1970-1979Eroi dei due mondiFormula 1IndyCar

Eroi dei due mondi | Jacques Villeneuve

La carriera di Jacques Villeneuve ha del paradossale. È la storia di un’ascesa rapida e inesorabile, che lo ha portato a essere uno dei piloti più vincenti e polivalenti degli anni ’90. Ma è anche la storia di un triste declino, frutto delle scelte sbagliate, che ne ha relegato il talento ad annate trascorse nell’anonimato e salvate solo da qualche piazzamento sporadico.

Ma nel raccontare questa storia non ci si può soffermare sui rimpianti di quel che poteva essere e non è stato. Perché, al di là del declino finale, quello di Jacques Villeneuve rappresenta un palmarès di tutto rispetto. Un mondiale Formula 1, una 500 miglia di Indianapolis, un campionato CART e un secondo posto alla 24 Ore di Le Mans sono i fiori all’occhiello di una carriera comunque da ricordare.

Tra i pochissimi che possono vantare di aver gareggiato e vinto sia nelle corse europee che in quelle americane, mondi diversissimi che Jacques Villeneuve ha però affrontato sempre con la medesima attitudine. Dentro la pista con aggressività innata, fuori dalla pista con atteggiamento anticonformista. Mai un timore reverenziale, mai un pelo sulla lingua.

GLI ESORDI E LE VITTORIE IN AMERICA

Quando Gilles perde la vita nel tragico incidente di Zolder nel 1982, Jacques Villeneuve ha appena undici anni“In quel momento ho sentito che avrei dovuto gestire da solo la mia vita. Questo mi ha infuso una grande determinazione che mi ha fatto crescere e mi è stata d’aiuto per superare i tanti ostacoli di una carriera difficile” dichiarerà in seguito.

Deciso a seguire le orme del padre, appena compiuta la maggiore età inizia a frequentare diverse scuole di pilotaggio. Si fa le ossa prima nei kart, poi nelle categorie propedeutiche sparse in giro per il mondo. Il giovane canadese si cimenta infatti nella Formula 3 Italiana, nella Formula Nippon e nella Formula Atlantica. Asia, Europa, Nordamerica: Jacques Villeneuve gira il mondo con un volante tra le mani e, con i buoni risultati ottenuti, si fa notare da Barry Green, che gli offre un sedile per disputare il campionato CART del ’94.

Jacques Villeneuve gp brasile 1997
© Sutton Images/F1.com

In quell’epoca la Formula Indy, per prestigio e nomi coinvolti, sembra minacciare lo status egemone della Formula 1 nel pantheon del motorsport: ci sono infatti Mario Andretti, Emerson Fittipaldi e Nigel Mansell. Ed è con questa concorrenza che Jacques si trova a sgomitare, stupendo tutti per applicazione e velocità nell’adattamento alla nuova categoria. Ottiene il suo primo successo nella gara di Elkhart Lake, arriva secondo nella 500 miglia di Indianapolis e alla fine della stagione si fregia del premio di Rookie of the Year. Niente male.

L’anno successivo, il ’95, arriva la consacrazione. Con un anno in più di esperienza sul groppone, Jacques sbanca una delle edizioni più elettrizzanti della 500 miglia di Indianapolis, recuperando due giri di svantaggio sui rivali più agguerriti. Nel corso dell’anno fa della costanza di rendimento la sua forza, portando a casa altre tre vittorie. Alla fine il campionato è suo. Curiosamente il successo arriva con il numero 27 sulla scocca, lo stesso che utilizzava il padre sulla sua Ferrari, in Formula 1, quattordici anni prima.

L’APPRODO IN FORMULA 1 E LA SFIDA CON SCHUMACHER

I tempi, ora, sono maturi per il grande salto. Il primo assaggio con la massima serie consiste in tre giornate di test con la Williams FW17 a Silverstone. Frank Williams si innamora di quel pilota così veloce e irriverente, e decide di offrire a Villeneuve un contratto di due anni con opzione per il terzo. Villeneuve prende così il posto di David Coulthard, affiancando Damon Hill nella stagione ’96.

