Gilles Villeneuve
Foto di Ercole Colombo

Formula 1 | Gilles Villeneuve: 35 anni dal volo di Zolder

I tifosi più datati lo ricordano perfettamente. I più giovani hanno potuto solamente osservare le sue gesta su vecchia videocassetta o ne hanno sentito parlare da padri e nonni

Facciamo un salto nel passato e precisamente al Gran Premio del Belgio e precisamente a quel fatidico 8 maggio 1982. In occasione della sessione di prove ufficiali, Gilles Villeneuve tampona la March di Mass, viene sbalzato fuori dall’abitacolo della sua Ferrari e muore dopo 8 ore di agonia all’ospedale di Lovanio. Sessantotto Gran Premi, 6 vittorie, nessun titolo mondiale vinto, numeri alla portata di tutti per un pilota nella norma. Nonostante i risultati, Gilles è riuscito a entrare nel cuore dei tifosi di Formula 1, nel cuore dei ferraristi, per i quali si è trasformato in mito, nella leggenda del 27 Rosso, come il numero della sua vettura. Amato dagli appassionati, per la capacità di dare il massimo sulla pista, per la sua spericolatezza, anche nelle condizioni più avverse.

Nato nel 1950 nella regione canadese del Quebec, a Saint-Jean-sur-Richelieu, iniziò la propria carriera sportiva partecipando a gare tra motoslitte e solo nel 1976 passò alla guida delle monoposto. Dopo due stagioni in Formula Atlantic, la McLaren fece esordire Villeneuve in Formula 1 al Gran Premio di Gran Bretagna 1977 mentre a fine agosto, che cercava un sostituto per Niki Lauda, venne accolto in casa Ferrari, dove è rimasto fino alla fine della sua carriera, grazie alla simpatia e stima che Enzo Ferrari provava per il canadese.

Gli esordi in Formula 1 – Nel 1977, dopo un ritiro in Canada si rese protagonista di un grave incidente in Giappone, dove entrò in collisione con la Tyrrell a 6 ruote di Ronnie Peterson che ricadde su alcuni spettatori appostati in una zona vietata, uccidendo un commissario di percorso e un fotografo. Nonostante il fattaccio, il canadese, duramente attaccato sia da parte della stampa che tra gli addetti ai lavori, venne confermato dal Patron del Cavallino Rampante anche per la stagione seguente che chiuse in nona posizione con diciassette punti e riuscì a portarsi a casa la vittoria, la prima della carriera, al Gran Premio del Canada di quell’anno, dedicato proprio al pilota canadese.

La maturazione agonistica – Dopo un anno di rodaggio, il 1979 è l’anno della consacrazione per Gilles l’Aviatore, soprannominato in questo modo a causa dei suoi numerosi e spettacolari incidenti. Tre successi, di cui due consecutivi e un duello quello con la Williams di René Arnoux a Digione che lo fa entrare nella storia della Formula 1 e nel cuore degli appassionati. Forse quello che ha maggiormente conquistato i tifosi era la sua spericolatezza, che più di una volta lo ha posto sotto sul banco degli imputati da parte dei colleghi che più di una volta lo hanno minacciato di sanzioni. Dopo il secondo posto ottenuto nella classifica del campionato del mondo, nel 1980 Villeneuve era considerato il favorito da parte dei bookmaker, anche se la stagione si rivelò molto deludente a causa dell’affermarsi dei propulsori turbo, un campionato chiuso con zero podi e cinque ritiri, tra cui uno causato da uno schianto pauroso sul circuito di Le Castellet.
Nel 1981 il canadese fa coppia con Didier Pironi, con cui il canadese instaurò subito un buon rapporto. Al Gran Premio di San Marino ottenne la sua prima pole position, in Belgio ottenne i suoi primi punti classificandosi al quarto posto mentre a Monaco riuscì a vincere. Quell’anno, Villeneuve ha collezionato 8 ritiri e due vittorie, in Spagna a Jarama partendo dal settimo posto e nel Principato, partendo dalla prima fila.

Il 1982, Pironi e la tragedia di Zolder – Se il 1981 finisce con una buona gara sotto il diluvio, il campionato del 1982 inizia come peggio non si può con due ritiri e una squalifica, nel GP degli Stati Uniti occidentali, prima di arrivare a Imola, quarta gara dell’anno, gara di casa per la Ferrari che al GP di San Marino fa doppietta ma Villeneuve, secondo, accusa il compagno Pironi di non aver rispettato gli ordini del muretto, una faida destinata a perdurare nonostante la mediazione di Enzo Ferrari. Le polemiche occuparono le pagine dei maggiori giornali per due settimane, fino al Gran Premio del Belgio a Zolder, fino a quell’8 maggio che segnò la fine della vita di Gilles Villeneuve e l’inizio del mito. La Ferrari numero 27 si scontrò con la March del tedesco Jochen Mass con il canadese sbalzato fuori dall’abitacolo, trasportato all’ospedale di Lovanio dove morirà alle 21.12 dello stesso giorno.

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Foto di Ercole Colombo

Il mito dell’Aviatore – Nonostante non abbia vinto nemmeno un titolo iridato, Gilles Villeneuve, ancora oggi, è uno dei piloti maggiormente apprezzati e stimati dai tifosi, è entrato nel cuore degli appassionati e nel cuore della gente del Quebec tanto che il circuito di Montreal gli è stato dedicato mentre sul circuito di Imola, intitolato a Dino ed Enzo Ferrari, c’è una curva dedicata all’Aviatore. Se nel 2005 era stato annunciato anche un film sulla sua vita, diretto da Gerald Donaldson, progetto che non venne mai realizzato, Jean Alesi, nel periodo in cui correva per la Ferrari, e Jacques Villeneuve, figlio di Gilles, durante le stagioni in Champ Car e occasionalmente nelle gare Nascar, hanno utilizzato il numero 27 che il canadese aveva sulla sua vettura mentre recentemente Renè Arnoux, in occasione di una mostra che sarà ospitata al Museo Enzo Ferrari di Modena ha guidato la 312 T4 per vie della cittadina emiliana.

Le foto di questo articolo sono di Ercole Colombo

Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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