Formula 1 | Formula Nostalgia: GP Imola 1994, 23 anni dopo… Ayrton Senna

In occasione della festa del 1 maggio, andiamo alla scoperta del weekend in cui perse la vita il Campione brasiliano della Formula 1, Ayrton Senna

Primo maggio: festa dei lavoratori… ma anche un anniversario molto particolare per tutti gli appassionati di Formula 1.
Ventitre anni fa, infatti, in quel 1 maggio 1994, perse la vita quello che ancora oggi è considerato come il miglior pilota del Circus iridato.

Il brasiliano Ayrton Senna da Silva.
Già Campione del Mondo nel 1988, nel 1990 e nel 1991, la stagione 1994 avrebbe dovuto permettergli di tornare nuovamente al vertice con quella che, agli occhi di tutti, era la monoposto più competitiva: la Williams motorizzata Renault.
Il pilota migliore sulla macchina migliore… che in quel maledetto fine settimana si trasformò, invece, nella sua bara.

Alain Prost e la Williams-Renault FW15C: quarto titolo mondiale

Ma iniziamo dal principio, dallo start della stagione 1994: lo strapotere del reparto corse con base a Grove nel Campionato precedente aveva permesso ad Alain Prost di vincere il suo quarto, e ultimo, titolo mondiale al volante dell’inarrivabile FW15C grazie a dieci successi su un totale di 16 GP. Un dominio del genere, secondo la FIA, era inaccettabile per mantenere alto lo spettacolo e l’interesse da parte dei fans, per cui si decise, senza consultare piloti e scuderie, di introdurre alcune modifiche al regolamento.

Prima tra tutte l’eliminazione delle sospensioni attive, ma anche il divieto di utilizzare quei sofisticati sistemi di controllo di trazione e impianti frenanti avveniristici di cui, guarda caso, proprio la Williams eccelleva.
La volontà, inoltre, era anche quella di limitare le prestazioni delle vetture, giudicate troppo elevate e, quindi, pericolose: così facendo, però, si ottenne esattamente l’effetto contrario.
I tecnici, infatti, realizzarono delle monoposto che mantennero praticamente inalterate le performance, diventando tuttavia molto rigide, nervose e oltremodo sensibili alle asperità dell’asfalto.

L’incidente di Gerhard Berger del 1989 a Imola

La Federazione spinse su questi accorgimenti sicura del fatto che ormai da tanti anni non si era più verificato un incidente mortale in Formula 1: l’ultimo, infatti, era stato quello di Elio De Angelis nel 1986 durante una giornata di test sul circuito francese del Paul Ricard a Le Castellet.
Purtroppo, ci si era dimenticati in fretta di altre quattro sciagure che avevano funestato il Circus iridato: la prima quella del 1987 a Imola che vide Nelson Piquet contro il muro del Tamburello, seguita da quella del 1989 che invece coinvolse Gerhard Berger, uscito di pista nello stesso punto a 280 km/h per un cedimento strutturale della sua Ferrari che andò poi in fiamme.

Quello che rimase della Lotus di Martin Donnelly nell’incidente di Jerez 1990

Fu poi il turno di Phillippe Streiff, che perse il controllo della sua AGS sempre nel 1989 sul circuito di Jacarepagua (Brasile), un incidente nel quale riportò gravi lesioni alla colonna vertebrale al punto da rimanere paralizzato dalla vita in giù. Non ultimo, il botto del nord-irlandese Martin Donnelly durante le prove del GP di Spagna 1990, quando andò a sbattere a oltre 270 km/h contro le barriere con la sua Lotus… finendo in mezzo alla pista ancora legato al seggiolino.

Ma torniamo alla stagione 1994, anzi, ai test pre-stagionali, segnati dall’incidente del finlandese J.J. Lehto, compagno di squadra di Michael Schumacher alla Benetton, durante delle prove private sul circuito di Silverstone. A cui fece seguito quello di Jean Alesi, a muro con la sua Ferrari durante dei test a porte chiuse sul tracciato del Mugello.

Viste le premesse, il Campionato non era iniziato nel migliore dei modi… Arriviamo così al fatidico weekend del 29 aprile – 1 maggio, quando in programma era previsto il terzo round sulla pista di Imola. Il presentimento che qualcosa non funzionava per il verso giusto lo si ebbe subito dalle prove libere del venerdì, quando Rubens Barrichello, promettente pilota in forza alla Jordan, fu vittima di uno spaventoso incidente mentre tentava di migliorare il suo cronometrico assoluto.
Il brasiliano stava viaggiando a circa 230 km /h quando, alla Variante Bassa, la sua monoposto deviò dalla traiettoria ideale probabilmente per il cedimento della sospensione posteriore sinistra causato da un urto sul cordolo del giro precedente.

