VIDEO Formula 1 | Classic Cars: Jordan 191, la stella nascente di Michael Schumacher

Michael Schumacher è diventato Campione del Mondo con la Benetton e con la Ferrari… ma esordì al volante di quella Jordan 191 che lo introdusse nel grande Circo della Velocità

VIDEO Formula 1 | Classic Cars: Jordan 191, la stella nascente di Michael Schumacher

L’ultima monoposto che ho recensito nello scorso appuntamento della rubrica Classic era la famosa Benetton B194, con cui Michael Schumacher vinse il suo primo titolo Mondiale nel 1994.
Ma prima quello che sarebbe diventato il pilota più vincente di tutta la Formula 1 esordì nel grande Circo della Velocità con un’altra vettura che sicuramente tutti gli appassionati ricordano: la Jordan 191.

Prima di passare alla sua analisi nei dettagli, facciamo un passo indietro e andiamo a scoprire il contesto dove tutto ebbe inizio: un tuffo nel 1979, quando Eddie Jordan decise di abbandonare la sua carriera da pilota per fondare una scuderia tutta sua e gareggiare nei campionati minori britannici. Chiamata Eddie Jordan Racing, era impegnata inizialmente in Formula Ford, nella Formula 3 britannica e in Formula 3000, permettendo a grandi piloti come Martin Brundle, Martin Donnelly e Johnny Herbert di correre contro i migliori piloti di tutta Europa.

Il logo del team Jordan Grand Prix 1991

Ma dopo aver vinto proprio il Campionato Europeo di F3000 nel 1989 con un l’esordiente Jean Alesi, Eddie Jordan stava già pensando di compiere il passo successivo: debuttare nella massima serie iridata, la Formula 1. Prese così contatti con Gary Anderson, all’epoca progettista della Reynard e precedentemente entrato in team come la Brabham e la McLaren, per poi presentare l’anno successivo il proprio progetto di partecipazione alla FIA per la stagione 1991.

Il suo debutto non fu privo di imprevisti: innanzitutto dovette cambiare il nome alla scuderia, che passò in Jordan Grand Prix, per poi accollarsi anche la produzione in proprio del telaio della sua nuova monoposto. A tale scopo e per accelerare i tempi di testing, realizzò uno stabilimento di progettazione di 48mila metri quadrati proprio nei pressi dell’ingresso principale della pista di Silverstone.

Lo shakedown della Jordan 191

Poi, in vista dell’inizio del Campionato, si cominciò a parlare della nuova creatura che sarebbe stata affidata a due piloti particolarmente esperti, l’italiano Andrea De Cesaris e il belga Bertrand Gachot.
Si trattava della Jordan 191, in origine chiamata 911 ma poi rinominata per ovvie ragioni di copywright con la famosa vettura marchiata Porsche. Inizialmente pensata per essere spinta da un motore Judd V8, alla fine fu dotata di un propulsore Ford-Cosworth HB, con sigla HBA4 e dotato di 8 cilindri a V con angolo di bancata di 75° in grado di sprigionare 670 CV a 13200 giri/min.

Era essenzialmente un’unità di seconda fascia rispetto ai più prestanti V12 di Ferrari e McLaren e al supertecnologico V10 della Williams, ma sicuramente era molto più contenuto sia nei consumi che negli ingombri. Un vantaggio in ottica aerodinamica, sviluppata sempre da Gary Anderson e che si presentava con linee molto pulite e semplici, ma allo stesso tempo, estreme.
Il musetto era molto stretto e semirialzato, simile a quello della FW14 ideata da Adrian Newey, e si estendeva fino all’alettone posteriore arcuato verso l’alto e dotato di superfici alari supplementari che permettevano di accelerare i flussi d’aria.

Le pance laterali, invece, erano molto basse e offrivano poca superficie in galleria del vento, una scelta improntata verso la riduzione degli attriti e della maggiore penetrazione aerodinamica possibile, che accentuava di molto la zona a Coca-Cola. Il profilo estrattore, infine, aveva dimensioni molto ampie ed era composto da due canali venturi simmetrici a forma di semicerchio.

Il comparto sospensioni, curato invece da Andrew Green, era composto da triangoli sovrapposti di tipo push rod, con un avantreno dotato di un singolo monoammortizzatore sulla base dei progetti Ferrari della stagione precedente. Il telaio, infine, era un monoscocca in fibra di carbonio.
Entro il mese di novembre 1990, la Jordan 191 era stata completata per cui il collaudatore John Watson iniziò a testarla sul circuito di Silverstone: il feedback iniziale ebbe esito favorevole, anche se i limiti del progetto furono subito evidenziati in un assetto fin troppo rigido che creava problemi di beccheggio. A livello di sponsorizzazioni, Eddie Jordan non riuscì a convincere la marca di sigarette Camel, per cui dovette ripiegare sulla 7 Up, bevanda energetica che diede il suo famoso colore verde all’intera monoposto.

Bertrand Gachot in azione sulla Jordan 191

La vettura della scuderia irlandese, però, fece il suo debutto in una stagione 1991 contraddistinta per l’elevatissimo numero di team partecipanti, il che costrinse entrambi i piloti titolari a dare il meglio di sé fino dai turni di pre-qualifica, in modo da entrare in quelli ufficiali con un buon vantaggio. Ma l’inizio di Campionato non fu favorevole né a De Cesaris né a Gachot: nel primo appuntamento di Phoenix entrambe le 191 furono costrette al ritiro per problemi al motore, mentre nella successiva tappa di Interlagos il belga arrivò 13esimo, mentre l’italiano dovette sventolare una volta di più bandiera bianca.