Jacques entra subito in sintonia con le corse europee: a Melbourne ottiene la pole position e soltanto una perdita d’olio lo relega alla piazza d’onore alle spalle di Hill, prima guida designata. I risultati successivi consentono a Jacques di giungere all’ultima gara, a Suzuka, con ancora la matematica possibilità di vincere il titolo. Suoi sono i successi al Nurburgring, Silverstone, Hungaroring ed Estoril, dove si fa notare per un difficilissimo sorpasso all’esterno ai danni della Ferrari di Schumacher.

Jacques Villeneuve gp germania 1996
© Sutton Images/F1.com

Nel ’97 la rivalità con il tedesco raggiunge il suo apice. Il ferrarista è chiamato a riportare il titolo a Maranello dopo diciotto anni di delusioni, ma Villeneuve è un osso duro e può contare sulla grande competitività della Williams progettata da Adrian Newey. Il duello si consuma nel finale thriller di Jerez, con Villeneuve a sferrare l’attacco decisivo nella staccata della Dry Sac e Schumacher che tenta disperatamente di chiudere la porta, terminando la sua corsa insabbiato nella via di fuga. Villeneuve a 26 anni è campione del mondo, completando, di fatto, la sua scalata.

“Michael era convinto che gli altri non potessero sorpassarlo, si sentiva il più forte. Così ho dovuto agire d’astuzia: dopo il pit-stop avevo le gomme più fresche perché ero entrato dopo. Sapevo che quello sarebbe stato l’unico momento per passarlo. Allora l’ho tratto in inganno: non gli sono stato troppo vicino perché non si insospettisse. Sapevo dove avrei potuto attaccarlo e ho percorso la curva precedente talmente forte da rischiare di uscire. Quando gli sono arrivato addosso lui non se lo aspettava. Così sono passato dichiarerà Jacques, riferendosi al duello che gli è valso il Mondiale.

IL DECLINO

Da campione del mondo in carica, Jacques vive nel ’98 una stagione di transizione. La Renault abbandona la compagnia, con i poco affidabili motori Mecachrome a rimpiazzarla. Come non bastasse, il genio di Newey è andato a fare le fortune della McLaren di Hakkinen. All’improvviso, la scuderia di Grove si ritrova fragile e privata di tutte le sue certezze. Ed è qui che Jacques prende la decisione che condizionerà il resto della sua carriera in Formula 1.

L’iridato ’97 decide infatti di trasferirsi, in vista del ’99, alla neonata BAR del manager e amico Craig Pollock. Le aspettative sono alte, visto anche l’elevato budget, ma la realtà sarà ben diversa. Nonostante qualche exploit estemporaneo, la vettura è sempre molto lontana dai top team e Jacques perde l’abitudine a lottare per le prime posizioni. Quando, anni dopo, proverà a imbarcarsi in nuove avventure con Renault e BMW-Sauber, gli anni migliori saranno già passati, avviando la sua carriera alla fase crepuscolare.

Jacques Villeneuve gp argentina 1996
© Sutton Images/F1.com

Con un palmarès di primo piano, pur condizionato da alcune scelte sbagliate, Villeneuve può guardarsi alle spalle con una tripla soddisfazione: è di diritto tra gli eroi dei due mondi, quella elitaria cerchia di nomi capace di vincere sia in Europa che in America. È stato poi uno dei pochissimi piloti in grado di battere Sua Maestà Michael Schumacher in un confronto diretto, ed è forse l’unico figlio d’arte a essere riuscito a vincere più del proprio padre.

Danilo Tabbone

Mi chiamo Danilo, ho 20 anni, vengo dalla Sicilia e studio all'Università di Palermo. La Formula 1 è la mia più grande passione, la seguo da quando ero bambino, e le emozioni che mi suscita sono parte integrante della mia personalità. Dal 2020 scrivo per F1world.

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