Formula 1 | Settantesimo Ferrari: l’ingresso nella massima serie

Per celebrare i 70 anni del cavallino, ripercorriamo le tappe che portarono all’esordio della Ferrari in Formula 1

Era il 1947 quando Ferrari diede inizio alla leggenda che segnò per sempre la storia dell’automobilismo mondiale. 70 anni di storie che si intrecciano: storie di macchine, di corse e di uomini, apparentemente normali ma in grado di creare qualcosa di straordinario.
Per celebrare questo traguardo e rendere omaggio all’uomo che ha reso il cavallino rampante il simbolo più famoso del mondo, vogliamo ripercorrere le tappe che portarono all’esordio della Ferrari in Formula 1.

La macchina da corsa è la ragione della mia vita. Non ho mai avuto niente gratis. Nella vita ho pagato tutto.” – tratto dal libro “Il secondo è il primo dei perdenti” di P. Allievi

La storia ha inizio nel 1939 quando l’Alfa  licenzia Enzo Ferrari, che fin ad allora aveva ricoperto il ruolo di direttore tecnico per il reparto corse dell’azienda milanese che portava il suo nome: Scuderia Ferrari. Visto il fiuto per gli affari inerenti alle corse, l’Alfa stipula una clausola che impedisce al Drake di fondare un’altra Scuderia Ferrari.

Lasciai l’Alfa per dimostrare a quelli dell’Alfa chi io fossi” – tratto dal libro “Il secondo è il primo dei perdenti” di P. Allievi

Poco dopo, crea l’Auto Avio Costruzioni ma il flagello della guerra incombe e le attività agonistiche si fermano.
Il secondo conflitto mondiale termina, così come il divieto di concorrenza imposta dall’Alfa Romeo e il sogno inizia a prendere forma. La prima vettura a mettere piede fuori dalla fabbrica di Maranello è la 125 S, che fa il suo debutto l’11 Maggio 1947 a Piacenza. Ma i sogni di Ferrari sono più grandi e non si fermano ai confini italiani: l’obiettivo del Drake è il campionato mondiale.

Nel 1950 la guerra è oramai lontana, l’Europa è in piena ripresa con l’automobile che ne diviene il simbolo. Il 13 Maggio dello stesso anno, nel circuito di Silverstone prende il via la prima edizione del campionato “mondiale”, la cui classifica viene stilata in base a sette gare: Gran Bretagna, Svizzera, Monaco, Belgio, Francia, Italia e la 500 Miglia di Indianapolis. Al primo gran premio prendono parte cinque squadre: Alfa Romeo, Maserati, Talbot, Era e Alta, le quali dispongono di quattro-cinque piloti ognuna. La scuderia milanese si impone fin da subito su tutte le altre, schierando piloti del calibro di Farina, Fagioli, Parnell e un certo Fangio

Il campionato appare, così, scontato e caratterizzato dallo strapotere Alfa. Tuttavia, il secondo appuntamento della stagione a Monaco del 21 Maggio riserva una sorpresa. Il Sig. Ferrari, colui che proprio l’Alfa aveva liquidato, si presenta nel Principato con ben tre vetture targate “Scuderia Ferrari” e guidate da: Ascari, Sommer e Villoresi.
Caso vuole che ben tre alfettte abbandonino la gara a causa di un incidente e nella primo GP dalla sua storia Ferrari può gustarsi addirittura il podio, con Ascari secondo.

Da quel momento la scuderia di Maranello inizia la sua scalata fatta di momenti di gloria ma anche di pagine molto tristi: “gioie terribili” come Ferrari stesso definiva alcuni momenti della sua vita. Tanti piloti, tante macchine: ognuno con la sua storia, fatta di sacrifici ma soprattutto determinazione.

Tra le molte cose che Enzo Ferrari ha lasciato al mondo, di sicuro vi è quell’idea di passione che accomuna tutti e che è il motivo per il quale: “se date un foglio di carta e dei colori ad un bambino e gli dite di disegnare un’auto, sicuramente la colorerà di rosso”.

Enzo Ferrari non c’è più ma il “sogno Ferrari” c’è ancora, così come l’emozione di vedere quel lampo rosso in pista: la stessa che ci accompagna da settant’anni.

Scritto da: Anna Polimeni

Anna Polimeni

Mi chiamo Anna, ho 19 anni e vengo da Torino. La F1? la mia passione, il mio mito? Ayrton Senna.

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