IndyCar | Fernando Alonso: “Ecco perché disputo l’Indy500”

La 500 miglia di Indianapolis è la nuova avventura di Fernando Alonso, che spiegando perché la disputa, ha detto cosa vuol dire essere un pilota per lui

Fernando Alonso si racconta a “The Players Tribune”. Lo spagnolo spiega perché ha deciso di disputare la 500 miglia di Indianapolis, raccontando quella che è la vera essenza dell’essere pilota, perché un vero pilota sa di esserlo anche quando si imbatte in qualcosa che non conosce, anzi ancor prima di sapere cosa siano i circuiti, gli avversari e le vetture. Un vero pilota sa di esserlo anche quando sale su un kart non costruito appositamente per lui, perché evidentemente la corsa era il suo destino.

“La prima macchina che ho guidato non era stata costruita per me, ma per mia sorella. Mio padre voleva che la guidasse lei, così, nel nostro garage, ha costruito un kart. L’unico problema era che mia sorella non aveva alcun interesse a trascorrere il suo weekend facendo gare, in giro per i circuiti di go-kart, del nord della Spagna. Così il kart è stato adattato a me, perché inizialmente era un po’ grande per me, infatti io non riuscivo a raggiungere i pedali, ma abbiamo fatto delle modifiche, aggiustando il sedile e spostando i pedali, per far sì che potessi utilizzarlo”.

“Avevo solo 3 anni, ma ho amato la guida sin da subito, mi è piaciuto tanto il tempo che ho trascorso con la mia famiglia in giro per i vari circuiti. Ogni giorno correvo per un paio d’ore e poi giocavo a calcio sotto il sole spagnolo con i miei amici. Quei giorni sono ancora con me ogni volta che vado in pista oggi. Ho imparato molto sulla guida in quei giorni, ma altrettanto importante è quello che ho imparato su di me”

Imparare qualcosa su noi stessi è ciò che conta davvero e questo Fernando Alonso lo sa bene. Dalla sua carriera ha imparato che lui sarà sempre un pilota nel bene e nel male, infatti ha affermato: “Amo correre, amo le gare ed è per questo che il 28 maggio, non sarò con il mio team di Formula 1 al Gran Premio di Monaco, ma sarò ad Indianapolis. Ho bisogno di essere lì, perché la 500 Miglia di Indianapolis è uno dei più grandi eventi in questo sport. I driver di tutto il mondo lo sanno ed io vi appartengo, perché io sono un pilota. Lo sono sempre stato e lo sarò sempre”.

“Gareggiare con i go-kart, vuol dire correre nella forma più pura, perché si guida su piccoli circuiti e si devono fare un sacco di sorpassi e lotte con gli altri piloti. Come pilota, si impara l’arte della vera corsa qui. Come ho già detto, mio padre ha costruito il nostro go-kart, e la maggior parte del nostro denaro è servito per le spese di viaggio, così il kart doveva durare un paio di anni ed anche le gomme dovevano durare tanto. Abbiamo avuto solo quello impostato e problemi del genere ti aiutano ad imparare tanto. In una gara, durante una delle mie prime stagioni, ha piovuto. Quel giorno, ho visto un set di gomme da bagnato per la prima volta, erano su un’altra vettura, che era accanto a me sulla griglia. Non avevo davvero idea di cosa fossero. Tali pneumatici davano una maggiore aderenza sul bagnato”.

“Ho corso con le slick, cioè con le gomme da asciutto sotto la pioggia, perché è tutto quello che avevo. Ma non era strano per me, perché è tutto quello che sapevo. Ho guidato utilizzando quelle mescole per un paio di anni, perciò sapevo quello che potevano fare. Ho dovuto essere più cauto, più preciso. Avevo solo sei anni, ma mi sono adattato, perché ho dovuto farlo, così ho imparato e sono cresciuto, e mi è piaciuto tutto questo. Poi ho anche iniziato a conoscere meglio le tracce su cui guidavo e mi sono divertito tanto imparando le specifiche di ogni circuito, perché volevo sapere tutto di ogni singolo tracciato”.

“Quando avevo 13 anni, miglioravo velocemente, così ho iniziato a trascorrere del tempo in Italia per lavorare con un costruttore di motori, per imparare tutto quello che potevo. E ‘ stato lì che ho iniziato ad avere una visione completa del mio kart. In più, ho avuto modo di fare molte assenze a scuola quando sono andato in Italia, e mi piaceva anche questa cosa, perché stavo inseguendo un diverso tipo di conoscenza. Nel 1996, ho vinto la Coppa del Mondo Junior di go-kart. Dopo di che, la mia famiglia ed io stesso, abbiamo pensato che io potessi avere un futuro nelle corse. Ma dove l’avrebbe portato quel futuro?”

Un futuro che non si aspettava ed a lui anche ignoto, un futuro che lo ha portato a conoscere un mondo a lui sconosciuto. A riguardo Fernando Alonso ha affermato: “Negli anni ’90 in Spagna, la Formula 1 e le auto da corsa in generale, non erano molto popolari. Il nostro paese ha amato sempre il calcio e le moto da corsa. Non sapevo nulla dei grandi campionati europei. Nel 2000, ho fatto il salto in Formula 3 in Europa. Abbiamo corso su alcuni dei circuiti più storici del mondo, come Spa e Monaco, e così mi è stata svelata la storia degli sport motoristici. Pensavo che i circuiti di go-kart in Spagna fossero tutto. Ma dopo esser stato a Monaco, mi è stato mostrato un nuovo mondo. Ho imparato tanto da Michael Schumacher, Ayrton Senna e Alain Prost. Mi hanno motivato tanto e volevo arrivare al loro livello”.

