1930-1939BiografieFormula 1On this day

Jackie Stewart un uomo sempre in gara

Dalle gare in auto, alla lotta contro la dislessia. La passione per il tiro al volo, la sfida contro il tempo, l'amore per Helen

Jackie Stewart è un sopravvissuto, durante i suoi 11 anni di carriera (nove in F1), 57 piloti non sono tornati casa. Non può organizzare una serata di ricordi attorno al camino, resterebbe da solo.

GP Sud Africa 1973
Peter Revson, Jackie Stewart, François Cevert, Jody Scheckter, Emerson Fittipaldi, Niki Lauda, Wilson Fittipaldi, Andrea de Adamich, Clay Regazzoni, Jean-Pierre Beltoise by f1-history.deviantart.com

Jackie Stewart nato a Milton 11 Giugno 1939. Un campione di vita. Per parlare dello scozzese bisogna indossare dei guanti in velluto bianco e sedersi con un bicchiere di Old Forester Signature Bourbon con un eccellente sigaro cubano che lo accompagna. Una storia lunga 80 anni. La sua vita è stata una scalata al K2 infinita; un campione in tutto ciò che fa. Facciamo un tuffo nel passato e riscopriamo la vita di un uomo che tra traversi e salti, mondiali vinti, amici persi,  l’amore per la sua amata Helen lo hanno reso una leggenda immortale.

Jackie Stewart inizia la sua carriera grazie ad un cliente della concessionaria Jaguar del papà

Papà motoclista, fratello pilota di auto, morì in pista a causa di un incidente a Le Mans nel 1953. La passione per i motori è di famiglia, ma per Jackie Stewart arriva prima il tiro al volo. A 13 anni vince il suo primo torneo e da quel giorno diventerà membro pluripremiato della squadra scozzese. Da apprendista meccanico nell’officina di famiglia a pilota. Il 1962 decide di provarci; alla guida di una Jaguar E-Type a Oulton Park Jackie Stewart scopre di avere un talento naturale; il cronometro si ferma sui tempi dei piloti professionisti e questo fu sufficiente a dargli fiducia. Nello stesso anno vinse le sue prime due gare e l’Ecurie Ecosse decise di offrirgli un volante per correre a  Goodwood su una Cooper della stessa scuderia. Nel 1963, invece, vinse quattordici gare, ottenne un secondo posto, due terzi, sei ritiri. Nel 1964 continua con l’Ecurie Ecosse ma Ken Tyrrell, direttore della squadra di Formula Junior della Cooper, aveva sentito parlare di lui  e chiamò Jimmy Stewart per sentire se il fratello fosse disponibile per dei test.

Quel giorno venne scritta la storia della Formula 1, un pezzo di storia molto importante che nel tempo diventò un pilastro di essa. Ai test si presenta Bruce McLaren con Jackie Stewart, per loro c’è una nuovissima Formula 3 da provare a Goodwood. Lo scozzese non perde tempo e si impone sul neozelandese. Bruce McLaren non ci sta e si getta in pista per batterlo, gli sforzi vennero vanificati subito dopo dal giovane scozzese migliorando ancora il tempo sul giro. Come è finita? Da quel giorno Ken Tyrrel firmerà un contratto che durerà per tutta la vita con Jackie Steward. Nel 1964 arriva l’esordio in Formula 3, la sua prima gara si disputò sotto la pioggia ma questo non frenò lo scozzese e vinse la gara con 44 secondi di margine sugli inseguitori.

Arrivarono molte offerte per lui per correre sin da subito in Formula 1 ma lui rifiutò. Voleva accumulare esperienza in Formula 3 e Formula 2. Colin Chapman e Jim Clark rimasero sorpresi dallo stile di guida di Jackie Steward e dalla sua velocità quando provò una Lotus 33 – Climax da Formula 1. Tuttavia accettò di disputare un Gran Premio a bordo della Lotus di Jim Clark – come sostituto causa incidente dell’inglese – e fece subito scalpore guadagnando un punto mondiale nel Gran Premio del Sud Africa.

Winning is not enough

“Guardate come erano praticamente identici i miei giri. Per riuscirci bastava stare sempre un pelo sotto il limite…”  Vincere non è abbastanza. Filosofia di vita dello scozzese che come pilota e uomo lo ha sempre portato ad essere al top in tutto; dalla vita privata agli affari, in qualunque campo di gioco si trovi Jackie Stewart è sempre riuscito ad essere un vincente.

