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Gilles Villeneuve l’uomo che vive nei ricordi degli appassionati

38 anni senza il Franco canadese una lettera da appassionato che viaggia attraverso il sogno di una notte di primavera

Caro Gilles, ti scrivo. Vorrei poterti scrivere e raccontarti di come mi emoziono ad ogni Gran Premio.

Vorrei poterti conoscere, rincorrerti per il paddock per una foto e un autografo. Dopotutto tu sei Gilles Villeneuve, l’aviatore. Vorrei poterti dire “Grazie Gilles! Sei il mio eroe in pista!”. Vorrei. Ma tutto questo non è possibile. Sono nato in un’epoca in cui tu già non c’eri più, sono nato 5 anni dopo la tua morte e non ho mai potuto conoscerti e vederti dal vivo.

GP Monaco 1981 Gilles Villeneuve
© Scuderia Ferrari

Gilles, se oggi fossi qui, ti farei mille domande a partire da Jarama, Imola, Long Beach, chiederti di Enzo Ferrari e di quell’amore tra voi sbocciato perché gli ricordavi Nuvolari. Un uomo minuto tutto muscoli e nervi che gettava il cuore oltre ogni ostacolo, quasi come se volesse inseguire un fantasma. Forse lo inseguiva davvero. Quando osservo le tue gare immagino di esser lì, al tuo posto, in quel tuo ufficio tanto stretto che quasi sembrava calzarti a pennello. Quante scrivanie hai distrutto? Troppe. Ma questo non ti ha mai fermato, non c’è stato un solo volo che ti ha spezzato. Mai. Ferrari diceva sempre che il tuo modo di guidare metteva in risalto le debolezze delle sue vetture, un pensiero leopardiano, oggi nessuno si esprimerebbe cosi. Gilles ma tu, in questa epoca, come la vivresti la F1? Cosa avresti detto di Senna, Schumacher, Mansell, Prost, Lauda? Chissà che duelli con Senna. Di Micheal avresti apprezzato il suo pragmatismo, il suo approccio alle corse, la dedizione, l’amore per quel “ufficio” che un tempo era anche tuo ma che ora e passato di mano.

Sai Gilles dopo di te c’è stato un grande vuoto. Nessuno è stato in grado di emozionare come te. Il tuo numero di gara lo prese Alesì, un tuo ammiratore dal grande cuore che ha raccolto meno di quello che meritava.

Il 27 ormai è lontano dalla Ferrari. Nessuno lo ha mai scelto per guidare la rossa. Tornerà un giorno? Chissà.

gilles villeneuve GP canada 1977
© Sutton Images

Caro Gilles ti scrivo queste due righe come se tu potessi leggerle, ma forse tu le puoi leggere, tu puoi tutto. Quel 8 Maggio 1982 tu non te ne sei mai andato davvero, sei rimasto qui tra noi, nascosto tra la folla rossa per vedere quanti di noi ti ricordano ancora, quanti ancora urlano al cielo il tuo nome come un grido di battaglia. Dopotutto tu sei immortale.

Vorrei davvero che fosse così.

Di te rimangono gli amarcord, le gare, le imprese, i voli, i ricordi dei tuoi meccanici e di noi appassionati veri, quelli che, la “febbre Villenueve” non è mai passata e si alza in modo spaventoso ogni qual volta ti nominiamo. Come il tuo braccio fuori dall’abitacolo in Olanda dopo che hai rotto una sospensione e procedevi a tutto gas verso i box nella speranza che fosse riparabile, con Jody arrabbiato con te perché era un gesto incosciente. Ma a te poco importava. A te piaceva così e a noi pure.

Gilles oggi, 8 maggio 2020, 38 anni dopo vivi ancora in tutti noi.

Ora che sei nel paradiso dei grandi ogni tanto, guardando il cielo, vi sogno. Ferrari con Ayrton a chiedergli perché non è venuto a Maranello, e magari, gli tira anche le orecchie per aver scelto la Williams. Ma poi un abbraccio amorevole e via, tutti seduti davanti alla grande scrivania del Drake ad osservare questa Ferrari che proprio non va, non trova il guizzo per tornare in cima al mondo. E tra un pungo e una incazzatura del commendatore vi fate una partita a carte.

Chissà se è davvero così.

Chissà come sarebbe, se ancora oggi, voi tre sareste qui tra noi, in questa Formula 1 che non piace.

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