“Un anno dopo, ero in una vettura di Formula 1 per la prima volta. Dopo la mia stagione da rookie con la Minardi, ho passato l’anno successivo come test driver per la Renault. Un anno dopo, diventai un pilota a tempo pieno per loro. Nel 2003, ho guadagnato la mia prima pole ed il podio, in Malesia, e la mia prima vittoria, in Ungheria”.

Ci sono ricordi che non si cancellano, emozioni che rimangono lì. impresse nell’anima anche a distanzi di anni. Il due volte Campione del Mondo a riguardo ha dichiarato: “Certo, mi ricordo di tutte le vittorie e di tutti i campionati. Ma alcuni, come quella della prima vittoria, sono speciali. Queste sono le gare in cui si ricorda tutto, persino ciò che hai avuto per la prima colazione in hotel. Questi sono quei ricordi che amo. Un paio di anni dopo, nell’aprile del 2005, ho avuto un’altra di quelle gare”.

“E’ stato il Gran Premio di San Marino a Imola in Italia. Avevo ottenuto la seconda posizione in qualifica, proprio dietro Kimi Raikkonen il giorno prima. Ma domenica mattina, il mio team, la Renault, ha avuto un problema con la nostra monoposto. Uno dei nostri V-10 cilindri non funzionava. Praticamente avevamo un motore 9½ cilindro, che non è l’ideale, perché eravamo più lenti. Prendemmo in considerazione la sostituzione del motore con uno nuovo, ma ciò avrebbe comportato una penalità e così saremmo partiti dal fondo della griglia, oppure potevamo partire con esso, accettando così di gareggiare senza aspettative troppo alte. Alla fine decidemmo di gareggiare con il motore difettoso”.

“A soli nove giri dalla partenza, Kimi si ritirò a causa di un problema alla sua vettura. Ho guidato per i prossimi 50 giri e la macchina andava bene. Un po’ di potenza in meno rispetto al solito, ma avevo un buon ritmo. A 12 giri dalla fine ero ancora in testa e sono andato ai box. Quando sono tornato in pista, ho guardato negli specchietti, e tutto quello che ho visto era una vettura rosso brillante, rosso Ferrari. Michael Schumacher stava spingendo forte ed era incredibilmente veloce. Ma mi sono affidato a miei ricordi, a ciò che avevo imparato. Conoscevo la pista ed anche la macchina”.

Ma ora una nuova avventura l’aspetta e Fernando Alonso è molto contento per questo, infatti ha dichiarato: “Ora, è il momento per qualche altra cosa nuova. Una nuova traccia. Una nuova auto. Un nuovo mondo. Ho pensato a Indy per quattro o cinque anni. Avevo visto un paio di gare, ma non sapevo troppo sulla serie. Così sono tornato a fare quello che amo di più, apprendere. Tutto, dal team di McLaren-Honda-Andretti, alle persone che ho incontrato durante il tempo trascorso in America è stato utile. Le uniche persone che non sono così utili sono gli altri piloti di Formula 1, perché sono tutti gelosi. (ride) Sono tutti molto favorevoli a me e mi hanno augurato buona fortuna. Siamo un gruppo compatto nel paddock di F1. Significa molto quando uno di noi fa bene in un’altra serie. Quando Nico Hulkenberg ha vinto a Le Mans, nel FIA WEC nel 2015 è stato un grosso affare per noi”.

“E’ difficile perdere il Gran Premio di Monaco, ma la tradizione a Indy è un qualcosa di fantastico. Continuo a sentire tante cose su di essa e non vedo l’ora per le cerimonie prima della gara e per l’atmosfera. Eccomi qui, sono un pilota veterano, ma è tutto nuovo di zecca per me. L’inno, il circuito, la corsa, sono davvero grato di poterlo sperimentare. Cerco di godere al massimo il tempo che trascorro al di fuori della vettura, per quanto posso, perché una volta che arriva il weekend di gara, bisogna concentrarsi solamente su di esso. L’Indy è un po’ più semplice rispetto alle macchine di Formula 1, quindi è più pura. C’è meno grip meccanico qui, anche se c’è voluto un po’ di tempo per mettermi a mio agio, ma la squadra ha fatto un ottimo lavoro per prepararmi. Non vedo l’ora che arrivi il 28 maggio per gareggiare”.


“Come il mio primo go-kart, questa vettura non è stata costruita per me. Io non sono il driver previsto, ma ho intenzione di fare tutto il possibile per rendere le persone che l’hanno costruita orgogliose di me. E forse questo sarà l’inizio di un nuovo viaggio anche per me. Non vengo qui per una “settimana di riposo” o per avere solo divertimento. Io sono un pilota, io vengo a correre. Soprattutto, spero che porterò questa esperienza con me per il resto della mia vita. Spero che i sentimenti che provo, e le cose che vedo, rimangano nella mia mente per sempre. E spero che alla fine di quei 500 miglia, imparerò qualcosa che non ho mai conosciuto prima“.

Scritto da: Sabrina Aceto

Sabrina Aceto
Mi chiamo Sabrina ho 25 anni e sono milanista sfegatata da quando sono nata. Quando meno me l'aspettavo, la Formula 1 mi ha stravolto la vita e grazie a Fernando Alonso e ad Ayrton Senna mi sono innamorata di questo magico sport. Avere due miti come loro è un vero onore ed essere Alonsista è pura magia! Il mio tifare per il pilota, agli occhi di molti mi rende una tifosa atipica, ma come dice il mio cantante preferito Nesli “Cosa diranno non importa, non conta più, perché alla fine ciò che resta sei solo TU!” Ed è vero, ciò che conta veramente sono le emozioni ed i valori che una persona riesce a trasmetterci, ciò che dicono gli altri non ha importanza.

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