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1950-195924 ore di Le MansBiografieFormula 1On this day

Derek Warwick, verso la Formula 1 e oltre

Il britannico partecipò ad undici campionati di F1 non andando mai oltre il secondo posto, un grande talento senza la corona iridata

Avrebbe potuto essere compagno di squadra di Ayrton Senna, avrebbe potuto ottenere di più in Formula 1. E invece, Derek Warwick, classe 1954, nato in un villaggio dell’Essex, in Inghilterra, forse starà facendo i cotnti con i rimpianti. Qualche sussulto importante, un paio di incidenti che hanno rischiato di minarne la carriera e soprattutto la vita. Dal 1981 al 1993 ha corso in Formula 1 e, ennesima dimostrazione, la mancanza di titoli personali non ne ha minato il ricordo degli appassionati.

UN SOGNO CHIAMATO FORMULA 1

Derek Warwick cresce sognando la F1 come tanti ragazzi. L’inglese ottenne nel lontano 1978 un posto nel difficilissimo campionato di F3 inglese. Il pilota di Alresford in pista tira fuori i muscoli, guadagnandosi il titolo. Nel 1981 arriva la grande occasione con la Toleman, in Formula 1. E’ il sogno della vita che si realizza. Il primo anno su 12 appuntamenti non riuscirà nemmeno a qualificarsi. Per vedere una Toleman vincente bisogna aspettare il 1983. Il talentuoso inglese parte con il coltello tra i denti e in Brasile ottiene un eccellente ottavo posto. Bisognerà aspettare l’università belga, Spa-Francorchamps, per vederlo passare sotto la bandiera a scacchi al settimo posto, un piazzamento che assomiglia ad una vittoria. Ma Warwick non è soddisfatto e continua a gettare il cuore oltre l’ostacolo nella speranza di ottenere di più; Zandvoort, Brands Hatch, Monza, Kyalami sorridono all’inglese regalandogli la gioia di due quarti posti, un quinto e un sesto al GP d’Italia. Arrivati i risultati arrivano le chiamate dei grandi costruttori, a partire dalla Renault, che la spunta su tutti gli altri.

Il 1984 è certamente la sua miglior annata: finirà la stagione con 23 punti, frutto di due secondi posti in Belgio e a Silverstone, e di due terzi posti in Sudafrica e in Germania. Nel 1985 però la macchina non è più quella competitiva di Arnoux che fece sognare tutti, e l’inglese arranca per raggiungere un quinto posto. La classifica lo vedrà cadere al quattordicesimo posto con una manciata di punti. La scelta della Renault si rivelò una totalmente sbagliata. In più, ci fu l’indignazione per la confusione creata del manager del team Lotus Peter Warr e dagli sponsor John Player. Entrambi portano il nome di Ayrton Senna che pose il veto di non avere compagni di squadra più esperti di lui. Il motivo? Non credeva nella bontà del progetto. Così Warwick si trovò senza un sedile per la stagione successiva.

ENDURANCE, ANCORA DI SALVATAGGIO

derek warwick lotus
© Motorsport Images

La deludente stagione ha portato a Warwick alla possibilità di correre con la Jaguar XJR6 della TWR, sponsorizzato da Silk Cut, neo campione del mondo di auto sportive. Mentre Senna monopolizzava tutto ciò che era disponibile in Lotus, Warwick si dedica a tempo pieno alla Jaguar, ritrovando Roger Silman, ex Team Manager Toleman.

Dal 1987 al 1989 arriva la chiamata di Arrows per tornare in F1, un’ottima occasione per dimostrare al circus di non essere stato mai pienamente compreso. Per quanto Arrows fosse un’altra vettura piuttosto scadente, il cuore inglese va oltre ed in tre anni riesce ad ottenere dei piazzamenti vicini al podio chiudendo l’esperienza Arrows con un decimo posto in classifica piloti. Mentre il mondo si concentra sul duello Prost – Senna con il professore ingaggiato da Ferrari e Senna confermato in McLaren,  Warwick passa in Lotus-Lamborghini.

lauda senna e derek
© Motorsport Images

Il 1990 ancora oggi viene ricordato per due motivi: Senna che sperona Prost e vince il Mondiale, e per lo spaventoso incidente di Warwick a Monza. Alla parabolica, la Lotus dell’inglese si schianta a 250 km/h contro le barriere per poi strisciare per parecchie centinaia di metri adagiata su un fianco, venendo sfiorata dalle vetture che la seguono. Un incidente tremendo che aveva fatto temere il peggio a tutti per il pilota della Lotus-Lamborghini numero 11: eppure l’energia sviluppata nell’impatto fu dissipata in modo graduale e il pilota rimase miracolosamente illeso. Non fu lo stesso per suo fratello Paul che seguiva le orme di Derek.

PAUL WARWICK COME RINDT

Nel 1991 Warwick “junior” decise di rimanere in patria, sottoscrivendo un contratto con la Madgwick di Nigel Mansell per partecipare al torneo britannico di Formula 2. Una vera Formula 3000 nazionale, che gli avrebbe permesso di alzare senza troppa pressione la sua esperienza. In fondo aveva solo ventidue anni, il tempo era tutto dalla sua parte e i margini di crescita ampi.

derek warwick gp europa 1985
© Motorsport Images

Siamo ad Oulton Park, Warwick junior ha ottenuto la pole position per solo sei millesimi strappandola al rivale Andrews. La domenica sembra un copione già scritto, Paul scatta e scappa dai suoi inseguitori esattamente come nelle precedenti 4 gare ma a 7 giri dal termine un braccetto sulla sospensione anteriore cede, lasciando Paul senza sterzo e con poco spazio per frenare. La parte anteriore della monoposto si sbriciola all’impatto contro il muro, e il pilota rimane ucciso. In occasione dell’esposizione della bandiera rossa la gara viene dichiarata conclusa con le posizioni stabilite alla tornata precedente e Paul Warwick, in testa nel giro antecedente a quello fatale, venne dichiarato vincitore dell’ultima gara della sua vita. La quinta vittoria consecutiva colta in quella stagione lo laureò anche campione della Formula 2 britannica 1991. Nel 1970, Rindt alla stessa maniera fu incoronato campione del mondo di Formula 1 postumo, dopo il fatale incidente a Monza.

Nell’ultimo anno, Warwick sale a bordo della Footwork. Nello stesso anno tornò nel Campionato Mondiale Sport Prototipi guidando la Jaguar XJR-14. Nel 1992 fu ingaggiato dalla Peugeot per guidare la 905 con la quale divenne campione del mondo assieme a Yannick Dalmas, vincendo anche la 24 Ore di Le Mans in squadra con lo stesso Dalmas e Mark Blundell.

Andrea Ranucci

“La storia è straordinariamente ricca di dolci” Fotografo amatoriale, appassionato di motori e sport invernali. Nel tempo libero racconto la storia della F1; Da Nuvolari ad Ascari, passando per Gilles, De Cesaris, Alboreto. Il mio motto è: “Non ci sono problemi solo soluzioni”.

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