Classic F1: GP Jerez 2017, come Villeneuve ha battuto Schumacher

Formula 1 | Classic F1: GP Jerez 1997, come Villeneuve ha battuto Schumacher

Esattamente 20 anni fa Jacques Villeneuve conquistò il suo primo e unico Titolo iridato a Jerez, battendo il rivale Michael Schumacher

26 ottobre 1997 – 26 ottobre 2017. Vi ricorda qualcosa?
Sicuramente tutti gli appassionati nostalgici del Circus iridato sanno di cosa sto per raccontare: vent’anni fa, infatti, il biondo Jacques Villeneuve diventò Campione del Mondo, portando a casa quel Titolo Mondiale che il padre Gilles non riuscì mai a raggiungere durante tutta la sua carriera.
Un risultato eccezionale al termine di una stagione, quella del 1997, colma non solo di difficoltà, ma anche di un forte odio nei confronti di quel Michael Schumacher che, all’inizio dell’anno precedente, era stato arruolato dalla Ferrari per riportare la Rossa sul tetto del mondo.

Il biondo Jacques, ad ogni modo, riuscì nella propria impresa sul circuito di Jerez de la Frontera, in occasione di quel GP d’Europa che fu l’ultimo appuntamento della stagione. Stavolta, però, non sarò io a parlarvi di quanto successe sulla pista spagnola… ma piuttosto prenderà parola direttamente Jacques Villeneuve, il quale vi racconterà per filo e per segno come visse quel weekend pieno di tensione e di aspettative.

Battendo Michael Schumacher per il Titolo del 1997, ho battuto non solo un pilota eccezionale, ma tutto il sistema della Formula 1: tutti volevano che la Ferrari vincesse di nuovo quel Campionato che mancava dal 1979, invece sono stato io a trionfare nonostante non avessi grandi chance di poter arrivare al successo.
Fino a quel momento era stata una stagione molto intensa, che aveva visto le fortune della Williams fluttuare non poco. Eravamo stati due secondi più veloci di chiunque altro nella prima gara di Melbourne, ma alla fine la Ferrari riuscì a raggiungerci e a mettersi davanti. Nella lotta per il Titolo, tutti ci davano per perdenti.

Classic F1: GP Jerez 2017, come Villeneuve ha battuto Schumacher

Jacques Villeneuve contro Michael Schumacher a Suzuka 1997

Nella penultima gara di Suzuka fui squalificato: non avevo rispettato una bandiera gialla, una situazione ridicola. Successe nelle prove libere e alla fine decidemmo di ricorrere in appello partendo comunque nella gara di domenica: la nostra scelta era stata quella di giocare alla partita organizzata dalla FIA, invece che lasciar perdere e tornare a casa a testa alta.
Michael, ovviamente, vinse in Giappone e questo gli permise di avere un punto di vantaggio su di me in classifica. Se volevo vincere il Titolo, dovevo finire davanti a lui a Jerez.
I conti erano facili da fare, ma la tensione era altissima. A un certo punto fui costretto a parlare con Eddie Irvine, perchè sul circuito spagnolo mi aveva rallentato ben quattro volte durante le prove libere. Non lo fece più, ma questo vi da un’idea di cosa si stava architettando dietro le quinte.

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Villeneuve e Schumacher: un’amicizia mai sbocciata fuori dalle piste

Durante i preparativi prima dell’inizio del weekend, io e Michael non ci parlammo: non siamo mai andati d’accordo, non c’era energia tra di noi. Non ci siamo più rivolti lo sguardo da quando l’avevo passato all’esterno dell’ultima curva sul circuito dell’Estoril la stagione precedente. Era stato imbarazzante per lui, l’avevo ferito nell’ego e l’aveva presa sul personale.
Parlando delle performance della mia macchina, non ci aspettavamo che la FW19 si adattasse al meglio alla pista di Jerez. Aveva la tendenza di andare in sovrasterzo, il che ci aveva punito a Magny-Cours per cui ci aspettavamo che accadesse anche in quel fine settimana. Quando successe, però, ci sorprendemmo del nostro passo durante le prove: il venerdì sera, di conseguenza, capii che sarei stato della partita.

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Jacques Villeneuve al volante della Williams-Renault FW19 nelle qualifiche di Jerez 1997

Le qualifiche furono pazze: conquistai la pole position al mio primo tentativo e con il primo set di gomme, quando in realtà non stavo spingendo. Le mescole della Goodyear erano strane: garantivano un ottimo grip, ma la loro finestra di utilizzo era fin troppo ristretta e dovevi essere aggressivo per sfruttarla al meglio. Mi aspettavo di fare ancora meglio nel mio secondo tentativo… ma alla fine non ci riuscii per un bloccaggio di troppo. Il primo giro doveva essere stato perfetto, il giusto mix di controllo e aggressività. Michael e Heinz-Harald Frentzen centrarono lo stesso identico mio tempo, un 1’21”072. Firmai la pole solamente perchè scesi in pista per primo.

Stranamente, la notte prima della gara, dormii come un sasso: credo sia stata la migliore notte della mia carriera agonistica! Cenai con i miei amici e poi andai a letto presto: ero super-rilassato e mi addormentai subito. La domenica, invece, l’atmosfera era tesissima: è stato un toccasana riuscire a girare nel warm-up, in modo da calmare i nervi. Segnai il quinto tempo, ma non avevo spinto perchè non c’era nient’altro da capire sulla vettura.

