Formula 1 | GP Azerbaijan 2017, analisi del circuito

Andiamo a scoprire tutti i segreti di un circuito entrato nel calendario iridato solamente l’anno scorso: si tratta della pista di Baku, in Azerbaijan, sede dell’omonimo GP

Dopo una tappa storica come quella del circuito di Montreal, in Canada, il Mondiale di Formula 1 2017 si sposta su un tracciato realizzato solamente in tempi recenti.
Entrato in calendario giusto l’anno scorso ospitando il famoso GP d’Europa, ecco la nuovissima pista di Baku, in Azerbaijan.

Si tratta di un circuito ricavato nelle strade della capitale di questo paese asiatico e creato dal conosciuto architetto tedesco Hermann Tilke per mostrare i più caratteristici scenari delle zone circostanti: il centro storico, il lungomare con quel rettilineo lungo addirittura 2,2 km (il doppio di quelli di Monza) e la sede del Palazzo del Governo.
Con una lunghezza complessiva di 6,003 km e 20 curve da affrontare, è il secondo tracciato più lungo e complesso dopo quello di Spa-Francorchamps, in Belgio.

E ora un po’ di storia del GP che ospita: fino all’anno scorso era chiamato GP d’Europa e rappresentava, in passato, un semplice titolo onorifico istituito dalla FIA nel 1923, riservato alla gara di maggior prestigio che era in grado di distinguersi durante un Campionato.
In realtà, si trattava di un meccanismo per inserire a calendario circuiti alternativi rispetto a quelli tradizionali di una certa nazione: il primo a ricevere questa designazione fu quello d’Italia proprio del 1923, disputato sul tracciato di Monza. Diventato gara effettiva dal 1993 fino al 2012, è stato ospitato prima sulla pista del Nurburgring e poi su quella cittadina di Valencia.
Da quest’anno non avrà più il suo nome storico, ma riprenderà quello della nazione dove si trova la città di Baku, diventando quindi GP d’Azerbaijan.

A questo punto, andiamo a scoprire curva per curva come si guida sulla pista di Baku.

PRIMO SETTORE: Terminato il lungo rettilineo principale con ala mobile e sistema ERS attivati, si arriva alla prima curva a circa 340 km/h (questo è stato il massimo consentito dal simulatore, mentre l’anno scorso il record è stato di Valtteri Bottas su Williams di 378 km/h), quando al cartello dei 100 metri si toccano leggermente i freni per impostare la prima staccata. Si tratta di una svolta a gomito di 90° molto secca, a cui ne fa seguito un’altra sempre a sinistra che dà sul secondo piccolo rettifilo dove è possibile utilizzare il DRS. Dopodichè, altre due curve dello stesso tipo, prima a sinistra e poi a destra che ci porteranno verso la chicane che racchiude la numero 5 e la numero 6. In questo settore bisogna cercare di inserire bene la monoposto e lasciarla scorrere il più possibile, evitando una guida troppo “stop & go” che penalizza, poi, il tempo sul giro.

SECONDO SETTORE: Usciti in velocità dalla chicane 5-6, puntiamo verso la curva 7, uno stretto tornantino che ci porterà in un tratto in salita verso la zona vecchia della città. Qua la carreggiata è molto stretta e bisogna pennellare bene le curve in successione per uscire dalla 12 in terza marcia, pronti per affrontare le successive curve 13 e 14. Queste, in realtà, servono da raccordo per arrivare alla successiva 15, di nuovo molto stretta e che inaugura l’ultima parte di pista del circuito, molto simile al primo settore.

TERZO SETTORE: Si arriva alla curva 15 in piena velocità, a cirva 290 km/h in settima marcia, quando di nuovo al cartello dei 100 metri… bisogna ripetere quanto già visto nella prima parte del tracciato. La strategia è la stessa, perchè l’ultimo settore riprende di pari passo l’andamento del primo: curve a gomito strette di 90° che richiedono inserimenti decisi e la giusta scorrevolezza. Doti da utilizzare anche nella curva 16, l’ultima vera svolta prima del lungo rettilineo di 2,2 km che costeggia il lungomare della città di Baku e che ci porta verso il rettilineo principale.

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi
Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? "Keep fighting".

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