Formula 1 | Sliding doors e il desiderio di Ayrton Senna: una McLaren-Lamborghini

La McLaren nel 1993 sfiorò un accordo con la Lamborghini. Senna lo voleva, Ron Dennis sembrava volerlo. A voi la storia di una partnership che avrebbe cambiato la F1

Sono trascorsi 23 anni da quel 1° maggio 1994, giorno in cui Ayrton Senna perse la vita a Imola al volante della sua Williams. Da allora questa data è divenuta un simbolo, una ricorrenza e per noi blogger è un vero e proprio obbligo morale apportare il nostro contributo e rendere sempre più vivo il ricordo, lottando contro il fluire del tempo. Quest’anno ho deciso di parlarvi di un piccolo episodio e di un desiderio di Ayrton che non si è mai realizzato: la partnership McLaren-Lamborghini.

Una recente visita al Museo Lamborghini di Sant’Agata Bolognese mi ha fornito lo spunto, poiché attualmente il museo ospita la mostra “Senna-L’ultima notte”, realizzata con le foto di Ercole Colombo, le descrizioni di Giorgio Terruzzi e alcune monoposto guidate da Ayrton nella sua carriera. Tra queste spicca la McLaren MP4/8-01 e io stessa mi sono soffermata sulla monoposto del miracolo di Donington, ripercorrendo mentalmente i filmati che avevo visto e ammirando ogni angolo della vettura accanto a me. La mia attenzione, però, si è spostata sulla McLaren  dalla livrea bianca esposta vicino alla vetrata. Si tratta di una MP4/4, la vettura del 1988, riforgiata ad hoc per adattarla al motore V12 Lamborghini progettato da Forghieri e Audetto.

Nel 1993, infatti, la McLaren spinta dal propulsore Ford era insufficiente per Senna e urgeva un cambiamento per compiere il salto di qualità e battere l’innovativa, tecnologica e dannatamente veloce Williams. Lo stesso Ron Dennis, allettato dal V12 Lamborghini, entrò in contatto con Chrysler a metà settembre e l’accordo venne suggellato con una stretta di mano al salone dell’auto di Francoforte. Senna voleva più cavalli e gli ingegneri Lamborghini erano in grado di fabbricare il rimedio, e si sa quanto contano le esigenze di una leggenda vivente.

Nell’arco di dieci giorni, il 27 settembre, Ayrton e la McLaren fecero gli straordinari al circuito portoghese di Estoril dopo il Gran Premio e portarono in pista la campionessa ’88 e la promessa per il titolo ’94, condensate in un’unica monoposto. Tre giorni di intensi test, che culminarono nella telefonata di Senna a Dennis. Ebbro di emozioni, il brasiliano aveva appena lasciato l’abitacolo della vettura, che era veloce esattamente come voleva, che era la scintilla per riaccendere la speranza e accantonare le proposte da parte di Sir Frank Williams. Lo stimolante seppur ingombrante motore Lamborghini LE3512 era la risposta a tutti i pensieri che affollavano la mente di un campione affamato di vittorie, infastidito ma al contempo affascinato dalla rivoluzione tecnica della Williams. Insistere con il team e batterla era l’unica opzione per Ayrton dopo quel test, che avrebbe visto la storica squadra di Woking unirsi alle prodezze italiane della Lamborghini.

Senna cominciò quindi a insistere, idealizzando quel motore per convincere a tutti i costi l’enigmatico, difficile, irremovibile Ron, che sapeva sempre cosa fare. Il campione sperava nella condivisione del suo pensiero, il pilota-ingegnere voleva unificare il “best for business” al meglio per sè. Senna, famelico predatore, percepiva qualcosa di speciale, voleva concludere la stagione con quel motore. Addio, Ford. E invece Ron remò contro, non dando alcun peso nè al fiuto di Ayrton nè alla tripla stretta di mano a Francoforte. La McLaren concluse il 1993 motorizzata Ford e per il 1994 fu firmato di nascosto un accordo con Peugeot, gratis per sponsorizzazioni faraoniche. Addio, Lamborghini.

Senna si ritrovò a cedere alle proposte di Frank Williams, non approvando il comportamento di Ron Dennis, il quale aveva preferito gli sponsor a un motore potente senza dirgli nulla. Il best for business aveva trionfato nell’ottica del capo McLaren, ma tale mossa non gli diede ragione. Neanche Ayrton con la sua decisione finale ebbe ragione, come si può chiaramente dedurre. E fa ancora più rabbia sapere che probabilmente la soluzione è passata davanti agli occhi di entrambi, come Ananke, la dea del destino, delle occasioni da cogliere, che corre e non si riprende più.

Scritto da: Beatrice Zamuner

Beatrice Zamuner

Mi chiamo Beatrice, ho 19 anni e ho frequentato il Liceo Classico Franchetti a Mestre. Ora studio lingue all’università Ca’ Foscari e faccio parte di f1world da 3 anni. Da un anno scrivo anche in inglese e attualmente scrivo e realizzo video per MotorLAT. L’interesse per la F1 è nato dalle vittorie di un giovane ma carismatico Fernando Alonso. Da grande vorrei diventare giornalista sportiva, perché ritengo che unire passione e professione sia la cosa migliore che un individuo possa attuare in tutta la propria vita.

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