Invece, io e i miei tecnici spendemmo un sacco di tempo nel pensare a tutti gli scenari possibili che sarebbero potuti succedere in gara: ne analizzammo un centinaio e quando fu il momento di partire non sapevamo quale scegliere! Quando sei in una situazione piena di tensione, non si dovrebbe pensare troppo perchè, alla fine, non fai altro che confonderti. Devi solo reagire a seconda di quello che sta succedendo intorno a te, esattamente quello che feci subito dopo lo spegnimento dei semafori rossi.

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La partenza del GP d’Europa a Jerez 1997

Partii bene, probabilmente una dei migliori start di tutta la mia carriera. Ma quello di Michael era di un altro pianeta. Nessun scivolamento delle gomme e subito prese il comando. In quel momento cominciai a pensare come passarlo: mentre lo seguivo, vidi dove era particolarmente forte e dove, invece, nascondeva le sue debolezze, cioè quando arrivava in frenata. Lo stesso frangente in cui, al contrario, noi sapevamo di poter fare meglio dal momento che avevamo introdotto un nuovo sistema elettronico nella gara precedente. Questo significava che non avevo mai un pedale del freno troppo leggero, oltre a una ripartizione di frenata che si manteneva sempre costante.

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Villeneuve dietro a Schumacher nell’attesa dell’attacco decisivo

Alla Dry Sac, al tornantino e alla fine del rettilineo opposto a quello dei box riuscivo a frenare dieci metri più tardi di Michael e sapevo che in quei punti l’opportunità di passarlo si sarebbe materializzata praticamente da sola. Dovevo sorprenderlo, dovevo arrivare da così lontano che non avrebbe avuto nemmeno il tempo di guardare negli specchietti.
Durante la corsa non feci altro che aspettare il mio secondo pit-stop, perchè mi serviva il grip delle gomme nuove al fine di massimizzare le chance per riuscire nel mio intento.
In questo modo l’intera corsa per il Campionato si ridusse nei due giri successivi alla mia seconda sosta: usai il primo passaggio per avvicinarmi e il secondo per superarlo, dopodichè le mie gomme avrebbero perso il loro potenziale.

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Villeneuve attacca Schumacher alla Dry Sac

Nel corso del 48esimo giro passai all’azione: presi un grande rischio alla Curva Sito Pons, quella a destra ad alta velocità che si immetteva nel rettilineo opposto, una manovra che mi fece guadagnare un paio di metri importantissimi per la staccata successiva.
Ora o mai più”, pensai: mi buttai all’interno della Dry Sac e frenai il più tardi possibile, rimanendo sorpreso che non chiuse la porta immediatamente. Quando si accorse di quello che stava succedendo, ormai era troppo tardi: ero al suo fianco e lui mi speronò sul lato sinistro. Fu un momento elettrizzante: mi ricordo il giro successivo che lo vidi sul muro di fianco alla pista, che mi guardava. Mi ricordo la sua faccia, tutta sudata. Non sudava mai.

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Schumacher guarda il rivale a bordo pista dopo essersi ritirato

In ogni modo, fui molto fortunato a finire la corsa: durante i preparativi dissi alla stampa che mi aspettavo una sua manovra disperata pur di vincere il Titolo, e così successe. La batteria nella mia macchina, infatti, era contenuta proprio sul lato sinistro che era stato speronato da parte della sua Ferrari. Rimase lì solamente grazie ad alcuni cavi elettrici. Non lo sapevo in realtà, ma dopo la bandiera a scacchi decisi di rallentare il ritmo per precauzione.

Non mi interessava centrare il podio, né di contrastare le due McLaren che si stavano avvicinando. Per questo motivo le lasciai passare e avrei fatto lo stesso anche nei confronti di Gerhard Berger, che era quarto: avrebbe potuto centrare il suo ultimo podio nella sua ultima gara di carriera, ma alla fine chiusi in terza piazza e conquistai il Titolo.
I festeggiamenti dopo-gara furono spettacolari: mi ricordo i ragazzi della Renault con le parrucche bionde, ma anche Irvine con il cappello con la scritta “Schumacher Campione del Mondo” che era stato preparato dalla Scuderia di Maranello. Ricevetti anche una chiamata dal Primo Ministro del Canada: penso che tutti pensassero che fosse mia mamma al telefono!

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La festa del podio: Jacques Villeneuve è Campione del Mondo 1997

Poi organizzammo una festa all’hotel: mi improvvisai barman, servendo i drink. Qui si presentò anche Michael, indossando una parrucca bionda. Mi abbracciò e ci mettemmo in posa per una foto che scattò sua moglie. Una settimana dopo quell’immagine finì sui tabloid tedeschi con l’intento che tra di noi non c’erano stati attriti e non era successo niente di sbagliato. Quello fu il momento in cui mi arrabbiai. Non mi interessava di ciò che aveva fatto in pista perchè quella manovra mi aveva aiutato a centrare il Titolo. Quello che mi irritò fu Michael che usò il mio momento di gloria per i suoi fini personali.

Oggi la gente mi domanda se vincere il Titolo mi ha cambiato la vita. Una domanda difficile da rispondere perchè non saprei come avrei vissuto senza quel risultato. Mi aprì tante porte e diede credibilità alla mia carriera. Invece che essere semplicemente il figlio di Gilles, riuscii a portare a casa qualcosa che mi fece sentire realizzato. Fu il punto più alto di tutta la mia carriera.
Parola di Jacques Villeneuve.

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore.
La Formula 1 rappresenta per me un’opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? “Keep fighting”.

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