Nel 1965 approda in Formula 1 al fianco del Lupin del motor sport Graham Hill su BRM. A fine stagione si fregiò di una vittoria, al Gran Premio di Italia, tre secondi posto, un terzo e solo due volte giù dal podio. La classifica scriverà il nome di Jackie Stewart al terzo posto dietro a due leggende; Graham Hill e al vincitore Jim Clark. Un annata perfetta per un debuttante. L’anno successivo si getta alla ricerca della vittoria nella 500 Miglia di Indianapolis; prima partecipazione nella gara più importante in america, il suo debutto fu eccellente! Riuscì a distaccare il suo inseguitore, Graham Hill, di un giro. Solo la rottura della pompa di raffreddamento a 8 giri dalla fine fermò quella che poteva essere una vittoria straordinaria. Ottenne il premio Rookie of the Year.

Tra il 1966 e il 1967 collezionò una vittoria nel mondiale di F1 al Gran Premio di Monaco 1966 e pochi altri piazzamenti. Queste annate furono caratterizzate dall’inaffidabilità della BRM che lo costrinse a 14 ritiri su 19 gran premi disputati. Tuttavia partecipò con successo anche a gare di minore importanza come le Tasman Series e la Rothmans 12 Hour International Sports Car Race.

Nordschleife, la consacrazione tra le leggende, le morti dei suoi amici

Il 1968 fu l’anno del ritorno alla scuderia di Ken Tyrrell che  nel mondiale di Formula 1 le Matra MS10-Cosworth. Il suo talento, gli permise di vincere a Zandvoort sotto un diluvio e al Nordschleife nella nebbia, dove si impose con un distacco di quattro minuti sul secondo. Quella gara fu un capolavoro ed ancora oggi viene ricordata cosi.

Il 1969 fu l’anno della consacrazione. Sempre con la Matra di Ken Tyrrell, Jackie Stewart mostrò una superiorità schiacciante in più di un’occasione. Vinse con due giri di vantaggio in Spagna, un minuto in Francia e un giro a Silverstone. Vinse poi in Sud Africa, Olanda e Italia e si laureò così campione del mondo e, fino al titolo di Alonso del 2005, rimase l’unico pilota ad aver vinto il mondiale per un marchio francese. Tuttora è l’unico ad aver vinto il mondiale su una vettura interamente costruita in Francia il quanto il team Renault dal 2002 ha sede in Inghilterra.

Nel 1970 la Matra, con la collaborazione di Chrysler e la Simca, volevano i V12 mentre Tyrrell e Stewart preferivano i V8 Cosworth della Ford. Così per quell’anno, appoggiata dallo sponsor Elf, la Tyrrell abbandonò il marchio francese per comprare dei telai dalla March Engineering e mantenere i motori Cosworth; con la nuova March 701 – Cosworth, Jackie Stewart vinse subito a Jarama, ma la Lotus 72D pilotata da Jochen Rindt era nettamente superiore. Nonostante la nuova Tyrrell 001 Cosworth, apparsa a fine campionato, Jackie Stewart non poté impedire a Jochen Rindt di vincere il mondiale. Purtroppo Rindt morì a Monza, una fatalità alla Parabolica. Il margine in classifica ottenuto in campionato lo portò – nonostante non fosse più in vita -a vincere il mondiale.

jackie stewart GP Brasile 1973
© Cahier Archive

Nonostante una stagione deludente, mantenne fiducia nella Tyrrell che per il 1971 sfornò la Tyrrell 003 – Cosworth, Con quella vettura vinse in Spagna, Monaco, Francia, Gran Bretagna, Germania, e Canada e con cui si laureò campione del mondo per la seconda volta. Nello stesso anno partecipò anche al campionato Can-Am così come nel 1973.  Dopo aver valutato un ritiro dalle corse a causa di una serie di problemi di salute dovuti ai frequenti viaggi e alla mononucleosi continuò il suo impegno nel mondo dell’automobilismo, ma dovette saltare il GP di Nivelles e rinunciò a correre per la McLaren nel campionato Can-Am, tuttavia in F1 collezionò una serie di vittorie in Argentina, Francia, Stati Uniti e Canada che gli fecero concludere il campionato in seconda posizione dietro ad Emerson Fittipaldi.

