1940-1949BiografieFormula 1On this day

Emilio De Villota, l’eredità di un pionere sfortunato

Pioniere nella vita come nello sport, ha lasciato il segno in F1 ma senza punti

C’erano i piloti spagnoli in Formula 1 prima di Emilio de Villota. Ma lui ha lasciato un’eredità. Spesso dimenticato nella lista dei grandi della Formula 1

Emilio De Villota, classe 1946, è stato un pioniere sfortunato come pochi. La sua carriera nel motorsport non brilla come quella dei suoi predecessori, ma quando getti il cuore oltre l’ostacolo, tutto cambia. Per arrivare in F1 dovette far tutto da solo: dagli sponsor ai meccanici, la vettura, motori, gomme. Partecipò a tutti i campionati fino ad arrivare alla F1. Facciamo un tuffo nel passato e riscopriamo l’uomo che ci ha permesso di farci conoscere una donna goliardica, speciale, l’ultima vera speranza di vedere il gentil sesso in F1.

I PRIMI PASSI NEL MOTORSPORT

Ha iniziato la sua carriera sportiva gareggiando con le Renault 8TS e Lotus Seven. In Spagna fino al 1976, ha battuto ogni strada pur di guadagnarsi soldi e sponsor. Fino partecipare al campionato britannico Shell Sport Championship con un Lyncar.

Nel 1976, Emilio voltò le spalle alle Touring Cars per provare a guidare le monoposto per partecipare al Campionato del Mondo, entrando a far parte della Shellsport G8 International Series, un campionato di Formula Libre con sede nel Regno Unito, Emilio De Villota ottenne due quinti posti, concludendo la stagione al quattordicesimo posto nella classifica generale. Il debutto in Formula 1 arrivò sul circuito di Jarama a Madrid nel Gran Premio di Spagna del 1976 al volante di una Brabham BT44B – Ford Cosworth della RAM Racing, Il week-end finì presto lo spagnolo non riuscì neanche a qualificarsi. Un addio precoce, quella stagione per lui si concluse con il gran premio di casa. Ci riprovò nel 1977 dopo una lunga trattativa con Iberia Airlines e Banco Iberico, riuscì a convincerle per farsi sponsorizzare; con la linea aerea e una banca alle sue spalle riuscì a tirar su 16 milioni di pesete ( Moneta spagnola fino al 1999 quando debuttò l’euro ndr).

Un budget più che sufficiente per mettersi in affari. Con 2 milioni di pesetas acquistò una obsoleta McLaren M23, i motori Cosworth per 3 milioni e pneumatici per poter correre. Poi si occupò di cercare qualcuno che si prendesse cura della vettura e assunse tre meccanici. La fortuna non fu dalla parte del pioniere spagnolo che su 7 week-end di gare si qualificò solo una volta e vide la bandiera a scacchi in una occasione al Gran Premio di Jarama, vinto da Andretti su Lotus-Ford.

emilio de villota Gp spagna 1977
© McLaren Racing Ltd.

Ci riprova nel 1978 ma la McLaren disegnata da Gordon Coppuck e John Barnard, non trovò mai pace. La F1 insomma proprio non gradisce lo spagnolo e cosi decise di affacciarsi alla Formula Aurora dove sin dal primo anno ritrova il sorriso concludendo il campionato inglese al terzo posto nella classica piloti. Nel 1979 acquistò una Lotus 78 dal messicano Héctor Rebaque. Per lo spagnolo sembra la volta buona e anche in questa stagione confermò il suo terzo posto generale. Il 1980 è l’anno del riscatto: i sacrifici fatti fino ad ora portano risultati e altri sponsor: Il Banco Occidental. Con questo nuovo accordo si iscrisse al campionato Formula Aurora con il team RAM che gli mise a disposizione una Williams FW07 e con cui vincerà il campionato.

