2018Analisi della redazioneGran Premio UngheriaPagelle

Formula 1 | Qualifiche GP di Ungheria 2018, le pagelle

Ancora una volta Ferrari all’Hungaroring. Ancora una volta è pole position per Sebastian Vettel in questo 2018, pieno di spettri domenicali.

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Pagelle qualifiche da Budapest. Di nuovo la pioggia, stavolta quella battente, a sparigliare eventuali programmi Ferrari. Tutto perfetto dalle libere 1 alla Q2. Sulle mescole Pirelli da heavy-rain il padrone è stato Lewis Hamilton, protetto dal suo fedele soldatino Valtteri Bottas. Un bel blocco argentato per il sole domenicale.

Piloti

Pierre Gasly – 8

La top sei del Bahrain non è stato un caso isolato, sebbene la pioggia abbia coccolato questa bella qualifica di Gasly con la Toro Rosso Honda. Va forte il francese, più forte del predestinato designato di simili condizioni. Quel Max Verstappen che da tempo inneggiava a gran voce l’acqua in qualifica, che gli ha causato la beffa del Pierre. Una bella piazza in tempi di magra al volante di una vettura ufficialmente laboratorio. Un bell’andare che, più che il talento brillante, mostra una buona attitudine alla costanza di risultati. Anfibio.

Carlos Sainz Jr. – 8

Vita durissima quella di questo spagnolo, unico possibile erede in terra spagnola di Fernando Alonso. Una carrera da spalle larghe, contro Verstappen, contro un compagno di quelli forti sulla pista bagnata. Nico Hulkenberg. Una sorta di urlo, di sfogo interiore sotto lo scroscio pesante dal cielo, una bellissima prestazione in terra ungherese. Domani sarà un altro giorno, e Carlos sa benissimo del rivestire la posizione di vittima sacrificale per i partenti alle sue spalle. Domani il presunto sole potrebbe essere una minaccia, o un amico fedele. Determinato.

Sebastian Vettel – 7

E qui finisce Sebastian Vettel, nel sabato dell’Hungaroring, bagnato giusto in tempo per far tornare fantasmi tedeschi. Butta male, prima di questa pausa estiva, soprattutto quando la Ferrari mostra un bell’andare sugli asfalti infuocati. Variabili complesse, un tantino troppe, un giro di boa che sembrerebbe consegnare ai piedi di un avversario superiore il suo agnello in tuta rossa. Una qualifica all’unisono col compagno di colori, non fosse per una manciata esigua di centesimi. Tant’è, tenere duro e tentarle tutte, senza fantasmi da braccino corto. Neutralizzato.

Kimi Raikkonen – 8

Kimi Raikkonen va anche sotto la pioggia, va tanto meglio del candidato Ferrari all’iride d’annata. La leggerezza talvolta aiuta a concentrare su se stessi, a trovare i limiti di un talento alquanto maturo. A dare un effimero metro di paragone per il malcapitato del periodo di turno. Vola Raikkonen, senza remore, perde comunque il guizzo per appropriarsi di una prima fila quasi alla portata. Sarà lì, come primo inseguitore in partenza della corazzata Mercedes, dovrà essere pronto a fare un qualcosa in più, in maniera ancor più decisa dell’Austria. Convincente.

Valtteri Bottas – 9

Valtteri Bottas è quanto di più cinico e schivo che esista in questa stagione di Formula 1. Pare una sorta di scopiazzatore, di Vettel sull’asciutto, di Hamilton sul bagnato. Sempre lì, a creare grattacapi ai rossi, a consolidare una Mercedes in apparente affanno. Infallibile nel proteggere il suo capitano, a prescindere dalle condizioni di partenza della W09 #44. Una sorta di automa, fatto per distruggere, per assestare colpi al fortino di Maranello, uno programmato per blindare la Mercedes in uno status di invulnerabilità. Tombale.

Lewis Hamilton – 10

Il Re Nero sguazza che una meraviglia, nella pioggerella di Hockenheim, nel quasi diluvio di Budapest. Niente da fare per la più agguerrita concorrenza, passa da apparente affaticato cronico sull’asciutto ad off-shore imbattibile. Le combina di ogni quando ha dalla sua la chance buona, tenendosi a galla nelle prime due qualifiche valevoli unicamente per il passaggio del turno. Schiaccia la sua W09 sul film d’acqua, sulle heavy-rain tanto amate. Dai secoli dei secoli, amen. Giusto per corroborare il coro unanime degli affamati detrattori del rivale di Germania. Stregone.

Team

Red Bull – 5

“Abbiamo il miglior telaio, esprimiamo il livello di carico aerodinamico superiore!” Un litemotiv di Milton Keynes diffuso e pretestuoso nei confronti di un hancicap power unit, l’unico di una straordinaria RB14. La verità è tutt’altra faccenda, ove sia nel soleggiato turno intero di libere, sia sul tanto desiderato fiume d’acqua, la vettura del genio Newey le busca senza mezze misure. Dietro anche a quella sorta di clone italiano della Toro Rosso, come una sorta di punizione ulteriore di quelle che sovente subiscono i ciarlatani. Annegata.

Ferrari – 9

Questione di attitudini storiche. In effetti questa SF71H pare aver convinto decisamente meglio delle sue colleghe precedenti in simili condizioni di pista. Il che non è comunque bastato per agguantare le posizioni raggiungibili alla luce di un weekend perfetto fino alla fine del Q2. Non v’è da tentare il suicidio, questa è la prima regola da seguire in questo pomeriggio ungherese buio e tetro, più per i guai stagionali che per questa prestazione odierna ammissibilmente non all’altezza di. Questo è il momento dei miracoli, quelli fino ad oggi ancora non bastano. Consolidata.

Mercedes – 9

La ferocia Mercedes è del tutto paragonabile a quella di un predatore nell’uccidere per evitare la lenta condanna a morte. Questa sembrerebbe la forza nascosta che ha dato la prima fila d’Ungheria interamente nelle loro mani. Piuttosto, una mano la stanno dando i suoi piloti, oggi così è stato, sebbene è plausibile una W09 più in palla dei competitors con le blue da bagnato. Questione di esperienza, di sensazioni, di feeling, di freddezza a tutti i livelli nel perseguire il miglior risultato possibile non appena si palesa l’opportunità di affondare i denti. Spietata.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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