Analisi della redazioneDaniel RicciardoFormula 1 2018Gran Premio AustriaValtteri Bottas

Formula 1 | GP di Austria: Bottas e Ricciardo, tra Davide o Golia

Valtteri Bottas e Daniel Ricciardo. Nel GP di Austria, due facce di una stessa medaglia, due da lotte in pista, per certi versi fuori pista

Niente da fare stavolta al GP di Austria per il duo rivale Valtteri Bottas, Daniel Ricciardo. Dispersi a distanza di tornate gara lungo il nastro d’asfalto del circuito di esclusiva proprietà “bibitara”, Red Bull Ring. Appiedati dalle rispettive vetture, proprio nel mentre in cui i rispettivi compagni di colori erano a conduzione dei destini domenicali.

Un gran premio un po’ buio per il finlandese argentato, abbastanza per l’australiano dal sorriso smagliante. Tanti i motivi, i nessi, le condizioni alquanto paragonabili all’interno delle rispettive scuderie. Valtteri, diciamo contro Lewis Hamilton. Daniel dichiaratamente contro Max Verstappen. Lotte per certi versi impari, non tanto per le questione dentro la pista, semmai per quelle fuori.

Il tempo è tiranno, nella fattispecie quando ci si ritrova a fare i conti con scelte importanti, fondamentali. Quelle che rappresentano un bivio per la carriera, poche certezze per un roseo avvenire. Di certo, l’opzione tra il rimanere a galla e lo sprofondare. Un dilemma brutale, specie quando hai dimostrato di avere quasi, o tutte, le carte in regola per meritare una candidatura a campione del mondo di Formula 1.

Lo sa benissimo il #3 di Milton Keynes, passato a cavallo di quest’inizio estivo da papabile pilota Ferrari a banale confermato in Red Bull Racing. Una investitura da uomo mercato 2019 dal sapore prestigiosissimo, un fuoco di paglia allorché le speranze di approdo in Maranello sono svanite nel giro di qualche weekend di gara. Un pacco da recapitare tra Woking o Enstone, da far partire, forse. Chissà.

Una sorta di dramma, avente come protagonista principale un signor pilota come Daniel Ricciardo. Un fiore all’occhiello indiscutibile del panorama piloti planetario, capace di tutto e di più, meritevole se non più di altri di colleghi. Impotente di fronte alla logica degli uomini d’affari che manovrano i fili dei top team, dei media propensi a cavalcare l’onda orange targata Verstappen figlio, quando in giro per il vecchio continente.

Un riflesso che si staglia in pista, specialmente intorno la pista. Con una RB14 #3 ferma dopo una domenica sul momento poco colorita, con il suo di driver insofferente e leggermente avvelenato con la piramide di vertice di casa Mateschitz. Fantasmi venuti dalle lande francesi, terre zeppe di “Chateau” come a breve testimoniabile dal Tour de France. Ombre che hanno gettato la mente titanica del pilota originario di Ficarra, Sicilia, in una condizione di simil sconforto.

Lo sa bene il #77 di Stoccarda. Il pilotino di Finlandia tanto caro al due volte iridato Mika Hakkinen, quel predecessore scandinavo iridato che scorgerebbe nel ghigno di un bambolotto biondo, occhi azzurri, i numeri buoni per seguire le orme mondiali di Kimi Raikkonen. Valtteri, uno della stessa razza del suo connazionale manager blasonato, appartenenti entrambi alla sfera dei piloti dal talento costruito. Antipodici per tal natura in riferimento all’enfante prodige di Espoo.

Non fosse che l’altro suo di gestore della carriera risponde al nome di Torger Christian Wolff. Si, il capo Mercedes, il Zinedine Zidane tra i team manager del Circus. Un tutore della ragion di stato, un boss potentissimo, al cospetto del quale il veloce Bottas riveste primariamente il ruolo di pedina leale e fedele, fondamentale per la causa della freccia d’argento.

Un ragazzo che in questo 2018 sta andando fortissimo. In qualifica, in gara. Bello tosto sulle Pirelli standard, in questo inizio di stagione spesso più della prima guida di fatto Mercedes. Un Lewis Carl da buon viso a cattivo gioco che, tra un sorrisino ed una pacca sulla spalla, sa di avere una semplice guardia del corpo pronta a cedergli il passo, a rubare punti pesanti ai suoi di rivali.

Due campioni, Ricciardo e Bottas. Due piloti ingabbiati nelle ambizioni, nei sogni di gloria da due primi attori. Uno di diritto, l’altro di fatto. L’astro nascente Max Verstappen, il Lord di Stevenage. Eppure, nell’optare per la linea di galleggiamento, esiste un precedente inconfutabile, emblematico, uno spiraglio per l’emersione totale. Nico Rosberg.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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