Formula 1 | GP Belgio 2017: analisi del circuito

Le vacanze sono finite e i protagonisti del Circus iridato torneranno in pista questo weekend per il GP del Belgio, 12esimo round ospitato sullo storico circuito di Spa-Francorchamps

Dopo circa un mese di vacanza, in cui i protagonisti della Formula 1 hanno potuto ricaricare per bene le batterie, si torna finalmente a correre in questo fine settimana, nel quale andrà in scena il 12esimo round della stagione 2017.
Il GP in questione è quello del Belgio e la location è la storica pista di Spa-Francorchamps, che ospita la gara locale fin dalla prima edizione del 1924.

Cominciamo con un po’ di storia: il circuito di Spa-Francorchamps inizialmente aveva un layout a forma di triangolo con una lunghezza di oltre 14 km, che collegava le strette strade pubbliche delle cittadine belghe circostanti. Questo configurazione, però, ben presto si mostrò fin troppo pericolosa, e per questo motivo gli organizzatori dell’epoca decisero di spostare il GP del Belgio sulle piste di Nivelles e Zolder nel decennio 1972-1982. Nel frattempo il tracciato di Spa venne modificato e reso più sicuro, tornando nel calendario iridato già nel 1979 con quella conformazione che oggi tutti noi conosciamo.

Negli anni seguenti furono messi in campo anche altri aggiornamenti, per esempio quelli all’ultima chicane, oggi conosciuta con il nome di Bus Stop, e alla prima curva, La Course. Nonostante ciò l’attuale Spa-Francorchamps ha mantenuto praticamente inalterata quella che è considerata come la variante più bella di tutta la Formula 1: la Eau Rouge-Radillon.
Si tratta di una sezione composta da una curva a sinistra in leggera discesa (la Eau Rouge) seguita da un lungo curvone a destra tutto in salita, un insieme da percorrere a tutta velocità che costringe i piloti a una fortissima compressione e a un cambio di pendenza che scompone le monoposto.

È così impegnativa da affrontare che nel 1999 Jacques Villeneuve si cappottò con la sua BAR-Honda, mentre Nigel Mansell piegò il piantone dello sterzo della sua Williams qualche anno prima. Per quanto riguarda i fatti memorabili, a Spa-Francorchamps sono andate in scena delle battaglie leggendarie, prima tra tutte quella che vide il sorpasso di Mika Hakkinen nei confronti di Michael Schumacher sul rettilineo del Kemmel nella stagione 2000… mentre doppiavano la BAR di Ricardo Zonta, rimasto impassibile in mezzo alla pista.

Fatta questa premessa, ora andiamo ad analizzare curva per curva come si guida sul circuito di Spa-Francorchamps per firmare un buon giro valevole per la pole position.

PRIMO SETTORE: Partito il cronometro ci troviamo sul rettilineo iniziale, dove è già possibile utilizzare il DRS (ala mobile): si arriva alla prima curva, La Course, a quasi 300 km/h, quando poco prima del cartello dei 100 metri ci si attacca ai freni, si scala dall’ottava marcia alla seconda e si inserisce con decisione la monoposto nello stretto tornantino davanti a noi. Dopodichè si riaccelera subito, prendendo velocità in modo da aggredire con tutta l’energia a nostra disposizione la famosa Eau Rouge-Radillon: le monoposto attuali sono in grado di percorrerla a quasi 310 km/h, una velocità impressionante e possibile solo grazie a un fine lavoro di set-up. Dopodichè è il turno del rettilineo del Kemmel, dove si attiva nuovamente l’ala mobile e si raggiungono quasi i 340 km/h, quando in prossimità del cartello dei 50 metri si scalano tre marce per affrontare la variante Les Combes, facente parte della seconda sezione di pista.

SECONDO SETTORE: Ora la pista di Spa-Francorchamps si fa molto più tecnica ma altrettanto veloce: la velocità media con la quale si percorre la variante Les Combes è di circa 200 km/h, sufficienti per lanciarci verso il tornantino Bruxelles. In queste curve il segreto è quello di frenare leggermente in entrata, lasciar scorrere il più possibile la monoposto e arrotondare per bene le traiettorie. Una guida nervosa e spigolata, infatti, ci farà ottenere esattamente l’effetto contrario di quello che vogliamo, ovvero andare il più veloce possibile. All’uscita della curva 11 ci troviamo davanti un piccolo tratto rettilineo che poi sarà raccordato con uno molto simile dalla Pouhon, curvone ad ampio raggio da percorrere a circa 290 km/h. Poi è il turno di un’altra variante molto tecnica, nella quale l’imperativo è tenere il gas leggermente aperto: si tratta della Campus, composta da tre curve e che chiude il secondo settore di pista con la Stavelot.

TERZO SETTORE: Percorsa la Campus in sesta marcia piena e scalato in quinta per affrontare al meglio la Stavelot, siamo ora chiamati a dare il meglio di noi stessi nell’ultima parte di pista. Questa è composta dalla Courbe Paul Frère e dalla Blanchimont, due curve che in realtà compongono un tratto praticamente rettilineo dove è necessario fare solo delle piccole correzioni allo sterzo per mantenere la traiettoria ideale e non perdere velocità. Ci stiamo avvicinando alla bandiera a scacchi, ma manca l’ultimo ostacolo da affrontare: la chicane Bus Stop. In passato questa variante era molto più tecnica e difficile, mentre oggi è stata ridotta a un “destra-sinistra” che spezza il ritmo e richiede un’ottima trazione e stabilità al fine di evitare una possibile perdita di aderenza. Dai 310 km/h si passa a meno di 100 orari, per poi puntare l’uscita di curva, azionare il DRS e transitare sotto il traguardo. Che ne dite, siamo stati bravi abbastanza da meritarci la prima casella?

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi
Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? "Keep fighting".

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