Formula 1 | GP Spagna 2017, analisi del circuito

Il quinto round della stagione 2017 si terrà sul Montmelò, circuito di Barcellona-Catalunya: andiamo alla scoperta di tutti i segreti per firmare il giro più veloce

Dal freddo della Russia al caldo della Spagna: con il quinto appuntamento stagionale il Mondiale di Formula 1 si sposta sul Montmelò, su quel circuito di Barcellona-Catalunya che, oltre ad ospitare il locale GP, è anche sede privilegiata dei test pre-campionato.

Situato a soli venti chilometri dalla capitale Barcellona, questa pista spagnola è entrata stabilmente in calendario dal 1991, stagione in cui subito ci fu quel famoso scontro diretto ruota a ruota sul suo rettilineo principale tra Nigel Mansell e Ayrton Senna ad oltre 300 km/h.
Nella sua ultima configurazione datata 2007 è lungo 4,655 km, presenta sedici curve ed è caratterizzato da una superficie d’asfalto particolarmente abrasiva che mette a dura prova la tenuta delle gomme progettate dalla Pirelli.
Nonostante ciò, è molto apprezzato dai piloti perchè alterna curvoni molto ampi e veloci a settori più secchi e tecnici, mentre a livello di velocità massima l’elevato carico aerodinamico richiesto consente punte di “soli” 330 km/h sul rettifilo principale.

Fatta questa premessa, ora andiamo a scoprire curva per curva tutti i segreti per firmare il giro più veloce, stavolta al volante della Williams FW40 del rookie Lance Stroll.

PRIMO SETTORE: Al termine del rettilineo principale si arriva a 330 km/h quando al cartello dei 100 metri, decisa staccata per affrontare la prima curva chiamata Elf. Si scalano tre marce ma già al termine dell’inserimento bisogna ricominciare ad accelerare in modo da percorrere velocemente la seconda curva, la Renault, che darà sul lungo curvone successivo. Questo va aggredito inizialmente portandosi molto vicino al cordolo interno, per poi progressivamente allargare in modo da guadagnare velocità e arrivare verso la curva 4, chiamata Repsol.

SECONDO SETTORE: Anche qua, decisa frenata, dalla settima si passa in quarta marcia, ci si tiene rasenti al cordolo interno ma subito si allarga la traiettoria per arrivare alla curva 5, la Seat, dove si scala in terza e si ripete il copione appena visto. In uscita si inseriscono rapidamente la quarta, la quinta e la sesta, poi è il momento di affrontare la curva numero 7: qua bisogna frenare leggermente in ingresso, scalare di nuovo in quarta e subito riprendere il gas in mano in modo da lanciarsi verso la curva numero 9, la Campsa. Questa svolta è molto particolare, perchè il fatto di non vedere l’uscita induce il pilota a togliere il piede dall’acceleratore… invece bisogna fare proprio il contrario, in modo da arrivare con la massima velocità sul rettilineo successivo, dove è possibile utilizzare il DRS (ala mobile) che ci porterà verso il tornantino seguente.

TERZO SETTORE: Al termine del rettifilo si arriva a circa 300 km/h… quando bisogna attaccarsi ai freni per affrontare la curva numero 10, La Caixa: si tratta di uno scomodo rampino che spezza il ritmo e costringe a scalare dalla settima alla seconda marcia, per poi riaccelerare bruscamente in modo da portarsi in velocità verso la curva 12, chiamata Banc de Sabadell. Questa è a raggio costante e porta verso la 13, la Europcar, la quale a sua volta introduce nella parte più tecnica e secca del circuito. Qua, una volta, si procedeva spediti verso l’ultima curva, la 16 chiamata New Holland, mentre oggi in questo punto è prevista una variante formata dalle curve 14 e 15 che spezza il ritmo e rallenta l’andatura. Dopodichè ci si porta nell’ultimo curvone, la 16 appunto, e ci si lancia sul rettilineo principale: dentro tutte le marce, DRS e sistema di recupero dell’energia cinetica attivati… per tentare di demolire il record ufficiale del circuito (1’19”995) che appartiene a Mark Webber e firmato su Red Bull nel 2010.

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi
Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di potermi sentire un pilota, anche solo per una volta nella vita. Perchè Ayrton Senna diceva: "Una persona che non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere".

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