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Enzo Ferrari testimone del tempo

27 gennaio 1932: il simbolo del "Cavallino Rampante" compare per la prima volta sulle vetture prodotte da Enzo Ferrari

Le radici storiche del cavallino risalgono al 1692, anno di fondazione del “Reggimento Piemonte Reale” per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia, una delle più brillanti unità della cavalleria piemontese e italiana

Enzo Ferrari è l’Italia con la sua storia infinita. La Prima Guerra Mondiale in particolare viene ricordata per alcuni avvenimenti storici legati a doppio filo alle due parti. Nei cieli e in terra, tra gli uomini divenuti soldati chiamati a difendere la patria, c’è anche Francesco Baracca, che durante la guerra sfoggiò tutte le sue capacità tecniche di guida a bordo del suo aereo. Perchè proprio il simbolo della città di Stoccarda? Il pilota, dopo aver abbattuto l’ultimo nemico, volle ricordarlo e onorarlo riportando sulla fusoliera del suo aereo il simbolo del “cavallino rampante“. Lo stemma divenne personale. L’unica testimonianza al mondo dell’ufficiale Baracca e del simbolo di Stoccarda è un dipinto di Ettore Graziani che disegnò l’ufficiale accanto al suo aereo tagliando però la coda del quadrupede. Nonostante questo errore di inquadratura la famiglia Baracca decise comunque di fare delle cartoline in ricordo del figlio che morì sul colle Montello durante la guerra.

Cosa c’entra Enzo Ferrari con la Famiglia dell’ufficiale Baracca?

Francesco Baracca
© Wikiperdia

Enzo Ferrari era un giovane in cerca di lavoro. Neo diciottenne, bussò alle porte dell’Alfa Romeo con in mano una lettera di raccomandazione da parte di Agnelli; lettera che non servì a molto in quanto gli vennero sbattute le porte in faccia senza troppe spiegazioni. In quella fredda giornata invernale a Torino il giovane Ferrari, affranto dalla risposta, si accasciò su una panchina a Parco Vittoria abbandonandosi alle lacrime. Ma la vita è sempre imprevedibile, e dopo aver conosciuto una fanciulla che divenne la sua compagna, Ferrari diventerà prima collaudatore per Alfa Romeo e poi pilota dello storico marchio milanese.

Quando vinsi nel ’23 il primo circuito del Savio, che si correva a Ravenna, conobbi il conte Enrico Baracca, padre dell’eroe. Da quell’incontro nacque il successivo, con la madre, la contessa Paolina. Fu lei a dirmi un giorno: ‘Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna’ . Conservo ancora la fotografia di Baracca, con la dedica dei genitori, in cui mi affidano l’emblema. Il cavallino era ed è rimasto nero, io aggiunsi il fondo giallo canarino che è il colore di Modena“, ebbe a dire Ferrari

Il Drake, morto a 90 anni il 14 agosto 1988, fece esordire lo stemma sulle vetture nel luglio del ’32 alla 24 Ore di Spa. Non poteva esserci occasione migliore: la gara fu vinta dalla vettura di Taruffi e D’Ippolito. Quando Ferrari decise di fondare una sua casa automobilistica, Alfa impose il veto per cinque anni sull’uso del suo nome e del Cavallino sulle sue vetture. Il simbolo ricomparirà nel 1947 sulla Ferrari Spyder S125, la prima auto Ferrari con il Cavallino Rampante uscita dai cancelli di Maranello.

Ferry Porsche ed Enzo Ferrari: due uomini e un cavallo di battaglia

Da notare che anche sul marchio Porsche è riportato lo stemma di Stoccarda con la giumenta.

Nel 1952 cominciammo a valutare l’ipotesi di un marchio di fabbrica per le automobili Porsche. Già da tempo Max Hoffman insisteva a questo proposito, e facendo riferimento agli inglesi ed alla bellezza dei loro stemmi, suggerì di fare qualcosa di simile, poiché lo riteneva importante specialmente per il mercato americano“.

storia cavallino rampante
© Wikiperdia

Durante una cena a New York, Ferry Porsche decise di prendere in considerazione l’utilizzo di un logo per la casa automobilistica. Quella sera su un fazzoletto di carta disegnò lo stemma di Wurttembergun con intorno la città di Stoccarda e scrisse il nome Porsche. Un lampo di genialità ippica, di natura bellica che unisce la storia ad importanti città legate al mondo dei motori. Fu così che tornato a casa, Ferry Porsche chiese di ridisegnare e migliorare quella bozza così da portarla in comune e al governo per poterlo approvare. Nel 1953 Porsche ebbe il suo logo: il cavallino rampante del Cav. Ferrari e di Ferry Porsche compariva – come tutt’ora – su due vetture nello stesso momento, fosse una competizione agonistica o uscita dalla produzione industriale.

L’altra faccia di questo incredibile intreccio storico è il legame indissolubile che legò l’Italia e la Germania: da Vittorio Amedeo II per il Reggimento Piemonte Reale, dall’ufficiale Baracca per onorare il suo nemico tedesco ultimo ad esser abbattuto dall’italiano e dal Drake che ebbe in regalo dalla madre del compianto figlio morte in giovane età, una spilla che ricordava il simbolo del cavallino rampante disegnato sulla carlinga del pilota, e l’eterna lotta in pista tra Ferrari e Mercedes-Benz guidata dal gigante Alfred Neubauer (1920-1950). Lotta che ancora oggi assistiamo nei moderni campionati.

Il restyling del marchio

Nel 1947 con l’inizio della costruzione da parte di Enzo Ferrari di proprie autovetture, a fianco del marchio a scudo fu creato il marchio rettangolare con il cognome del fondatore. Fu utilizzato un carattere aggraziato e molto spaziato che divenne, in seguito, il riferimento per il restyling del logotipo. Nei primi marchi rettangolari la zampa del cavallino toccava la barra superiore della lettera “F” del logotipo Ferrari. Fu individuata la corretta inclinazione del cavallino imbizzarrito per l’utilizzo standard del marchio Ferrari.

Quest’ultimo marchio è posto su tutte le vetture costruite dalla Ferrari, siano granturismo o da competizione, mentre quello a scudo contraddistingue le vetture ufficiali nelle gare. Forma e aspetto dei marchi, negli oltre settant’anni della Scuderia hanno avuto una contenuta ma costante evoluzione. Nel 1994 il manuale di identità visiva, realizzato da Pierluigi Cerri, ha consolidato i segni distintivi Ferrari. Nel 2002 il restyling dell’agenzia Seidlcluss: per il cavallino l’occhio e la giusta posizione delle zampe e, per il logotipo, una correzione ottica per le lettere nonché il pallino rettangolare sulla lettera “i”.

Andrea Ranucci

“La storia è straordinariamente ricca di dolci” Fotografo amatoriale, appassionato di motori e sport invernali. Nel tempo libero racconto la storia della F1; Da Nuvolari ad Ascari, passando per Gilles, De Cesaris, Alboreto. Il mio motto è: “Non ci sono problemi solo soluzioni”.

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