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Il 14 febbraio nasceva Ronnie Peterson

Classe 1944, è stato uno dei più amati piloti del motorsport. Sino al dramma di Monza '78

“Ma oggi, più che Stewart, è Ronnie Peterson che vogliamo celebrare, poiché è lo svedese che è stata la più importante delle scoperte che tutti hanno potuto fare qui a Montecarlo. Peterson è letteralmente esploso in questa gara avendo finalmente una macchina a posto. Lo svedese ha compiuto un capolavoro, ed è stato ricompensato adeguatamente, poichè egli è il primo degli ‘altri’, il più meritevole dopo il vincitore”.

Anno 1971, Gran Premio di Monaco. Così scriveva Franco Lini su “Autosprint” nella cronaca della gara. Vince Stewart, davanti alla Ferrari di Iyckx. Ma in mezzo a loro, c’è uno svedese di Orebro classe ’44, che si fa conoscere al mondo della Formula 1. Dopo le Formule minori e la Formula 2, nel 1970 sbarca nel circus sulla March, che motorizzata Ford, dopo una stagione avara di soddisfazioni, gli regala il piazzamento nel Principato.

HARRISON E RONNIE

“Faster than a bullet from a gun, he is faster than everyone” cantava l’ex Beatles George Harrison, in una canzone datata 1979. Veloce lo era davvero questo svedesone con un faccione tenero e una folta capigliatura bionda. Nell’epoca della Formula 1 fatta di piloti che erano eroi moderni, dove i box erano talvolta improvvisati e si lavorava sulle vetture in bermuda e maglietta, Ronnie è stato un simbolo. Poi è arrivato l’11 settembre, che sovente non è mai una data allegra. E in quel 1978 fu ancora più beffarda: dopo l’incidente al via al GP d’Italia, lo svedese, uscito cosciente seppur ammaccato, muore 19 ore dopo all’ospedale Niguarda per una embolia gassosa dopo un intervento alle sue gambe che suscitò più di una polemica. Ronnie era nato oggi, il 14 febbraio, giorno degli innamorati, e lui di innamorati appresso ne aveva parecchi. Avrebbe compiuto 77 anni, e chissà cosa direbbe e cosa penserebbe della Formula 1 di oggi.

gp monaco 1977 Peterson Tyrrell
© Philinflash – By Flickr

Una carriera divisa soprattutto tra March e Lotus, con un intermezzo alla Tyrrell, e un contratto pronto con la Mclaren per il 1979. Una stagione, quel 1978, corsa gratis per la casa di Colin Chapman, beneficiando dei soli premi gara. E invece, nelle sue tasche, anche se non fu mai confermata la cifra esatta, sarebbero arrivati 400 milioni dalla nuova scuderia. Poco prima di quella nefasta domenica, Ronnie Peterson dava scadenze e certezze: “Ho già visto la macchina. La proverò presumibilmente alla fine di ottobre, dopo il Gp del Canada. E’ una vettura realizzata con materiali d’avanguardia”. Quanta angoscia rileggere oggi queste parole. Alla sua nuova scuderia non ci arriverà mai, perché Monza sarà la sua fine.

L’AMORE CON BARBRO

Per la quale fu pesantemente incolpato un italiano, Patrese, reo di aver fatto il rambo in una partenza scombinata, con le macchine partite quando ancora non tutte le monoposto erano schierate sulla griglia di partenza. L’italiano, esposto alla forca della stampa e di alcuni colleghi per tre anni (Arturo Merzario fu uno dei più duri, ritenendo che molti piloti giovani arrivavano in Formula 1 con poca esperienza mentre Emerson Fittipaldi spinse per il ritiro della sua licenza) sarà assolto dall’accusa di 8 anni di carcere nel 1981 insieme all’altro imputato, Giovanni Restelli, reo di aver dato il via in quella situazione di disordine. Furono centinaia le lettere arrivate ai giornali svedesi, oltre al telegramma del Re di Svezia Carlo Gustavo.

incidente ronnie peterson gp italia 1978
© Ercole Colombo

Ronnie Peterson ha disputato 123 gare in Formula 1, ottenendo 10 vittorie, 206 punti, 26 podi e 9 giri veloci. Ma non si può spiegare lo svedese se non si accenna anche a Barbro Edwardsson, la sua inseparabile compagna: scomparsa nel 1987, non si trovava a Monza nel giorno della tragedia e fu avvertita da una telefonata poco dopo l’incidente, anche se la vedova non stava guardando la tv. I due si conobbero in una discoteca di Orebro e la donna divenne poi cronometrista del team Lotus. “Sapevo che poteva accadere. A mia figlia non ho ancora detto nulla”, dirà Barbro il giorno seguente. Una bambina e una quindicina d’anni insieme all’amato Ronnie. Che era nato proprio il 14 febbraio, giornata dedicata all’amore. Quello che il destino ha spezzato in un pomeriggio di fine estate nel tempio della velocità. Auguri Ronnie, dovunque tu sia.

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