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Formula 1 | Qualifiche GP di Spagna 2018, le pagelle

La palestra delle F1, Montmelò, sorride alla vettura che nei freddissimi test invernali aveva allenato meglio i muscoli. Lewis Hamilton segna la pole position, non in termini Melbourne, quanto basta per domare la sempre veloce SF71H. Il concentratissimo e sereno Sebastian Vettel

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Pagelle qualifiche da Barcellona. Prima fila Mercedes, al ritorno in Europa, arriva lo squillo in qualifica tanto atteso dalla scuderia campione del mondo. La Ferrari ha le sue certezze, ma la campagna di Spagna sarà difficile tanto quanto quella del 2017.

Piloti

Daniel Ricciardo – 7

Chiude la terza fila dello schieramento di partenza del GP di Spagna. Un Ricciardo molto cosciente, reattivo a farsi mettere su il compound più indicato per le sue sensazioni. L’uomo che un po’ va a vincere contro una pista davvero complessa da domare, tra asfalto nuovo, venti, e atmosfere mutevoli. Fa quel che può, su una RB14 che proprio su questa pista era accreditata di velocità in Campsa, curva 9, paragonabili a quelle della W09 del periodo test. Finito li a giocarsela solo col solito Max Verstappen, del quale ha fotocopiato il tempo, tranne che per 2 millesimi di secondo, con gomma Soft. Presente.

Max Verstappen – 7

Max pare parlare meno. Recupera la piena efficienza mentale per le qualifiche dopo l’inceppo motoristico accusato nell’arco delle FP3. Tutto risolto, bello tranquillo, a scombinare quantomeno i piani del compagno di box, fregandosi qualcosa meno di un batter d’occhio da qualche parte lungo il tracciato. Sempre li, sulla stessa barca blu matta bibitara, con la quale al momento sul giro secco può davvero far poco. Il tutto, sempre puntando il dito sull’insufficiente magic button Renault. Una oggettiva limitazione, un ormai stancante leitmotiv verbale, visti quei 2 millesimi racimolati a favore, ma montando le Super Soft. Lagnoso.

Kimi Raikkonen – 7

A guardare il tempo, Kimi deve essere del tutto incavolato per il distacco subito e rifilato. Un tempo poco rapido, così, così, finito, più che sulle tracce dei tre davanti, idealmente nelle grinfie dei pericolosissimi Red Bull. Uno status di delusione misto a rabbia, per un crono che poteva non appartenergli, ma che spesso si materializza con entità differenti in ogni momento clou delle qualifiche. Manca il graffio a questo “canuto”, in apparente rilancio, finlandese mondiale in rosso di 11 anni fa. Un qualcosa di cui fa fatica a concepirne, scovarne i motivi. Incacchiato.

Sebastian Vettel – 9

Dopo tre pole, alcune delle quali conquistate leggermente in affanno sul fantastico Raikkonen, in Spagna riesce a fare un giro da qualifica volendo anche dal valore più elevato. Nonostante non sia valso la pole position, un crono fatto a mo’ di magia sulla banda gialla, quella che sulla carta ha meno decimi nella mescola. Quella alla quale ha dovuto far ricorso estremo per limitare il distacco da una prima fila irraggiungibile su banda rossa per la SF71H. Una qualifica buona, nonostante il rebus pista in Q3 col quale si è trovato a ragionare, di punto in bianco. Una situazione un tantino imprevista, uno stimolo differente per provare a giocarsi la vittoria. Inflessibile.

Valtteri Bottas – 9

Spesso anche il finlandese d’argento conduce i giochi da qualifica come il connazionale collega in rosso. Determinato, sull’onda dei consistenti weekend condotti fino al ritorno in Europa, accreditabile di un ulteriore spunto in positivo, non trovato del tutto. Valso comunque la prima partenza dalla seconda casella dello schieramento dell’anno. Per il momento, un trend in costante crescita, al netto del confronto in casa col miglior poleman di tutti i tempi. Un Valtterino insidioso per tutti, con un modico approccio, dall’efficacia oramai poco sorprendente. Positivo.

Lewis Hamilton – 10

Ad un pilota che raggiunge la sua numero 74 della carriera, il massimo dei voti è pura formalità. In lotta con una W09 meno missile di quella conosciuta nei test, partito da una base sicuramente più solida per la ricerca della quadra da pole. Ridacchia, ma non troppo, pur contando sulle sue capacità domenicali, pur presentandosi in pole position appena dopo aver ritrovato la vetta della classifica piloti. Furbo, astuto, cresciuto moltissimo nella gestione di storiche sue criticità psicologiche. Pronto per tentare di dare il primo strattone d’annata nonostante un inizio di mondiale non brillante. Nonostante una SF71H che vuol continuare ad andare fortissimo su ogni layout di tracciato. Puntuale.

Team

Red Bull – 7

Non sorgono miglioramenti in quel di Milton Keynes, nemmanco in questo primo esordio continentale. Una RB14 che le prende tanto quanto nelle altre occasioni, sin qui, un tallone d’achille l’oramai immancabilmente vituperata power unit della losanga. Un ditino costantemente puntato a Boulogne-Billancourt, a discolpa del carico di decimi cadenti dappertutto. Una parziale giustificazione in seno ad un progetto vettura non di certo superiore a quelli delle dirette rivali. Uno specchio sul quale la rampicata diventa sempre più difficile col passare del tempo, delle piste. Affannata.

Ferrari – 9

Non è sempre sabato, anche per la stupenda SF71H, ed al ritorno in Spagna trova risposte interessanti e non felicissime allo stesso tempo. Un po’ di sviluppi, portati anche al Montmelò, un GPS in parte smentito nelle capacità di percorrenza di curva 9. Un ultimo tentativo di conquista di un posto in prima fila da raggiungere in condizioni più svantaggiose sulle scarpe meno veloci. Un risvolto apparentemente positivo, che non convince del tutto a guardare quanto ottenuto in termini prestazionali assoluti altrove. Tutto più in salita, più ripida del prevedibile per questioni di classifica, di punti persi. Forse, troppi. Contenuta.

Mercedes – 10

A fatica la W09 doma le gelatinose, come definite da Isola, Super Soft di Spagna, quelle nere dalla banda rossa che spesso hanno creato problemi al team di Stoccarda sulla nuova nata 2018. Tenacissimi a far bene su una pista più amica, a ritrovare quel potenziale da giro secco da tempo sopito. Forti di una mole di dati comoda per la definizione degli assetti, lavoro iniziato con profitto sin dai test prestagionali. Aiutati dalla loro granitica calma, quello zoccolo durissimo, già solo da scalfire, che li rende efficacissimi anche quando in crisi. Meritano il ruolo di scuderia di riferimento, soprattutto quando c’è da salvare il salvabile sulla strada per i tempi migliori. Fredda.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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