Formula 1 | Senna e la sua gente

Un omaggio a Senna che se andava 23 anni fa, ma che non ci ha mai veramente lasciati

Il 1 Maggio del 1994 di 23 anni fa Ayrton Senna se ne andava, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di chi con lui ha imparato a sognare.

L’adorazione dei tifosi per Senna, in particolare quelli brasiliani, è un qualcosa di trascendentale che va al di là dello sport in generale. Per i suoi compatrioti Ayrton era molto più che un semplice idolo, era la personificazione del patriottismo e dell’orgoglio di una nazione.

Mentre Senna approdava nella massima serie, il Brasile attraversava una fase di delicata transizione dalla dittatura alla democrazia, la popolazione doveva fare i conti con una crisi economica senza precedenti: i prezzi erano troppo alti e la violenza dilagava nelle strade. Mentre tutto questo accadeva a casa sua, lui iniziava a vincere e ogni volta che trionfava, sventolava la sua bandiera: verdeoro. Le sue vittorie rappresentavano un raggio di luce in quel periodo buio che caratterizzava il paese, Senna era orgoglioso di quello che era: un brasiliano e lo mostrava al mondo.

Spesso nello sport i miti sono coloro che si fanno portavoce del riscatto, quello delle classi sociali più basse: basti pensare a Maradona per gli argentini o Pelé per gli stessi brasiliani.
Tuttavia Senna era l’eccezione: perché non era nato in un quartiere povero, non aveva avuto un’infanzia difficile e non si è ripreso ciò che la vita non gli ha dato grazie ai suoi successi. Beco era figlio di un ricco imprenditore brasiliano, viveva in una grande casa nella periferia della megalopoli di San Paolo e dalla vita poteva avere tutto anche senza la Formula 1.

Ayrton Senna era amato dalla sua gente perché rappresentava il riscatto di una nazione, di un popolo che voleva lasciarsi alle spalle il passato e ricominciare.

E’ il brasiliano che è andato in Europa e ha fatto meglio degli europei” dichiarò Galvao Bueno, noto giornalista brasiliano e amico di Ayrton.

Senna diede al suo popolo una ragione per crederci ed essere felici, in un momento in cui i brasiliani facevano fatica a trovare il sorriso.

La consacrazione, poi, arrivò al GP del Brasile del 1991: quando Senna realizzò il suo sogno più grande, diventando protagonista di una performance leggendaria davanti alla sua gente.

Si stima che fossero in 5 milioni i brasiliani che si riversarono sulle strade di San Paolo, ad accogliere il loro idolo.

Grazie Ayrton per aver reso le mie domeniche felici” si leggeva tra i cartelloni dei tifosi, ma la maggior parte recitavano “Saudade” il cui significato si avvicina a: “mancanza di qualcuno, di qualcosa”, una parola che non può essere tradotta in nessun’altra lingua, proprio come l’amore dei brasiliani per Senna.

 

Scritto da: Anna Polimeni

Anna Polimeni
Mi chiamo Anna, ho 19 anni e vengo da Torino. La F1? la mia passione, il mio mito? Ayrton Senna.

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