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Formula 1Strano ma vero

10 curiosità che (forse) non sai sul Paul Ricard

Con fine settimana ormai alle porte, scopriamo insieme dieci curiosità sul circuito francese che ospiterà il settimo appuntamento della stagione di Formula 1.

When in France…

I Gran Premi nacquero in Francia ormai più di 100 anni fa.  Il termine Gran Premio (in francese “Grande Prize”) alludeva ai 45.000 franchi pagati al vincitore della competizione, equivalenti all’epoca a circa 13 kg d’oro. Il circuito del Paul Ricard, situato nella cittadina francese de “Le Castellet”, venne inaugurato nel 1970 e ad oggi ha ospitato 17 edizioni del GP di Francia.

 Perché si chiama così?

Il circuito è intitolato a Paul Ricard, l’eccentrico milionario creatore del Ricard, un aperitivo alcolico al gusto di anice e liquirizia, che ne finanziò il progetto.

Situazione corrente

Dopo la morte di Ricard nel 1997, la pista è stata acquistata da una società di proprietà di Bernie Ecclestone, venne completamente rimodernato e convertito in un centro altamente tecnologico per i test di Formula 1. Dal 2018 ospita nuovamente la tappa francese del Campionato mondiale.

Diverse possibilità

Il circuito offre 180 configurazioni diverse di tracciati, con un totale di 15 curve. La configurazione più “corta” è lunga 0.826 km, invece quella “completa” è di 5.861 km. È uno dei circuiti automobilistici più noti al mondo per via della Courbe de Signes da percorrere in piena accelerazione (oltre 340 km/h) dopo il lunghissimo rettilineo del Mistral (lungo 1,9 km).

Un rettilineo pericoloso

Una delle porzioni più pericolose del tracciato è sempre stato il rettilineo del Mistral, che prende il nome dai venti invernali che soffiano dalle Alpi nel sud della Francia. Le vetture, specialmente quelle degli anni ’80, non erano progettate per periodi prolungati a circa 320km/h e gli incidenti erano sempre più gravi. Il peggiore fu una collisione tra Mauro Baldi e Jochen Mass al punto di frenata alla fine del rettilineo.

Jochen Mass gp francia 1982
© Motorsport Images

Mass rimase intrappolato nella sua auto, avvolto in una rete di recinzione, in un’area per gli spettatori.  Fortunatamente il pilota uscì illeso, anche se comprensibilmente scosso . Tuttavia, 12 spettatori subirono varie ferite non mortali.

Lo sfortunato destino di Elio De Angelis

Su questo circuito trovò la morte, nel 1986, il pilota automobilistico romano Elio de Angelis. Durante una serie di prove sul circuito francese l’ala posteriore della sua BT55 si staccò ad alta velocità, facendo perdere stabilità al retrotreno della monoposto.

Elio de Angelis
© F1.com

Dopo diversi capottamenti, finì contro una barriera e la vettura andò in fiamme. Diversi piloti si fermarono a prestare soccorso, tra cui Alain Prost che cercò di estrarre il pilota dall’abitacolo, senza successo. De Angelis, solo lievemente ferito nell’impatto iniziale, morì a seguito di una grande inalazione di fumo per l’insufficiente e intempestivo intervento dei commissari.

1982, la rivincita dei francesi

Nel GP di Francia disputato il 25 luglio 1982 vide un podio tutto francese: vinse René Arnoux, medaglia d’argento per Alain Prost e quella di bronzo per Didier Pironi. Chi si classificò quarto? Il francese Patrick Tambay.

La vittoria mancata di Ayrton

Ayrton Senna non riuscì mai a conquistare il gradino più alto del podio in Francia. Il 28 febbraio 1994, proprio a Le Castellet il pilota brasiliano svolse uno degli ultimi test della sua breve vita dove testò la nuova Williams FW16.

Numeri da record

Il record della pista è di 1’32”740  fatto segnare in gara da Sebastian Vettel sulla SF90 nel 2019.

Fuori dal calendario

La scorsa stagione, a causa della pandemia di COVID-19 la tappa al Paul Ricard, così come una grande discreta quantità di gare presenti in calendario, è stata annullata. L’ultimo vincitore in terra francese è Lewis Hamilton su Mercedes, nel 2019.

PHOTO CREDITS
motorsportimages.com

Alessia Gastaldi

Mi chiamo Alessia, ho 25 anni e frequento la facoltà di giurisprudenza all’università Statale di Milano. Innamorata dei motori da quando sono bambina, sogno di diventare una giornalista sportiva, per raccontare le storie dei protagonisti che hanno scritto e scriveranno la storia del motorsport.

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