Formula 1 | Liberty Media, avviata l’opera di disgelo del Circus: riuscire nell’impossibile

Proprio dal Super Bowl la Liberty Media ha deciso di estrapolare alcune idee per far diventare la Formula 1 più social e accessibile

Anche se sono passati solamente sei mesi dall’annuncio del passaggio di proprietà della Formula 1 alla Liberty Media, i tempi in cui era Bernie Ecclestone a tenere letteralmente le redini dell’intera Categoria, modificandone ogni dettaglio a propria immagine e somiglianza, sembrano ormai oltrepassati.
Gli Stati Uniti d’America nell’immaginario collettivo rappresentano per tradizione la patria del liberalismo, uno dei capisaldi della società che la Liberty Media sta lentamente portando in Formula 1. Fin dall’annuncio del passaggio di proprietà Chase Carey, amministratore delegato del gruppo americano, aveva anticipato importanti novità dedicate ai tifosi nate con lo scopo di rendere la Formula 1 più fruibile agli appassionati. Fino allo scorso mese di dicembre il Circus e i suoi protagonisti dovevano severamente seguire le restrizioni imposte dalla gestione di Mister E.

Oltre al concetto di libertà un’altra cosa che gli americani conoscono benissimo è quello di show business e il Super Bowl, l’evento sportivo in assoluto più seguito del continente, ne è un esempio. Se per un europeo il Super Bowl è solamente la finale del football, paragonabile alla finale di Champions League, per un americano è un appuntamento imperdibile, una manifestazione che prima di essere sportiva si è trasformato in un vero e proprio show mediatico.

E proprio dal Super Bowl la Liberty Media ha deciso di estrapolare alcune idee per far diventare la Formula 1 più social e accessibile. La prima e significativa novità ha fatto il suo debutto in occasione del Gran Premio di Spagna, a Barcellona, il Fan Festival, una specie di villaggio riservato agli appassionati che hanno vissuto il fine settimana di gara in pista, pensato appositamente per ampliare l’offerta destinata ai tifosi: dall’utilizzo dei simulatori di guida alle sfide nei cambi gomme, passando per concorsi a premi con in palio pass per il Paddock Club e la possibilità di salire a bordo di una Formula 1 biposto come passeggero.


Il paddock da fortino inespugnabile per i fan diventa, con un pizzico di fortuna, qualcosa di raggiungibile. Impossibile dimenticare il piccolo Thomas, il piccolo tifoso di Kimi Raikkonen che proprio a Barcellona, dopo il ritiro del proprio beniamino pochi metri dopo il via, ha iniziato a piangere disperato in tribuna monopolizzato l’attenzione di pubblico e telecamere.
Una storia finita con un lieto fine: il bambino francese e i suoi genitori riescono a varcare la soglia del paddock, ospiti della Ferrari, per seguire il resto della gara direttamente col pilota finlandese che è riuscito a strappare un sorriso al bambino. Qualcosa di impensabile se alla guida della Formula 1 si fosse trovato ancora il padre padrone, Bernie Ecclestone.

Come se il lieto fine del piccolo Thomas non fosse già abbastanza fuori dagli schemi ai quali eravamo abituati, poco dopo il GP di Monaco, la Formula 1 ha pubblicato sul proprio profilo di Twitter il video del briefing dei piloti con Charlie Whiting. Grazie alla nuova gestione un altro dietro le quinte inaccessibile diventa alla portata di tutti. Robe che la mia generazione (sono classe ’87 per intenderci) ha potuto vedere solamente nel film Rush.
E cosa di Alonso che in Canada, tradito per l’ennesima volta dalla power unit Honda della sua McLaren, anzichè farsi portare da qualche commissario di pista direttamente ai box è salito in tribuna, con buona pace e stupore dei tifosi presenti.

Eppure proprio questa apertura alla dimensione social della comunicazione, largamente demonizzata da Ecclestone, sarà il vero e primo successo dell’ambizioso progetto che la Liberty Media ha studiato per la Formula 1.
L’obiettivo della gestione americana è quello di avere un pubblico attento per dodici mesi l’anno sul mondo della Formula 1 e per arrivare a un tale livello di fidelizzazione, l’appassionato deve sentirsi parte integrante dello show. Ogni Gran Premio dovrebbe trasformarsi in una specie di Super Bowl e avere analogo impatto a livello multimediale. Cadrà questa vecchia cortina di ferro? Solo il tempo potrà fornirci le risposte che stiamo cercando.

Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 30 anni e sono di Genova. Scrivo per passione, nella vita di tutti i giorni sono una dog-sitter. Non ho paura di dire (forse è meglio dire scrivere) quello che penso, cosa che mi ha creato non pochi grattacapi. Sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle.

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