1981: IL PATTO DELLA CONCORDIA

Nel 1981 a Jarama va in scena uno dei Gran Premi più belli e combattuti di quegli anni. Gilles Villeneuve si tiene dietro per 67 giri quattro vetture, vincendo la corsa, mentre Emilio De Villota fu spettatore dai box. Quell’anno inoltre iniziarono i primi screzi tra FISA – FOCA e molti aspetti i piloti furono penalizzati. Lo spagnolo tentò di partecipare ancora al Gran Premio di casa con una Williams privata dell’Équipe Banco Occidental.

Real Automóvil Club de España ( l’ACI spagnola per interderci ndr) fece l’impossibile per far partecipare il loro pilota e in qualche modo ci riuscì. Quell’anno le due federazioni in guerra decisero di limitare i posti in grigli a 30 vetture, il team tedesco ATS venne squalificato per un errore umano e la RACE ( Real Automóvil Club de España ) colse al volo l’occasione per schierare il connazionale. Emilio De Villota entrò in pista il venerdì per le prove libere, pochi giri e il sogno spagnolo diventa una paella bruciata dallo chef: esplosione del motore. Addio week-end di gara. In aggiunta alla sfortunata giornata si presentò la FISA con un documento ufficiale dove si annunciava che se il pilota spagnolo Emilio De Villota avesse partecipato alle prove di qualificazione e alla gara, quest’ultima non sarebbe stata considerata valida per il campionato del mondo in quando la RACE ha violato il patto della concordia. Con questo comunicato decisero di escludere il loro beniamino e cosi l’ATS tornò in lista per il week-end di gara.

La delusione F1, l’ennesima, lo porta ad guardarsi intorno e a cercare fortuna altrove. Si gettò allora nel mondo delle endurance e con Guy Edwards a bordo della Lola di Eric Broadley. La coppia è vincente, e porterà a casa due vittorie nello stesso anno.

L’ULTIMO ANNO

I buoni risultati nella Formula Aurora e nelle gare endurance gli permisero, nella stagione 1982, di tornare in F1 alla guida di una terza March. L’ultima volta in cui più di due vetture di uno stesso costruttore affrontavano le qualifiche di un gran premio era stato il Gran Premio degli Stati Uniti d’America-Est 1980, con 4 Williams presenti, due ufficiali e due private, mentre l’ultima volta che una stessa scuderia aveva portato tre vetture era capitato al Gran Premio d’Italia 1980 dalla Lotus. La vettura era sostenuta dallo sponsor LBT, azienda produttrice di lubrificanti sintetici, ed era gommata Pirelli, come le altre due vetture della March, non dalla Avon, come inizialmente annunciato. Nelle pre qualifiche del Gp di Monaco ebbe un incidente in cui distrusse la sua March, Al GP di Gran Bretagna, dopo 5 mancate qualificazioni, lo spagnolo abbandonò l’impegno in Formula 1, per la scarsa competitività della vettura March a sua disposizione, tanto che chiese i danni alla scuderia per violazione delle clausole contrattuali.

Conclusa la storia F1 si dedicò ancora all’endurance guidando una Porsche 962; ottenne come miglior risultato un quarto posto alla 24 ore di Le Mans nel 1986, prima di abbandonare la carriera motoristica. Stanco di correre, decise di fondare una scuola guida per aiutare i giovani ad entrare nel motorsport. Grazie ad Emilio De Villota abbiamo conosciuto il due volte campione del mondo Fernando Alonso e il futuro pilota Ferrari, Carlos Sainz.

maria con emilio de villotaPer Emilio De Villota una carriera decisamente sfortunata e colma di colpi di scena. Non è mai mancata però la voglia di provarci e riprovarci senza mai arrendersi. E allo stesso modo, la figlia Maria, è stata una pioniera. Vietato dimenticare entrambi.

Andrea Ranucci

“La storia è straordinariamente ricca di dolci” Fotografo amatoriale, appassionato di motori e sport invernali. Nel tempo libero racconto la storia della F1; Da Nuvolari ad Ascari, passando per Gilles, De Cesaris, Alboreto. Il mio motto è: “Non ci sono problemi solo soluzioni”.

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