Andrea De Cesaris sulla Jordan 191

Dall’appuntamento di Montreal, in Canada, le cose cambiarono: De Cesaris conquistò il miglior risultato di stagione con un sorprendente quarto posto, mentre Gachot lo seguì in quinta posizione. Sul circuito del Messico, l’italiano ripetè la stessa performance del round precedente, mentre il belga si rese protagonista di un’uscita di pista mentre era quinto.

Dopo la tappa ungherese, Bertrand invece fu autore di qualcosa di molto più grave: un diverbio con un tassista londinese lo portò in prigione per due mesi, il che costrinse Eddie Jordan a cercare immediatamente un sostituto per il round sul circuito di Spa-Francorchamps. La sua scelta sarebbe ricaduta su Stefan Johannson, ma dal momento che lo svedese voleva essere a tutti i costi pagato, il team principal irlandese puntò su una giovane promessa dell’automobilismo: Michael Schumacher.

Michael Schumacher assieme a Eddie Jordan nel GP del Belgio 1991

In realtà, fu il manager del pilota tedesco a convincere Jordan, mentendo spudoratamente sulla bravura di Schumacher e sul fatto che Michael conosceva alla perfezione il circuito di Spa… quando, invece, non l’aveva mai visto in vita sua. Questa era però una clausola insindacabile per avere il sedile della 191, una vettura che Schumi aveva avuto modo di provare pochissimo tempo prima in un test privato sul circuito di Silverstone dove aveva già messo in luce il suo talento cristallino.

Arrivò finalmente quel famoso weekend del GP del Belgio 1991: la prima cosa che i vertici della Jordan fecero fu ordinare a De Cesaris di portare Schumacher a vedere il circuito in macchina. Qualcosa che poi non accadde, dal momento che l’italiano si limitò a dare qualche consiglio su quali marce utilizzare nelle varie curve. Michael dovette arrangiarsi, e così prese una bicicletta pieghevole dalla sua macchina e cominciò a pedalare in mezzo alla pista di Spa.

Michael Schumacher sulla Jordan 191 al GP del Belgio 1991

Un atteggiamento insolito per un pilota? Forse… ma che pagò senz’altro una volta che si calò nell’abitacolo della sua 191: Schumacher dovette piegarsi alla maggiore esperienza di De Cesaris solamente nella prima sessione di prove libere, dal momento che finì solamente 11esimo. Già nel secondo turno riuscì a rimontare in ottava posizione, mentre in qualifica sorprese tutti con un fenomenale settimo tempo dietro alle McLaren, alle Ferrari, alla Williams di Nigel Mansell e alla Benetton di Nelson Piquet. E il pilota romano? 11Esimo e sette decimi in ritardo rispetto al tedesco.

Michael Schumacher poco prima della partenza del GP del Belgio 1991

La gara, però, fu tutt’altra storia: allo start Schumi scattò perfettamente, guadagnò subito un paio di posizioni ma al termine della Eau Rouge-Radillon dovette accostare a bordo pista. La sua Jordan si era arresa troppo presto: forse Michael era più abituato alle partenze brucianti delle Mercedes sportprototipi del gruppo C, ma sta il fatto che dopo poche centinaia di metri la frizione della sua 191, già fragile di suo, si era bruciata.

Michael Schumacher in azione al GP del Belgio 1991

Un peccato, dal momento che il suo compagno di squadra stava lottando con un certo Ayrton Senna per la seconda posizione quando, a tre giri dalla fine, il motore Ford cominciò a fumare e lo costrinse al ritiro. Lo stesso Schumacher disse che sarebbe potuto arrivare sul podio. Ma l’amarezza, almeno per Michael, durò poco: fino al successivo GP d’Italia, quando Flavio Briatore, proprietario della Benetton, vinse un aspro testa a testa con Eddie Jordan per portare il pilota tedesco nella sua scuderia, scambiandolo con un Roberto Moreno che corse con la 191 anche in Portogallo ottenendo risultati sicuramente non di grandissimo prestigio.

Alessandro Zanardi in azione sulla Jordan 191 nell’ultima parte di stagione

Le tre gare finali del Campionato 1991 videro, infine, un certo Alessandro Zanardi sul sedile della monoposto verde del team irlandese. I suoi risultati? Due noni posti a Barcellona e ad Adelaide inframmezzati da un ritiro a Suzuka. A fine stagione il bottino conquistato fu un totale di 13 punti che, in ultimo, permise alla Jordan di classificarsi quinta come Costruttore all’esordio. Un ottimo biglietto da visita, impreziosito da quel Michael Schumacher che, proprio grazie al reparto corse di Eddie Jordan, diventò una vera e propria stella nascente nel grande Circo della Velocità.

Autore

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di potermi sentire un pilota, anche solo per una volta nella vita. Perchè Ayrton Senna diceva: "Una persona che non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere".

1 Commento

  1. Federico Guglielmo

    Ragazzi, come appassionato di motori e Formula 1, ho avuto questa bella macchinetta della Jordan-Ford 191 pilotata da Michael Schumacher come debuttante al Gran Premio del Belgio di Formula 1 1991 sul circuito di Spa-Francorchamps come undicesimo fascicolo della serie Formula 1 Auto Collection della Fabbri Centauria per il quotidiano La Gazzetta dello Sport.

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