Analisi della redazioneFormula 1 2018Gran Premio Gran BretagnaScuderia FerrariSebastian Vettel

Formula 1 | GP di Gran Bretagna 2018: la battaglia dei caccia terrestri

Silverstone. Dai tempi della seconda rossa di Alonso la Ferrari non conquistava la Gran Bretagna. In casa loro, vincere ha un certo sapore.

La Ferrari batte un fortissimo colpo, decisamente altisonante, una affermazione voluta senza mezze misure, senza lasciare scampo alcuno. Una coppia di leoni indomiti, Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen al sabato. Domati dal padrone assoluto di casa, l’imbattibile Lord di Stevenage. Lo sconfitto domenicale per eccellenza, travolto anche oltremisura dallo tzunami di rosso marchiato.

Tanto per una pole, si lasciava intendere. Tantissimo. Un giro da extraterrestre, da leone dominante, ancora forte e potente, capace di respingere i giovani rivali usurpatori del suo di territorio. Giovani, sarebbe un conto, navigati come i nativi di Heppenheim ed Espoo è tutt’altra faccenda. Questa la variabile tangibile, perché Seb e Kimi ne hanno viste e vissute, passate, figurarsi, tante quante quelle dello stesso Lewis Hamilton.

Gente tosta, quei due vestiti di rosso, calati in una sublime creatura di nome SF71H. Una vettura spaziale sull’asfalto inglese del fu aeroporto militare di Silverstone, di fresco rifatto in grana nera, da Pirelli “ribassate” di default. Le gomme del Re Nero, della Mercedes W09 #44, una alchimia fortuita confermata anche in tutto il weekend di Gran Bretagna. Un punto di forza esclusivo.

Ed anche qui sta la grandezza della prestazione del cavallino rampante in trasferta. Una capacità di reazione senza eguali in una Formula 1 modernissima, avveniristica, ma dannatamente ostile ai ribaltoni tecnici. A Maranello hanno trovato la quadra, il minimo compromesso meccanico ed aerodinamico utile per contenere quella congenita intolleranza da -0.4mm di battistrada pneumatico.

Una magia tecnica, contornata da un fantascientifico rito vudù inscenato da Sebastian nelle libere 2 del venerdì. Una marcia all’apparenza replicante il giro di formazione domenicale, quasi l’intera procedura di partenza. Forse, una sorta di incantesimo: “Oh casella del poleman, a te i poteri per uno start al fulmicotone per la sola vettura di rosso verniciata!

Ecco che la sacra grigia resta come attaccata nel contorno bianco della pole position. Pressioni enormi sulla mente del padrone di Gran Bretagna, dai tifosi, ad una Ferrari troppo vicina rispetto alle previsioni. Una macchia dilagante, pesante, sanguigna, ad offuscare le certezze del vincitore designato, di diritto di anche questa gara di Oltremanica 2018. Una botta fisica in curva tre. Immeritata. Semplicemente colposa.

Una rimonta rabbiosa, non senza le classiche lamentele radio iniziali, un ritmo impressionante sia con le Soft, che con le Medium, poi. Un muro rosso lì davanti, parzialmente scavalcato per la quota parte #7, ad un passo dalla #5. Dal colpaccio leggendario. Rimasto con le “bianche”, quelle sbagliate, a fronte della chance SC Ericsson, non chance. Niente più che uno spettatore in prima fila dello spettacolo regalato ai suoi di tifosi dal diavolo tedesco.

Ex aeroporto militare, Silverstone, e il film degli ultimi giri sembra restituire proprio una guerra in volo tra caccia. Come in battaglia, l’aereo inseguito che volteggia a velocità supersonica per non farsi abbattere, per farsi superare, e conquistare la posizione di mira e di fuoco a sua volta. Di contro, una speculare danza a mo’ di negativo, in terra, dove l’inseguita freccia d’argento #77 le tenta tutte per non farsi mirare e sopravanzare, sulla carta oramai persa in balia delle stesse dannate “bianche”.

Sebastian Vettel ripete la magia dell’Austria, quando a soccombere fu il campione del mondo in carica per un sorpasso dai contenuti più possenti. Da Soft vs Soft. Lewis Carl può solo assistere alla caduta dell’ultimo baluardo Mercedes in terra inglese. Quel generoso compare d’armi d’asfalto, Valtteri Bottas. Alla staccata dell’ingrassata Brooklands, si materializza il brutto sogno nelle fattezze di un illusorio sapore iridato, rosso.

Il “giovane” leone ha battuto il “vecchio” per vie dirette e non, ha meritato il suo di territorio. La sua di bandiera. Da un lato, la sconfitta sancita anche per mancanza di roba nera a banda gialla fresca nel box di Stoccarda. Dall’altro, la Ferrari ha dato al suo letale giocatore la possibilità in SF71H di mettere sotto scacco il Re Nero. Comunque, una partita ancora lunga in via per lo scacco matto alla Kasparov.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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