L’incidente di Rubens Barrichello a Imola 1994

In una situazione ormai incontrollabile, Rubens e la sua Jordan sbalzarono verso destra e letteralmente decollarono verso la rete di protezione al di sopra della pile di gomme dopo aver utilizzato il cordolo esterno come trampolino. Lo schianto fu inevitabile, ma Barrichello accusò solamente una perdita di coscienza, una costola incrinata, il naso rotto, dei tagli sulla bocca e una botta al braccio. Che gli costarono, purtroppo, la partecipazione alla gara di domenica.

Il giorno successivo fu il turno delle qualifiche del sabato, nelle quali due squadre di bassa classifica stavano tentando il tutto per tutto per evitare l’ultimo posto in griglia, che all’epoca non consentiva di poter prendere parte alla corsa.
Da una parte la Pacific-Ilmor con Bertrand Gachot e Paul Belmondo, dall’altra la Simtek-Ford con David Brabham e Roland Ratzenberger.
Quest’ultimo, prima di scendere in pista, era molto nervoso: tensione che poi riversò una volta tra i cordoli, prima entrando in contatto nel suo primo giro lanciato con la Lotus di Johnny Herbert e poi nel suo quinto passaggio con un’escursione nell’erba all’altezza delle Acque Minerali.

Gli rimaneva ancora un ultimo tentativo: doveva rischiare, si stava giocando la carriera. Dopo aver ultimato la curva del Tamburello, l’austriaco si trovava nel rettilineo che portava verso la Villeneuve quando, a oltre 300 km/h, un’appendice aerodinamica proveniente dall’ala anteriore cedette, probabilmente per il fuori pista di poco prima. Questo causò la rottura completa dell’alettone, rendendo l’auto ingovernabile e diretta verso le barriere di protezione della variante successiva.

Roland Ratzenberger e la sua Simtek-Ford dopo l’incidente

Il tentativo di frenata fu inutile: Ratzenberger colpì il muro della Villeneuve a 306 km/h e la sua Simtek compì sei testacoda prima di fermarsi in mezzo alla pista. Le immagini mostrarono, inoltre, il casco del pilota ciondolare da una parte all’altra dell’abitacolo, per poi accasciarsi sul lato sinistro della monoposto.
Anche se venne dichiarato ufficialmente morto sette minuti dopo l’arrivo all’Ospedale di Bologna, Roland perì sul colpo a causa della brusca decelerazione: la sua spina dorsale era spezzata a metà e inoltre riportava una frattura della base cranica.

Ayrton Senna, nel frattempo, aveva seguito tutto l’accaduto e, dopo essere stato al pronto soccorso per verificare le condizioni del collega, si chiuse in un silenzio stampa fino alla mattina successiva.
Siamo a quel fatidico 1 maggio 1994: il Campeao, prima di recarsi in circuito, lesse nella Bibbia un passo che recitava che quel giorno Dio gli avrebbe fatto il dono più grande di tutti. Dio stesso.

Ayrton Senna in griglia di partenza a Imola 1994

In griglia di partenza “Magic” era in pole position, ma stranamente aveva cambiato tutti i suoi rituali: in un clima di malinconia e tristezza, Senna era rimasto nell’abitacolo della sua Williams senza il casco indossato. Ma ormai è tutto pronto: allo start, ecco l’ennesimo incidente di un weekend che, di lì a poco, si sarebbe trasformato in un incubo.

L’incidente in partenza tra la Benetton di Lehto e la Lotus di Lamy

La Benetton di J.J. Letho, tornato alle corse dopo il crash pre-season, rimane ferma sulla sua piazzola per un problema al cambio. Tutti la evitano, meno la Lotus di un Pedro Lamy che, sterzando all’ultimo verso sinistra, la centra facendo schizzare direttamente in tribuna alcuni rottami, tra cui una gomma, che colpiscono otto spettatori e un agente di polizia.

Per ripulire il rettilineo viene fatta entrare in pista la Safety Car per cinque giri, poi la gara riprende e subito Ayrton fa segnare il giro veloce per tenere a distanza il rivale Michael Schumacher.
Nel corso del settimo passaggio, alle ore 14:17, la Williams FW16 del brasiliano finisce dritta nel muro della curva del Tamburello, sbattendo alla velocità di 211 km/h ridotta da quella dei 310 orari per via di una frenata all’ultimo quando Senna si era accorto che qualcosa, nell’abitacolo, aveva ceduto.

