Analisi della redazioneFIAFormula 1 2018Mercedes AMG Petronas

Formula 1 | Can che abbaia morde: Mercedes sugli scudi, parole di Cowell

Il maxi emendamento FIA definitivo sulla questione “Oil-Gate” non scoraggia quel di Stoccarda. Continua la tattica del terrorismo psicologico, Andy Cowell, capo motori Mercedes, ridimensiona ogni timore

Su esposto positivo del famosissimo proverbio sintetizza l’atteggiamento della casa di Stoccarda in preparazione di questo pre-stagione 2018, oramai agli sgoccioli. Nulla da temere lato prestazioni ed affidabilità sulla power unit Mercedes, nonostante le nuove, finalmente complete, dettagliate direttive provenienti dalla FIA. Un limite di 0.6l/100km di consumo olio motore che non intaccherebbe, minimamente, i famosi 1000 Cv sbandierati con orgoglio, supponenza, già al GP del Brasile ultimo. L’arma in più a disposizione del rimontante Lewis Hamilton, a seguito del ricorso alla unità numero 5 sulla vettura #44 dopo il botto nelle qualifiche.

Non spaventerebbe neanche il nuovo iter approntato dai “Federali” per le verifiche a sorpresa nel mentre di ogni weekend di gara. Azione di completamento che sigillerebbe la possibilità di barare sulla questione “Oil-Gate” che ha, in parte, segnato il mondiale 2017 di F1. Accertamento ulteriore, discrezionale, di riscontro dei due campioni separati di olio, da litri uno, da far recapitare alla direzione gara per i controlli del caso. Per avere l’omologazione relativamente la composizione chimica costituente, per garantirsi la piena legalità secondo la nuova direttiva. “Niente più furbetti!”. Una voce altisonante che apre il campo a molteplici congetture, che si ricollega alle questioni, volendo di matrice politica, dell’ultimo scettro made in Stoccarda.

La Mercedes, tanto quanto la Ferrari, utilizzava il famoso “olio”, quella diavoleria tecnologica di lubrificante ricco di additivi per la combustione, portatori di enormi benefici. Rendimento, prestazione ed affidabilità. I punti cardini per la buona riuscita di una unità propulsiva a combustione interna. Uno sforzo, si spera, disgiunto dell’asse Stoccarda-Parigi che ha tagliato le gambette alla sola casa di Maranello, a seguito della famosa direttiva ribattezzabile “Furbetti 1.0”. Una sorta di trappola, ben nascosta, che ha causato danni non indifferenti in seno allo step numero 4 della power unit del cavallino rampante 2017. L’evoluzione, rivelatasi solo in teoria monstre, targata da Sassi, Lorenzo.

Scuse, ci mancherebbe. Eppure non sarebbe fuori dal coro una richiesta di chiarimento sulle motivazioni che hanno indotto la FIA a imporre la, maldestra, direttiva in piena estate scorsa. Idem alla Ferrari, semplicemente finita in quella trappola su misura, apparentemente, senza intentare l’impossibile per evitarla. Ombre, dubbi, che potrebbero andare ad incrinare l’immaginario secondo il quale la beneamata F1 si nutre di verità, imparzialità di giudizio, sportività trasversale. Meglio evitare certi film, insomma, passare, senza recepire, alcuni sentori da un orecchio all’altro.

Non fosse che di tracce ne esistevano allora, trovano conferma proprio con questa confezionata e, sembrerebbe, scrupolosa nuova direttiva “Furbetti 2.0”. Forse, era il caso di lasciare le furberie al loro posto, di rimandare la potente e terrorizzante metodologia di controllo agli albori 2018. Questione di stile, fermezza, polso della situazione. Un corredo istituzionale mancato clamorosamente con la “Furbetti 1.0”, la direttiva a mo’ di comandamento, quella dei 0.9l/100km di consumo olio motore da Monza in poi, fondata unicamente sulla fiducia, onestà, dei motoristi tutti. Priva di efficaci strumenti atti alla sua attuazione da parte dei commissari FIA. Aggirata con destrezza, tecnica e non, solo dalla Mercedes.

E allora via col tango da questo 2018. Per evitare che i lubrificanti possano essere riciclati nel sistema di alimentazione, via al recupero dell’olio nel cassoncino di aspirazione, con un ritorno al vecchio sfiato in aria libera. Via ad eventuali serbatoi aggiuntivi dell’olio. Vietato l’utilizzo di valvole attive di controllo tra qualsiasi parte della power unit e l’aspirazione del motore. Questo, in sintesi, parte del maxi emendamento FIA attuativo, definitivo, del caso “Oil-Gate”. Una norma necessaria, giunta stavolta con puntualità, nei tempi giusti. Assumente, d’altro canto, comunque i connotati di una lavata di faccia in quel di Parigi. La trasparenza è, appunto, il primo requisito che uno sport così amato come la F1 dovrebbe assicurare a chi tiene, in buona parte, su la baracca. I suoi amanti.

Si ricordano i rettilinei del Montmeló, Kemmel, Austin, l’intera gara di Abu Dhabi. Gli esempi lampanti de “Il limite” della straordinaria SF70H. Il livello di competitività massimo della power unit Ferrari 2017, qualora su via dritta, passando finanche per l’efficienza. Indirette prove finite sul banco di Brixworth, da dove, le ultime dichiarazioni di Andy Cowell, il capo progettista motori Mercedes, suonano come l’abbaio di un cane che ha tutte le intenzioni di mordere ancora.

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Gianluca Langella

Ingegnere Meccanico, operante come libero professionista nel mondo degli Impianti Tecnologici Civili ed Industriali. Innamorato di auto, e dall'arrivo di quel Tedesco nativo di Kerpen, votato alla causa Ferrari dal 1996. Un amore incondizionato per la F1, da me definita come "Lo Sport che risveglia i Talenti dell'uomo." Mi è mancato il coraggio di lasciare i miei natali per andare al Politecnico di Torino a studiare Ingegneria dell'Autoveicolo. Mi rimane la scelta di osservare, analizzare, godere e non, di tutto quanto offerto, di anno in anno, da questo beneamato sport motoristico. Mi resta un sogno nel cassetto, irrealizzato, da donare, eventualmente, ad un mio futuro figlio. Quello di vederlo diventare, un giorno, Ingegnere in Ferrari.

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