Formula 1 | GP Italia 2017: analisi del circuito di Monza

Il Circus iridato farà tappa questo weekend sullo storico Autodromo di Monza: scendiamo in pista con la Ferrari di Vettel per scoprirne tutti i segreti

Prima variante Goodyear, curvone Biassono, poi la difficile variante della Roggia, decisa uscita di curva in modo da affrontare le due di Lesmo a tutta velocità…
Giù per il Serraglio e in fondo, al cartello dei 100 metri, ingresso nella variante Ascari, impressionante per i suoi cambi di direzione. Un piccolo rettifilo ed eccola là, la Parabolica: stavolta non si frena se non leggermente in ingresso, ma si tiene il gas spalancato per arrivare a tutta velocità sotto la bandiera a scacchi.

Dove ci troviamo? Ma certo, sullo storico Autodromo Nazionale di Monza! Soprannominato “il Tempio della Velocità”, ospita fin dalla prima edizione del 1922 il GP d’Italia della Formula 1 e per questo motivo è il terzo tracciato permanente più antico del mondo, dopo la pista di Brooklands (Gran Bretagna) e quella di Indianapolis (USA).

Situato all’interno del bellissimo Parco di Monza, il circuito brianzolo è famoso per le sue altissime velocità di punta che si raggiungono non solo in rettilineo ma anche nelle sue curve: una monoposto vincente su questa pista deve avere un ottimo motore e un ancor migliore assetto aerodinamico, due chiavi grazie alle quali si ha una chance di salire sul gradino più alto del podio.
È lungo 5,793 km e presenta ancora oggi il velocissimo anello sopraelevato di 4,5 km utilizzato nel XX secolo per le competizioni internazionali e che fa parte dal mese di giugno 2015 del Museo della Velocità.

Qualche fatto saliente? Il pilota di maggior successo a Monza, pista di casa della Ferrari, è ovviamente il Barone rosso di Kerpen, quel Michael Schumacher che ha messo in bacheca ben cinque successi durante la sua intera carriera. Il record del circuito, invece, appartiene a Rubens Barrichello ed è datato 2004 (1’21”046), anche se nella stessa stagione un certo Juan Pablo Montoya era riuscito a firmare quell’eccezionale 1’19”525 al volante della Williams-BMW FW26 durante le prove libere del GP d’Italia che, ad oggi, è ancora il giro più veloce di sempre del Circus iridato. Vediamo ora nel dettaglio come si deve guidare per firmare un ottimo tempo su questa pista.

PRIMO SETTORE: Sul rettilineo principale si tocca l’impressionante punta di 350 km/h, quando in prossimità del cartello dei 150 metri è necessario attaccarsi ai freni per affrontare la prima curva, la variante Goodyear. La decelerazione è di 244 km/h in appena 70 metri, che richiede un’energia frenante di 2,948 kW. Il pilota, invece, è sottoposto a una forza negativa di 5,3g, mentre spinge circa 180 kg sul pedale del freno. Questa variante va percorsa in seconda marcia, ma non c’è il tempo di rilassarsi perchè è già il momento di accelerare in direzione del curvone Biassono: questo è tutto in appoggio e va affrontato a tavoletta raggiungendo la punta di 320 km/h.

SECONDO SETTORE: A questo punto è il momento di spingere il pedale del freno un’altra volta, decelerando a partire dal cartello dei 100 metri e dove una volta era ancora in piedi il vecchio Ponte Dunlop, oggi demolito in favore della sostenibilità ambientale. Si scala in terza marcia e si percorre la variante della Roggia, riaccelerando prontamente in uscita di curva per dirigersi verso la prima curva di Lesmo. Questa va aggredita alla cieca: bisogna fidarsi dell’istinto, inserire con decisione la monoposto a quasi 220 km/h per poi affrontare la seconda curva di Lesmo, più complicata per via di una decelerazione maggiore e di un raggio di curvatura spigoloso. Qui, però, bisogna rispalancare il gas per immettersi nella curva del Serraglio, che in realtà è una sorta di rettilineo che ci permette di azionare il DRS e di raggiungere una velocità massima di oltre 340 km/h.

TERZO SETTORE: Al cartello dei 100 metri che pone fine al Serraglio diamo un piccolo tocco ai freni, scaliamo due marce e inseriamo la monoposto nella variante Ascari. La velocità in ingresso è di circa 225 km/h, ma ciò che impressiona in questo tratto di pista sono sicuramente i repentini cambi di direzione che la contraddistinguono. Va effettuata con il gas spalancato in modo da immettersi a tutta velocità nel piccolo rettilineo che ci separa dall’ultima curva, la famosa Parabolica: anche qua, leggera frenata in ingresso e subito acceleratore a tavoletta, stando attenti alla traiettoria ideale che ci porta completamente verso l’esterno. A questo punto non resta che inserire tutte le marce che rimangono, azionare il DRS e passare sotto la bandiera a scacchi: con la nostra guida, il record di Montoya è stato finalmente battuto.

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi
Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? "Keep fighting".

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