Formula 1 | GP Inghilterra 2017: analisi del circuito

Il decimo round della stagione 2017 è ospitato sullo storico circuito di Silvestone: andiamo alla scoperta dei suoi segreti con la Sauber di Wehrlein!

A una sola settimana dallo scorso GP d’Austria, il Circus iridato correrà in questo weekend a Silverstone, in un back-to-back che ospiterà il decimo round stagionale: si tratta del GP d’Inghilterra, presente in calendario fin dalla sua prima edizione del 1950.

Un po’ di storia del circuito di Silverstone: inizialmente nato come una semplice pista all’interno dell’omonimo aeroporto militare della RAF, nel corso del tempo è stato modificato più volte al fine di renderlo sempre più veloce.
Non a caso nel 1985 Keke Rosberg, al volante della sua Williams-Honda, fece segnare una pole position storica, alla media di poco inferiore ai 260 km/h, che durò per quasi vent’anni.

Tuttavia, per motivi di sicurezza negli anni ’90 Silverstone venne modificata un’altra volta per renderla leggermente più lenta e alla fine del 2009 avrebbe dovuto uscire dal calendario per far posto alla sua rivale Donington Park. I gestori di questo tracciato, tuttavia, andarono ben presto in guai finanziari, per cui Bernie Ecclestone riconfermò la prima pista come unica sede per il futuro del GP d’Inghilterra.

L’ultima configurazione sulla quale tutt’oggi si corre è quella del 2010, allungata di 760 metri per aderire allo stesso layout della MotoGP: la sua lunghezza è di 5,891 km e presenta 18 curve in totale. E dopo questa premessa andiamo a scoprire tutti i segreti di come si guida la meglio su questa pista!

PRIMO SETTORE: Una volta fatto scattare il cronometro ci troviamo lanciati a oltre 280 km/h per affrontare in settima marcia la prima curva, la Abbey: inseriamo decisi la monoposto e subito è la volta della numero 2, la Farm, dopodichè arriva la parte più lenta del primo settore. Si tratta di un trittico di curve chiamato Arena, da aggredire a bassa velocità per poi lanciarsi decisi verso il primo rettilineo dove è possibile utilizzare il DRS, in direzione della curva numero 6… e della parte storica del circuito di Silverstone.

SECONDO SETTORE: Dopo aver terminato al meglio la prima parte di pista, ci tuffiamo direttamente nella nostalgia della vecchia Silverstone: al termine del rettifilo scaliamo tre marce e affrontiamo la curva numero 6, la Brooklands, per poi indirizzarci verso il tornantino Luffield.
Qua bisogna parzializzare bene il gas (a circa 130 km/h) per poi aprirlo con decisione verso l’uscita di curva in direzione della numero 8, la Woodcote. In questo punto si passa sullo storico rettilineo dei box, ma non è il momento di lasciarsi andare ai ricordi: è il turno della curva 9, la Copse, da aggredire con il gas quasi del tutto aperto a 270 km/h. Dopodichè si arriva alla parte più veloce e tecnica di Silverstone, caratterizzata dalle “esse” Maggots e Becketts: qua la velocità di ingresso è pari a quasi 300 km/h, mentre quella in uscita dalla 13 è di circa 230 orari, sufficienti per affrontare la curva 14, la Chapel, e lanciarci sul secondo rettifilo dove si può azionare l’ala mobile, il famoso Hangar Straight.

TERZO SETTORE: Su questo rettifilo si raggiunge la velocità massima di oltre 320 km/h, ma non è il momento di rilassarsi: c’è la curva 15, la Stowe, da affrontare, la quale ci introduce nell’ultima variante che comprende la Vale e la Club. Dal momento che, in precedenza, abbiamo percorso delle svolte ad altissima velocità, le nostre gomme hanno raggiunto temperature fuori dal range ottimale, per cui bisogna stare molto attenti alle accelerazioni in uscita di curva per evitare fastidiosi testacoda… e perdere l’opportunità di centrare la pole position!

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore.
La Formula 1 rappresenta per me un’opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? “Keep fighting”.

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