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Formula 1 | GP Spagna 2018: Pirelli, la variabile troppo influente

Polemiche e veleni nel segno del GP di Spagna 2018 di F1, uno scenario possibile dai test di Febbraio. Una Pirelli oramai in una scomoda posizione, tanto quanto la trionfante Mercedes, per certi versi, proprio come la Ferrari, uscita dal Montmelò con un pugno di punti

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Barcellona. Il gran premio al veleno si è consumato con verdetti all’apparenza inverosimili, sentenziati da una Mercedes che fa man bassa degli avversari, con una sontuosa doppietta finita nell’occhio del ciclone per la questione pneumatici di Spagna. Tanto era il blistering accusato, in particolare dalle frecce d’argento, proprio sulla riasfaltata Montmelò, con i compound più morbidi della gamma Pirelli 2018, nel mentre della 8 giorni di test collettivi.

Una storia partita da lontano quando, qualche mese addietro, la casa italiana annunciava l’adozione di “scarpe” dal battistrada ribassato di 0.4 mm, con lo scopo di contenere le temperature di esercizio entro valori corretti, per evitare la formazione del grave fenomeno d’usura termica immortalato da fotografie risalenti alle prime uscite di questo inverno. Una faccenda passata in secondo piano per bocca del responsabile in pista Pirelli,  anche senza opposizione mediatica da parte di Ferrari. Una scelta passata quale rispettosissima dei valori in campo, delle volontà di mantenere una variabilità strategica immutata.

Nulla di tutto ciò o quasi, ove la monella palestra delle F1 si è fatta trovare in condizioni climatiche miste, con temperature contenute, con minacce di pioggia varie ed eventuali, con una bella lavata di asfalto nella notte tra il sabato e la domenica. Una serie di condizioni al contorno che hanno cementato la casa milanese in una scomodissima posizione politica, allorquando le oramai celeberrime “ribassate” hanno reso in maniera efficace soltanto sulla W09.

Parole venute fuori da Sebastian Vettel, da Daniel Ricciardo, in parte da Max Verstappen, dai vertici Red Bull, e da altre scuderie della terra di nessuno. Dichiarazioni eloquenti, suffragate dai cronometri, che suggerirebbero l’apparizione di dinamiche instabili sulle rispettive monoposto 2018, ovviamente pensate, progettate ed acconciate non per una tipologia di pneumatico da utilizzare per solo tre tappe del calendario iridato. Una tesi che troverebbe anche un impensabile alleato, Valtteri Bottas, quando sollecitato dal suo ingegnere di pista a contenere il ritmo gara, lucido nell’esporre la non applicabilità di tale condotta relativamente problemi di tenuta in temperatura delle Medium, pena il rischio di uscire fuori finestra di utilizzo.

Un piccolo problema all’apparenza poco credibile, viste le prestazioni di entrambe le silver arrows, ma probabile se si pensa ad una W09 #77 meglio messa della #44 negli appuntamenti passati di Cina e Azerbaijan, sulle vecchie nere. Un indice della più energica guida di Hamilton, andato perfettamente a nozze, solo domenica scorsa, con quei 0.4 mm in meno sul battistrada, coccolato anche dalle fresche temperature dell’aria. Una equazione esatta che ha contribuito al dominio a mo’ di “The Hammer”, che ha scavato un solco troppo ampio rispetto al trend dei valori in campo visti in giro fuori dall’Europa.

Volendo un superfluo “Gomma-gate”, un caso evitabile visto la naturale evoluzione fatta nella comprensione delle coperture “normali” di tutti i team sulla strada del GP di Spagna, la scontata applicazione di correttivi d’assetto, in riferimento allo stadio di sviluppo monoposto, utili per la messa su asfalto delle migliori prestazioni vettura in piena sinergia con il grado di sfruttamento delle varie mescole. Atti conseguenziali alla miglior conoscenza dei mezzi a disposizione, utili alla riduzione di anomalie come quella dell’eccessivo blistering protagonista degli albori di questo mondiale.

Una possibilità concreta, quella di attendere il nuovo responso pista del Montmelò, sempre su compounds ufficiali, visto che tutti, in special modo Stoccarda, potevano contare sull’enorme mole di dati acquisiti nel pre campionato proprio sul nuovissimo asfalto catalano. Visto che di episodi distruttivi in seno all’usura delle varie coperture se ne sono avuti in cifra, pressoché, nulla. Il tutto, coadiuvato dalla facilità con cui le fantastiche F1 2018 sono state capaci di viaggiare in gara sovente con strategie ad unica sosta.

Una posizione scomodissima anche per Mercedes, trovatasi con una nuova “Diva” tra le mani, particolarmente esigente sulle mescole più tenere in riferimento alle rivali di prim’ordine. Intenta a mandare lettere alla FIA su ipotetiche irregolarità Ferrari, alla stessa Pirelli per richiedere la famigerata modifica, concessa esclusivamente per i tracciati di fresca riasfaltatura. Verosimilmente, un abile contropiede atto alla celere ricerca di un metro di paragone oggettivo quale risolutore dei malanni di inizio stagione targati W09. Per questo, una posizione comoda di una regina ancora molto potente, sollazzata da occulte connivenze sistemiche, contro la quale sembra ancora impossibile la battaglia sui banchi del potere. Da ora in poi, pronta per tornare fortissima anche in pista.

Una posizione scomoda anche per il cavallino rampante, trovatosi in enorme difficoltà con questa sostanziale modifica agli pneumatici, finita in una dimensione di criticità prestazionale smisurata, forse anche per quota parte dovuta a difetti di valutazione. Una SF71H particolarmente sofisticata in concezione, estrema, risultata completamente inadeguata alla rivisitazione Pirelli. Finita in un baratro tecnico senza possibilità di scampo solo nel bel mezzo delle ostilità domenicali. Alle prese con demeriti affidabilistici improvvisi, ripetuti per cause differenti sulla rossa #7 del buon Kimi Raikkonen.

Un inghippo domenicale rosso compreso troppo tardi, nella prima giornata di test post gara sul tracciato di Catalogna. Una Ferrari che per bocca di Vettel si prende tutte le responsabilità per non essere stata capace di sfruttare le speciali coperture modificate. Ove, la prova comparativa effettuata sembrerebbe aver dimostrato che la SF71H sarebbe incorsa in livelli probabilmente peggiori di degrado mescola con i compounds standard. Una occasione buona per ripartire, quantomeno, e rimettere insieme qualche coccio di troppo.

Uno scenario difficile da comprendere, spiegato dal solo Helmut Marko, con il puntamento del dito in direzione Brackley, senza timori o riverenza alcuna. Una prassi che da Maranello sembra mancare ancora una volta, come tante in quel dell’estate del 2017. Fatto ancor più inspiegabile, in quanto si sta discutendo di un fattore di carattere puramente trasversale, quello di un “gommista” diventato, sotto l’ala della Governance, una variabile troppo spesso influente.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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