GP Malesia 2017: analisi del circuito

Formula 1 | GP Malesia 2017: analisi del circuito

L’edizione 2017 del GP di Malesia sarà l’ultima che ospiterà le monoposto più veloci del mondo sul circuito di Sepang: scendete in pista con noi con la Toro Rosso STR12!

Dopo 19 edizioni dalla prima del 1999, il GP di Malesia chiuderà definitivamente i battenti. Almeno per quanto riguarda la Formula 1, visto che dall’anno prossimo gli organizzatori del circuito di Sepang hanno deciso di puntare tutto sullo spettacolo offerto dalla MotoGP, ritenuto economicamente più vantaggioso e in grado di fornire una visibilità migliore rispetto a quanto è stato in grado di regalare il Circus iridato.

Una bella mazzata per il mondo della F1, che sulla pista malese ha sempre garantito uno show all’altezza delle aspettative di tutti i suoi appassionati.
Il circuito di Sepang, progettato dal famoso ingegnere tedesco Hermann Tilke, ha infatti ospitato la sua prima gara di Formula 1 nella lontana stagione 1999, vinta da Eddie Irvine grazie all’aiuto di Michael Schumacher ed entrambi al volante della mitica Ferrari F399.
Da quell’anno è entrato stabilmente nel calendario iridato, grazie anche ai forti investimenti stanziati dall’azienda petrolifera locale Petronas.

Lungo 5,543 km e con quindici curve in totale, presenta un layout molto scorrevole e veloce, anche se interrotto in certi punti da alcune staccate che richiedono una monoposto molto stabile sia in inserimento che in uscita di curva.
Sono presenti due zone dove è possibile utilizzare il DRS (ala mobile): sul rettilineo principale e su quello precedente, dove le vetture del Circus iridato toccano velocità molto elevate con le quali è possibile superare con una discreta facilità i propri avversari.

Il GP di Malesia, infine, è l’appuntamento in cui Sebastian Vettel ha vinto di più, visto che l’albo d’oro di Sepang lo mette in luce con ben quattro successi, conquistati nel biennio 2010-2011 e nel 2013 al volante della Red Bull, mentre nel 2015 con la Ferrari SF15-T.
Fatta questa premessa, andiamo a scoprire tutti i segreti della pista malese al volante della Toro Rosso STR12, che sarà affidata per questa occasione alla giovane promessa Pierre Gasly.

GP Malesia 2017: analisi del circuito

 

PRIMO SETTORE: Sul rettilineo principale si toccano quasi i 320 km/h con il DRS aperto, quando al cartello dei 100 metri si scala dall’ottava marcia alla seconda e si affronta la prima curva, un tornante verso destra che poi prosegue con uno speculare verso sinistra e che immette in un lungo curvone tutto in appoggio. Qua il segreto è di tenersi il più possibile aderenti al cordolo, pelando bene l’acceleratore per poi spalancarlo al termine della curva 2, in modo da proseguire a tutta velocità verso la parte successiva della pista di Sepang.

GP Malesia 2017: analisi del circuito

SECONDO SETTORE: Al termine del curvone numero 3, che prosegue in un breve tratto rettilineo, bisogna affrontare la curva numero 4, una secca verso destra che impone di avere una monoposto molto stabile per evitare fastidiosi scivolamenti del retrotreno e una tendenza eccessiva al sottosterzo. Una volta ripartiti in accelerazione è il turno della 5, un curvone in appoggio verso sinistra che prosegue subito con uno molto simile verso destra. Nel cambio di direzione la visuale è praticamente cieca, per cui bisogna fidarsi dell’istinto e tenersi il più possibile aderenti al cordolo, anticipando se possibile la manovra in modo da non perdere decimi preziosi. Siamo ai 280 km/h e qui, al cartello dei 50 metri, piccola toccata di freni e inserimento deciso nella curva 7: in questo punto la traiettoria ideale è molto spigolosa e prevede di tenersi all’esterno per poi stringere e lanciarsi a tutta velocità verso il rettilineo seguente. Anche qua si toccano quasi i 300 orari, quando al cartello dei 100 metri bisogna scalare dalla settima alla seconda marcia e inserire la monoposto nella curva numero 9, uno stretto tornantino che poi proseguirà nel tratto finale del circuito.

GP Malesia 2017: analisi del circuito

TERZO SETTORE: Completato il tornantino numero 9 è il momento di puntare verso l’esterno e accelerare nuovamente: dentro la terza, quarta, quinta e sesta marcia, per poi scalare di nuovo in quarta e spigolare al meglio la curva 11, quella dove qualche anno fa Marco Simoncelli perse il controllo della sua Honda e venne investito da Valentino Rossi. Poi è il turno della curva 12, da affrontare in settima marcia ad oltre 250 km/h, che prosegue con la 13 e culmina nella 14: per affrontare al meglio questo tratto bisogna evitare di puntare al cordolo interno in ingresso, ma piuttosto tenersi larghi e spigolare la traiettoria in modo da lanciarsi a tutta velocità verso il rettilineo successivo. Qua si aziona il DRS e quando si raggiungono i 310 km/h ci si attacca ai freni per affrontare l’ultima curva, la numero 15, un tornante che volge verso sinistra a raggio costante e che immette sul rettifilo principale e sotto la bandiera a scacchi.

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore.
La Formula 1 rappresenta per me un’opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? “Keep fighting”.

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