me esisteva solo la Ferrari. Ogni domenica di gara non c’era altro che mi teneva incollato alla TV. Speranzoso di vederti vincitore come quel giorno in Canada, illudendomi sempre che, forse, saresti riuscito a vincere un mondiale.

Un sogno rimasto tale. Anni difficili. Non c’era coerenza tra i meccanici, ogni gruppo di lavoro teneva per se i “segreti” come se fossero parte di una squadra diversa, un team a se. Forse fu proprio questo il problema, una squadra non unita, in disaccordo su tutto, nessuno parlava con nessuno, ogni aggiornamento veniva fatto di nascosto perché quello è antipatico e non deve saperlo. Che peccato. Forse se c’era un team unito e forte, il mondiale lo avresti vinto. Ma se quella volta a Monza avessi firmato per Williams? Come sarebbero andate le cose? Immaginarti vestito con un colore diverso dal rosso è veramente difficile. La tue fede, ancora oggi, ti rende tanto amato come quando arrivasti il primo giorno a Maranello.

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