Jackie Stewart il sagace pilota

Nel 1973 corse nel Campionato Europeo Turismo con il talentuoso François Cévert su una Ford Capri con cui arrivò secondo alla 6 ore del Paul Ricard. All’inizio della stagione 1973 Jackie Stewart aveva  deciso di ritirarsi dalle corse alla fine dell’anno, vinse ancora in Sud Africa, Belgio, Monaco, Paesi Bassi e Germania. Fu la sua ventisettesima vittoria in carriera davanti al compagno di squadra François Cévert, laureandosi ancora Campionato del mondo di Formula 1.

ken tyrrell e jackie stewart spagna 1974.jpg
f1-history.deviantart.com

Watkins Glen, week-end di gara. Nella testa dello scozzese ci sono tutte le intenzioni di ritirarsi dal mondo della Formula 1. In occasione dell’ultimo GP della stagione a Watkins Glen, cade la goccia che fa traboccare il vaso; dopo un confronto tra i due ai box sulla pista, Cevert si getta in pista. Helen, moglie di Jackie Stewart, manda un bacio a Cevert. Un gesto che divenne abitudine per la signora Stewart verso l’amico del marito. Cevert, confidando anche nel nuovo telaio, lancia la vettura in cerca del miglior tempo, ma alle veloci “Esse”, nella parte iniziale del tracciato, l’auto non curva; si schiantò ad oltre 200 chilometri orari contro le vicine barriere metalliche  rimbalzando contro quelle dall’altra parte della pista. Dopo essersi capovolta e spezzata a metà.

L’impatto è violento e l’entità del dramma viene subito percepita: i primi ad accorrere sono Jackie Stewart, Jody Scheckter e l’amico Carlos Pace, i quali capiscono che c’è ben poco da fare. I commissari di gara trovano il pilota intrappolato tra i rottami dell’auto. Una delle ruote anteriori gli ha sfondato il casco, provocandone la morte istantanea. Nessuno chiarì mai le cause di quell’incidente mortale per il francese. Molti addetti ai lavori raccontarono, molti anni dopo la sua morte, che il francese era influenzato e nonostante le pessime condizioni di salute volle correre lo stesso. Alcuni dicono una distrazione legata allo scarso stato di salute, altri accusarono il cedimento meccanico. Nessuno potrà mai chiarire le motivazioni della sua scomparsa. Jackie Stewart fu tra i primi a recarsi sul luogo dell’incidente; trovatosi davanti ad una scena da film Horror – il francese era dilaniato e incastrato nel telaio della Tyrrell – prese la decisione di abbandonare il mondo della Formula 1 come pilota. Il pilota leggendario concluderà così la sua carriera con 99 gran premi disputati, tre titoli mondiali e il rammarico di esser rimasto l’ultimo in vita dei suoi amici e compagni di viaggi di mille avventure.

“E’ bello essere stato un campione. Penso di voler essere ancora un campione in ogni cosa che faccio: è una sfida continua”

Sir Jackie Stewart, se ancora oggi sei su questa terra di certo lo dobbiamo alla saggezza che hai riposto in quel terribile week-end di gara. La morte di Cevert deve esser stata molto dura da affrontare. Il tuo ritiro da pilota ti ha permesso di dedicare la tua vita alla sicurezza in pista facendoti portavoce delle generazioni future e creando un layout che ancora oggi porta il tuo nome. La tua vita è sempre stata costernata da difficoltà, ma il tuo motto è: «La mia logica è basata su una frase che ho sentito spesso ripetere da John Lennon: non esistono problemi, ma solo soluzioni» 

jackie stewart
raceagainstdementia.com

Nel 1999 fondò un team di Formula 1, dove vinse una gara con John Paul Herbert al Gran Premio d’Europa.

Poi arrivò il momento di dire addio anche al team; rivenduto ad una cifra esosa, alla verdona inglese – Jaguar dove arrivarono risultati mediocri.

Ma se penso che oggi quella Jaguar dalla livrea unica si chiama Red Bull, un po’ mi viene da piangere.
(E pensare che io avevo il poster in cameretta di quella vettura bianca con i profili scozzesi guidata da Ruben Barrichello ndr.)

Più di 60 anni fa hai conosciuto la donna della tua vita, il destino volle che vi incontraste Helensburgh, vicino a Glasgow. Dopo un appuntamento al buio concluso in male modo gli amici portarono quella ragazza di 16 anni che si innamorò di un meccanico senza una sterlina in tasca. Dopo 5 anni di fidanzamento e pochi soldi arriva il matrimonio, la famiglia e la scoperta più eclatante; quel fallimento scolastico che non ti permise di proseguire negli studi, si manifestò in tuo figlio. La dislessia. Un’altra difficoltà un altro ostacolo, un’altra soluzione.

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I numeri di Jackie Stewart

3

Mondiali

27

Vittorie

43

Podi

17

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