L’incidente di Ayrton Senna al Tamburello

Si trattava del piantone dello sterzo, limato su ordine dello stesso Ayrton prima della partenza perchè il tre volte Campione del Mondo non riusciva a sentirsi a suo agio su una monoposto creata appositamente per il suo rivale, ormai in pensione, Alain Prost.
La modifica era stata voluta per evitare che le sue nocche sfregassero il limite superiore del cruscotto, oltre che per migliorare la visibilità della strumentazione. La saldatura, però, non sostenne le sollecitazioni in gara e quindi cedette dopo poche tornate dalla partenza.
Il botto fu spaventoso e dopo diverse giravolte la Williams si fermò nelle vie di fuga, ma tutti notarono che il casco del brasiliano non si muoveva e si era accasciato proprio come aveva fatto quello di Ratzenberger.

L’on board dalla Williams FW16 di Ayrton Senna prima dell’incidente

Nell’urto, infatti, il braccio della sospensione anteriore destra si era spezzato e, a causa dell’energia cinetica, era penetrato nel casco di Senna trafiggendo la sua testa nella regione del lobo frontale destro, poco sopra l’occhio. I soccorsi accorsero subito e i medici estrassero il pilota dall’abitacolo, praticandogli immediatamente il massaggio cardiaco assieme a una trasfusione per ripristinare il sangue perduto nello schianto.

 

 

Nel frattempo, atterra anche l’elicottero in modo da trasportare Ayrton nel vicino Ospedale di Bologna. Ma ecco il colpo di scena che non ti aspetti: qualcuno dai box ha dato il via libera a Erik Comas di ritornare in pista con la sua Larousse, dopo essersi fermato per consentire ai suoi meccanici di riparare l’alettone posteriore. Ignaro dell’accaduto, il francese ripartì a tutto gas e per poco, alla Villeneuve, non centrò in pieno i mezzi di soccorso ancora sul circuito.

L’incidente di Michele Alboreto a Imola 1994

Con Senna caricato sull’eliambulanza in direzione dell’Ospedale, la direzione gara allestisce una seconda ripartenza… ma il destino infausto non ha ancora finito sull’Autodromo di Imola.
A undici giri dalla fine Michele Alboreto decide di tornare ai box per effettuare rifornimento e cambio gomme alla sua Minardi.  Nella ripartenza in pit-lane, ancora senza alcun limite di velocità, il pneumatico posteriore destro si stacca per un malavvitamento del dado e va a colpire tre meccanici della Ferrari, uno della Lotus e un altro della Benetton.

Alboreto, intanto, è riuscito a fermarsi in tempo prima di falciarne altri, mentre la gomma incriminata finisce in pista ed evita per un soffio un Damon Hill che stava sopraggiungendo in quel momento.

Finalmente si giunge al termine della gara, vinta da Michael Schumacher davanti a Nicola Larini, al suo unico podio di carriera in sostituzione di Jean Alesi, ed a Mika Hakkinen.
Ma non si festeggia né sul podio, né in pista, né a casa : tutta l’attenzione è rivolta verso l’Ospedale Maggiore di Bologna, dove Ayrton Senna è stato trasportato d’urgenza nel reparto di rianimazione.
Gli viene effettuata una TAC, che mostra il vasto trauma a livello cerebrale oltre ad un’insufficienza cardiaca e respiratoria.

Come sarebbe dovuto andare il GP di Imola 1994…

Alle ore 18:15 il fratello Leonardo chiama un prete per prestargli l’estrema unzione, mentre alle 18:40 la dottoressa Maria Teresa Fiandri, capo del Reparto Rianimazione dell’Ospedale Maggiore di Bologna, annuncia la morte cerebrale del brasiliano, quando in realtà l’orario ufficiale era datato alle 14:17, ora dello schianto della sua Williams alla curva del Tamburello.
Successivamente, il 5 maggio 1994 a San Paolo in Brasile ebbero luogo i suoi funerali.

 

 

Questa è la storia del tragico weekend di Imola 1994, in cui perse la vita uno tra i migliori piloti al mondo che la Formula 1 abbia mai conosciuto: il magico Ayrton Senna. Sarai sempre nei nostri cuori.

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore.
La Formula 1 rappresenta per me un’opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? “Keep fighting”.

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