F1 Story 1988, GP degli Stati Uniti: Senna domina l'ultima gara sul circuito cittadino di Detroit

Formula 1 | F1 Story 1988, GP degli Stati Uniti: Senna domina l’ultima gara sul circuito cittadino di Detroit

In quello che fu l’ultimo GP sulla pista di Detroit, Ayrton Senna conquistò la sua terza vittoria stagionale davanti a Prost e alla Benetton di Boutsen

Dallo splendido circuito Gilles Villeneuve di Montreal, in Canada, al difficile tracciato cittadino di Detroit, negli Stati Uniti: ecco dove si disputò la sesta prova del Mondiale di Formula 1 1988, su una pista che non era mai piaciuta a nessuno nel Circus iridato e che, dall’anno successivo, sarebbe stata sostituita da quella di Phoenix, in Arizona.
I motivi di tanto disprezzo? Innanzitutto la superficie abrasiva dell’asfalto, già di per sé aggressiva a causa delle alte temperature della zona ma anche per la presenza della gara del Campionato GT Trans-Am, che all’epoca non venne cancellata per il fatto che era stata garantita la copertura televisiva dell’intera serie.

Con questi presupposti, assieme a un layout del circuito di Detroit formato da diverse curve a 90° di tipo “stop and go”, le nuove vetture dotate di motori aspirati potevano avere una discreta chance di fare bene sulla pista americana, ma alla fine la superiorità delle McLaren-Honda, equipaggiate con gli ultimi propulsori dell’era turbo, fu schiacciante.

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Ayrton Senna in azione sul circuito di Detroit

Ci pensò innanzitutto Ayrton Senna a dimostrare chi comandava sul tracciato a stelle e strisce, firmando una sensazionale pole position in 1’40”606 nel primo turno di qualifica che fu più veloce di oltre otto decimi rispetto al diretto inseguitore Gerhard Berger.
In seconda fila si piazzò dietro al brasiliano la seconda Ferrari di Alboreto, mentre al suo fianco ottenne solamente il quarto tempo la MP4-4 di Alain Prost: al francese non piaceva il circuito di Detroit perchè non si adattava al suo stile di guida, e questo gli fece pagare dalla vetta un distacco di quasi un secondo e mezzo.

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Alain Prost al volante della MP4-4 tra le strade di Detroit

Il margine che, invece, accusò in gara fu molto più importante: allo spegnimento dei semafori rossi il “Campeao” scattò alla perfezione e prese subito la testa della corsa, seguito dalla due Ferrari di Berger e di Alboreto assieme alla McLaren gemella del pilota transalpino.
Questo, nell’arco di sei giri, riuscì a sbarazzarsi delle due Rosse di Maranello, ma a quel punto il distacco dal compagno di squadra era già di sei secondi: un’enormità che non riuscì più a colmare e che lo costrinse ad accontentarsi della seconda posizione sotto la bandiera a scacchi.

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Michele Alboreto in lotta con la sua Ferrari F1 87/88C

La gara delle F1 87/88C, invece, fu condizionata da due contatti con le rivali Benetton: prima fu il turno di Berger, che venne messo fuori gioco dal belga Thierry Boutsen quando, nel corso del settimo passaggio, lo colpì alla gomma posteriore sinistra che subito si sgonfiò e lo costrinse al ritiro. Due giri dopo fu invece la volta di Alboreto, che fu protagonista di un bel duello con la B188 di Alessandro Nannini: i due arrivarono ai ferri corti fino al contatto, che sbalzò in aria e mandò in testacoda la Ferrari del milanese. Michele provò a tornare ai box e a proseguire la gara, ma poi nel corso della 46esima tornata si girò di nuovo e fu costretto anche lui a sventolare bandiera bianca.

Sembrava quindi che il senese della Benetton l’avesse fatta franca, se non fosse stato che al 15esimo giro fu costretto a rientrare ai box per il cedimento della sospensione anteriore destra e per un problema all’impianto frenante che non lo aveva fatto sentire a suo agio fin dalla partenza.
A questo punto, con le Ferrari e Nannini fuori dai giochi, entrarono in scena le due Williams nel tentativo di impensierire la testa della corsa, contraddistinta dalle due McLaren di Senna e Prost assieme alla B188 superstite del belga Boutsen.

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Nigel Mansell in azione a Detroit con la Williams-Judd FW12

Le vetture inglesi, però, soffrirono ben presto di alcuni problemi di surriscaldamento al propulsore Judd, condizionato anche dalle alte temperature del circuito di Detroit. Per questo motivo prima Mansell al 19esimo giro e poi Patrese nel corso del 27esimo passaggio furono costretti a parcheggiare le loro FW12 a bordo pista, mandando in fumo una gara che poteva portare punti importanti nella scuderia di Sir Frank.

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Pierluigi Martini tra i cordoli con la Minardi M188

Con i maggiori protagonisti costretti ad arrendersi molto prima della bandiera a scacchi, tra i quali anche il Campione del Mondo in carica Nelson Piquet che perse aderenza finendo contro le barriere di protezione al volante della sua Lotus 100T, il tracciato a stelle e strisce premiò i team minori. In particolare la Rial di Andrea de Cesaris, giunta in una quarta posizione al traguardo che le permise di mettere in cassaforte i suoi primi punti iridati dall’esordio in Formula 1. Stesso discorso per la Minardi, che sostituì Adrian Campos con il nostro Pierluigi Martini, il quale giunse sesto sotto la bandiera a scacchi preceduto solamente dalla Tyrrell di un Jonathan Palmer che recuperò alla grande il contatto subito in partenza con la EuroBrun di Stefano Modena.

Finirono fuori dalla zona punti ma almeno completarono una gara ad eliminazione la Lola del francese Yannick Dalmas, la Dallara di Alex Caffi e la seconda Tyrrell affidata al britannico Julian Bailey, in quella che fu l’ultima corsa sul contorto circuito cittadino di Detroit, rimosso ufficialmente dal calendario iridato per gli standard non all’altezza delle strutture destinate ai pit-stop.

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Ayrton Senna vince il GP degli Stati Uniti sul circuito di Detroit

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore.
La Formula 1 rappresenta per me un’opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? “Keep fighting”.

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