Michael Schumacher Benetton i signori della f1
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Michael Schumacher – Intervista SKY – “I Signori della F1” – Parte 1

La versione integrale rilasciata dal 7 volte campione del mondo ai microfoni di SKY Sport F1

Dall’esordio fino ai 2 mondiali vinti con la Benetton. 
Michael Schumacher: “Ai miei tempi la preparazione fisica era molto importante, la Formula 1 richiedeva molti sforzi a livello fisico. Quando ho iniziato fattori come velocità, fatica, assenza del servosterzo e cambio manuale rendevano necessario avere una grande forza fisica. Oggi, invece, l’aspetto atletico incide meno: la velocità è rimasta invariata, ma si possono utilizzare il servosterzo e i freni idraulici, oltre ad altri elementi tecnici che permettono di focalizzarsi più facilmente sulla guida. La preparazione fisica non è più così fondamentale, ma certamente può aiutare. Io mi sono sempre allenato per essere al 150%, 200%, perché sono convinto che si debba essere pronti ad affrontare qualsiasi imprevisto.

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Stiamo diventando nostalgici… Il 1991 ormai è molto lontano. Bertand Gachot aveva dei problemi con la legge e non poteva correre. Ci fu qualche discussione con Eddie Jornan perchè fino a giovedì notte non era sicuro che io potessi gareggiare. Bisognava prima risolvere dei problemi contrattuali.
Alla fine ci riuscirono e il mio primo test a Silverstone fu un vero shock, impiegai qualche giro per abituarmi.
L’esordio a Spa poi fu fantastico, guidare su quel circuito e con quella macchina è stato davvero incredibile.
E’ stato un privilegio poter affrontare Senna, Mansell, Prost, Boutsen, Patrese, Brundle.
Tutti nomi di altissimo livello già affermati, mentre io rappresentavo la nuova generazione.
Un privilegio che mi ha permesso anche di vivere esperienze, come con Berger per esempio.

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Quando un ragazzo cerca di farsi strada in un ambiente chiuso, in cui i piloti con più esperienza hanno già marcato il proprio territorio, qualcuno può non essere d’accordo e creare qualche problema.

Flavio non era un esperto di Formula 1, era tutto nuovo per lui. Grazie a certe situazioni e a qualche coincidenza, entrò a far parte del team per occuparsi degli aspetti commerciali, mentre Tom Walkinshaw e il suo gruppo erano responsabili della parte tecnica.
Io avevo appena esordito a Spa, Briatore era arrivato da poco e insieme a Walkinshaw pensò proprio a me.
Flavio è Flavio, in quel team il suo lavoro è stato fenomenale, è stato capace di gestire gli aspetti finanziari e organizzativi alla grande, in più conosceva bene i suoi limiti, sapeva di non essere un ingegnere e non interferiva con il lavoro dei meccanici.

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Aveva creato un equilibrio fantastico. Poi ovviamente Flavio resta Flavio.
Era un businessman molto tenace, finché risultavi funzionale ai suoi affari non c’era nessun problema, e questo era il mio caso.
Siamo diventati buoni amici passando un bel periodo insieme.

Il 1994 è stato un anno duro, siamo riusciti a fare un lavoro fenomenale a livello tecnico. Ricordo il primo test invernale a Silverstone , provavo la macchina per la prima volta e appena uscito dai box feci un tempo strabiliante. Il nostro motore in quei tempi non era il più potente, Renault e Ford erano praticamente allo stesso livello, ma a volte l’equilibrio generale può contare più dei singoli aspetti tecnici. All’inizio tutti erano impressionati dalla nostra forza, avevamo un’organizzazione perfetta anche grazie a Ross Brawn che si occupava della strategia, che era stata rivoluzionata utilizzando per primi in Formula 1 i tre pit-stop per gara. Eravamo un gruppo che si integrava alla perfezione, ma sappiamo tutti che qualcuno cercò di ostacolarci. Stavamo chiaramente dominando il campionato e per renderlo, diciamo, più interessante, si inventarono per esempio che usavamo irregolarmente il controllo di trazione.

Dietro le quinte era in atto una guerra politica fra Flavio e i capi della Formula 1: trovarono una scusa per squalificarci e ci riuscirono. Non potevamo farci nulla dovevamo accettarlo.
Ma non si fermarono lì, perchè ci squalificarono anche a Spa, nella famosa storia del fondo piatto troppo sottile.

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In effetti era troppo sottile, anche se ad essere precisi un piccolo incidente lo aveva logorato. Ma c’era un’altra storia, più importante e che nessuno conosce. La tavola di legno, così come la chiamavamo noi, all’inizio di una gara è spessa 10 millimetri, la nostra alla fine del GP era 8.1 millimetri quando il minimo sarebbe 9. Quella della macchina che avevo vinto la gara precedente, ad Hockenheim, era spessa 4 millimetri e non venne preso nessun provvedimento. La gara successiva per lo stesso motivo noi fummo squalificati: le regole erano sempre le stesse, non era cambiato nulla. Dovevamo rassegnarci, non potevamo fare niente se non continuare a dare il massimo. Alla fine ce l’abbiamo fatta, superando anche le pressioni e i problemi dell’ultima gara. E questa è l’unica cosa che conta.

Nel passato in Formula 1 c’erano più piloti che giornalisti, mentre fra gli anni ’90 e il 2000 le cose sono cambiate totalmente. Ricordo che nei week-end delle gare si presentavano più di 400 giornalisti, oggi non so quanti siano, ma credo più o meno lo stesso numero. Che mi sembra abbastanza esagerato.

Quando i piloti erano in maggioranza c’era un rapporto più stretto con la stampa, i giornalisti diventavano quasi degli amici ed erano prima di tutto appassionati. Adesso c’è la stampa scandalistica, quella sportiva, insomma un pò di tutto e questo ha cambiato sia il modo di comunicare che l’atmosfera. In ogni caso siamo professionisti, dobbiamo provare ad adattarci al meglio,  restando però sempre focalizzati, come nel mio caso, sulle gare. Qualcuno non ha apprezzato la mia riservatezza, ma fa parte del gioco,  non è possibile soddisfare sempre le esigenze di 400 persone.

Appuntamento per la parte 2 con Michael Schumacher che dopo 2 mondiali con la Benetton, approda alla Ferrari.

 

Scritto da: Silvano Lonardo

Silvano Lonardo

Appassionato di tecnologia, Formula 1, Lego e fotografia, mi occupo di progettare e sviluppare applicazioni web. Mi occupo di SEO, web marketing e Google Adwords. Blogger, insegnante di nuoto e papà.

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