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Carlos Pace una vita spezzata troppo presto

E’ il 4 Marzo del 1972 e Carlos Pace fa il suo debutto in Formula 1, alla guida di una difficilissima March del team di Frank Williams in Sudafrica. Una carriera non brillantissima ma, di certo, il cuore di Carlos avrebbe potuto regalare molte emozioni in pista. 43 anni da quel fatale marzo che costò la vita a Tom Pryce e successivamente a Carlos Pace, scomparsi entrambi in dinamiche assurde nel 1977. Pryce morirà in pista a Kyalami a causa di un volontario Frederik Janse Van Vuuren di 19 anni, improvvisato pompiere dagli organizzatori. Carlos Pace invece troverà la morte poco dopo, nello stesso mese, per un incidente aereo.

L’ultimo volo del ragazzo di buona famiglia

Carlos Pace 1975
© Wikipedia

Dopo la tragedia di Pryce, il circus rimase scosso. James Hunt, campione in carica, sollevò la questione sicurezza della testa del pilota. Due settimane più tardi la terribile notizia. Un aereo con a bordo il brasiliano, l’equipaggio ed altri passeggeri vennero trovati morti. Servirono le impronte digitali per riconoscere il corpo dilaniato del pilota, erede di Fittipaldi, prima dell’epoca Senna, Piquet. Il trentaduenne si fece convincere dall’amico Marvildo Fernandess a salire a bordo del Cessna per una piccola vacanza nella città nativa, ma il temporale estivo e la mancanza di visibilità furono gli elementi critici che portarono allo schianto di quel piccolo aereo.

1975 Brabham BT44B Carlos Pace
© Brabham

Carlo Pace lasciò la moglia Elda e due figli, Rodrigo e Patricia, rispettivamente di due e sei anni. I funerali si svolsero nel week-end di gara di Long Beach. La sua Brabham verrà guidata da Hans Joachim Stuck.

Al compianto pilota brasiliano verrà dedicato il circuito brasiliano Autodromo José Carlos Pace di Interlagos. Nella sua carriera, Pace, ha disputato 71 Gran Premi, guidando la March 711 del Team Frank Williams, Surtees TS14A, Surtees TS16, Brabham BT42-BT44, BT44B, BT45 nel 1976/77.

A distanza di 43 anni, dopo la scomparsa di Jules Bianchì e di Anthoine Hubert, la FIA ha alzato il livello della sicurezza in pista con HALO.

Andrea Ranucci

“La storia è straordinariamente ricca di dolci” Fotografo amatoriale, appassionato di motori e sport invernali. Nel tempo libero racconto la storia della F1; Da Nuvolari ad Ascari, passando per Gilles, De Cesaris, Alboreto. Il mio motto è: “Non ci sono problemi solo soluzioni”.

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