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Cinque meteore della Formula 1 contemporanea

Non tutte le carriere sono uguali, e non tutti i piloti sono in grado di lasciare il segno allo stesso modo. C’è chi vince i mondiali, chi inanella record su record, e chi invece non ha il talento o le opportunità giuste per sfondare fino in fondo. In questo articolo andiamo a raccontare brevemente la carriera di cinque grandi meteore della Formula 1 contemporanea (del XXI secolo, per capirci). Quei piloti che sono arrivati a competere nella massima categoria e di cui nessuno sembra ricordarsene.

TOMÁŠ ENGE

Tomáš Enge
© Getty Images

Il primo pilota di Formula 1 proveniente da una nazione che faceva parte della cortina di ferro. Tomáš Enge, all’inizio del millennio, era uno dei prospetti più interessanti dell’automobilismo europeo. Gareggiava in F3000, categoria antesignana di quella che oggi conosciamo come Formula 2, e riuscì anche ad ottenere dei risultati significativi, vincendo il campionato davanti a piloti come Sebastien Bourdais e Giorgio Pantano.

La grande occasione per il pilota ceco arriva nel 2001, quando Alain Prost lo contatta per sostituire Luciano Burti negli ultimi tre gran premi della stagione. Enge non sfigura, ottiene un dodicesimo posto come miglior risultato, ma la sua carriera è destinata a spezzarsi. Risulta positivo alla marijuana e viene squalificato per doping. Torna a gareggiare con le ruote coperte, ma la storia si ripete: nel 2012 fallisce un secondo test antidoping e viene inibito dalle competizioni. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.

RALPH FIRMAN

Ralph Firman
© Getty Images

Figlio di un meccanico di Emerson Fittipaldi, Firman è un’eterna promessa dell’automobilismo britannico lungo il corso degli anni ’90. Si guadagna un test con McLaren vincendo nelle formule minori, e continua a mettersi in mostra col prestigioso successo a Macao, battendo tra gli altri anche Jarno Trulli, Nick Heidfeld e Juan Pablo Montoya.

Il suo problema è che quando sembra sul punto di sbocciare in Formula 1 non ci sono sedili liberi per lui. Passano gli anni, Firman si ricicla in Giappone, e l’opportunità arriva nel 2003, con la Jordan, quando Ralph ha ormai 28 anni ed è disabituato al ritmo delle corse europee.

Il confronto con Fisichella lo vede nettamente sconfitto. Firman conquisterà soltanto 1 punto, e ci si ricorda di lui soltanto per un clamoroso incidente in Ungheria, quando perse il controllo in seguito ad un cedimento e andò ad impattare violentemente contro le barriere. Ne uscì illeso. Un vero peccato per un pilota che aveva del talento, ma che è arrivato a gareggiare in Formula 1 quando si era ormai bruciato.

YUJI IDE

Yuji Ide
Le porte della Formula 1 gli si aprono quando ha 31 anni e viene contattato da Aguri Suzuki, in cerca di un secondo pilota nipponico da affiancare a Takuma Sato per il campionato del 2006. L’impatto con il paddock per Ide fu tremendo, perchè oltre ai limiti di pilotaggio pagò la barriera linguistica che gli impediva di comunicare con gli ingegneri riuscendo così a lavorare sulle sue problematiche.

La sua carriera dura la bellezza di quattro weekend, che gli sono comunque bastati per combinarne una più di Bertoldo. Mette costantemente in pericolo sè stesso e i suoi colleghi, e la ciliegina sulla torta arriva ad Imola, quando innesca la collisione che costò alla Midland di Albers un’incredibile cappottamento nel corso del primo giro. La Federazione, sollecitata a più riprese dai team rivali, decise così di revocargli la superlicenza. Un caso più unico che raro per un pilota che a gareggiare in Formula 1 non avrebbe mai dovuto arrivarci.

MARKUS WINKELHOCK

Markus Winkelhock
© Getty Images

Disputa 1 solo GP, e gli basta per entrare nei cuori e nella storia della Formula 1. Siamo a Nurburgring nel 2007, e Winkhelhock viene chiamato dalla Spyker per rimpiazzare Albers. Sul circuito si abbatte un acquazzone violentissimo, e il tedesco è l’unico in griglia a rischiare di partire con le gomme da bagnato estremo.

Così, quando tutti gli altri sono costretti a rientrare il box per cambiare le gomme, WInkhelhock si ritrova clamorosamente in testa. Poco dopo la gara verrà interrotta da una bandiera rossa, e quando si riparte, il nostro Markus è in Pole Position. La gloria dura ovviamente poco, e nel corso della gara sarà anche costretto a ritirarsi a causa di alcune noie idrauliche. Ma vedere un debuttante in testa con una Spyker, anche solo per qualche giro, resta comunque una gran bella favola.

ALEXANDER ROSSI

alexander rossi
© Honda Racing Ltd.

L’italo-americano, dopo una lunga trafila nelle categorie propedeutiche ha la sua grande opportunità in Formula 1 nella seconda parte del 2015, quando la Marussia lo ingaggia per sostituire Roberto Merhi. Nonostante un mezzo non all’altezza, Rossi si comporta bene e stupisce gli addetti ai lavori, sfiorando addirittura di piazzarsi a punti ad Austin, nella gara di casa.

Quando tutti si aspettano la sua riconferma per il 2016, però, la Marussia per ragioni economiche decide di liquidarlo, puntando sulla coppia formata da Wehrlein e Haryanto. Rossi si ricicla nelle corse statunitensi e, qualche mese più tardi, vince da debuttante un’epica edizione della 500 Miglia di Indianapolis. Un grosso rimpianto per un grande pilota che la Formula 1 ha perso per strada.

Danilo Tabbone

Mi chiamo Danilo, ho 20 anni, vengo dalla Sicilia e studio all'Università di Palermo. La Formula 1 è la mia più grande passione, la seguo da quando ero bambino, e le emozioni che mi suscita sono parte integrante della mia personalità. Dal 2020 scrivo per F1world.

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