Formula 1 | GP Cina 2017: analisi del circuito

Dopo l’Australia, nell’imminente fine settimana andrà in scena il secondo round della stagione 2017: andiamo alla scoperta del circuito cinese di Shanghai

Dalla terra dei canguri australiana alla Cina, in questo weekend la Formula 1 torna a correre sul circuito di Shanghai per il secondo round stagionale, tappa fondamentale presente nel calendario del Circus iridato fin dal 2004.

Costruito nel 2003 secondo i piani dell’ingegnere Hermann Tilke e di Peter Wahl che volevano una pista dalla forma “Shang”, cioè “alta”, lo Shanghai International Circuit ha ospitato le monoposto più veloci del mondo a partire dalla stagione successiva. Complessivamente lungo 5,451 km e con sedici curve da affrontare, è contraddistinto da forti variazioni di accelerazione, ma anche per tante staccate violente e per i due lunghi rettilinei su cui è possibile utilizzare il DRS (ala mobile) per arrivare al sorpasso degli avversari.

Un’altra particolarità è sicuramente data dall’architettura circostante, costruita in maniera decisamente originale: molte delle strutture interne sono state realizzate prendendo spunto dai simboli della tradizionale cultura cinese, tra le quali le scuderie, disposte allo stesso modo dei padiglioni in un lago per assomigliare all’antico giardino Yuan di Shanghai, e le tribune, disegnate con la stessa forma delle tipiche foglie di Loto.

Ma adesso andiamo a scoprire curva per curva come si guida sul circuito di Shanghai, al volante della Mercedes W08 EQ Power+ di Lewis Hamilton.

PRIMO SETTORE: Al termine del lungo rettilineo principale si arriva a circa 320 km/h con ERS ed ala mobile attivati quando, oltrepassato il cartello dei 50 metri, bisogna attaccarsi ai freni per affrontare il primo importante curvone che connette la curva 1 e la curva 2. Questo settore è una delle parti più difficili della pista, dal momento che bisogna tenersi molto stretti al cordolo in ingresso, lasciare scorrere la monoposto e nel frattempo scalare gradualmente dall’ottava marcia fino alla seconda con delle leggere correzioni con il freno per mantenere l’assetto ed evitare scivolamenti non previsti.
Così facendo si arriva alla curva 3 ed alla 4, sempre aderenti al cordolo interno, dove è necessario puntare verso l’esterno per proseguire verso il successivo settore della pista.

SECONDO SETTORE: Da meno di 100 km/h del precedente settore ad oltre 270 km/h in settima marcia si affronta prima la curva 5 (più una piccola variazione di direzione) e poi alla 6, un tornantino da seconda e da 80 km/h che spezza parecchio il ritmo. Ma non c’è tempo da perdere, subito bisogna riaccelerare con decisione ed inserire le marce fino alla sesta a quasi 260 km/h, in modo da aggredire prima la curva 7 e poi la 8, due curve molto ampie da percorrere a tutta velocità.

TERZO SETTORE: In prossimità della curva 8, però, è necessario scalare in quinta e dare un colpetto di freno per arrivare al meglio verso la 9, una secca a sinistra da affrontare in terza a 120 km/h. Poi è subito il turno della 10, in cui è necessario inserire la quarta e spalancare il gas verso il breve rettilineo che porta verso la curva 11. Questa è un’altra secca a sinistra che costringe a scalare dalla settima alla seconda a meno di 100 km/h e che obbliga subito ad un cambio di direzione verso destra, quella 12 che è collegata alla 13 e che, insieme alla prima curva, rappresenta la seconda parte più difficile della pista. Qua è molto facile andare in testacoda o comunque perdere la stabilità della monoposto per via degli scivolamenti del retrotreno, quindi è necessario inserire la terza per avere un po’ più trazione, pelare l’acceleratore per poi spalancarlo del tutto da metà curva 13 in poi, in modo da uscire il più forte possibile sul lunghissimo rettilineo successivo, dove è possibile azionare nuovamente il DRS (ala mobile).

QUARTO SETTORE: Sul rettilineo di quasi 1200 metri si arriva a quasi 340 km/h, in ottava marcia con ala mobile ed ERS inseriti quando, tra il cartello dei 150 e quello dei 100 metri, di nuovo bisogna attaccarsi ai freni per affrontare le curve 14 e 15, le quali formano un altro stretto tornantino che spezza il ritmo e costringe a scalare in seconda a meno di 70 km/h. Dopodichè si punta verso l’esterno, si inserisce subito la terza per guadagnare trazione in uscita ma… non è ancora finita. Manca l’ultima curva, la 16, alla quale si arriva in sesta a quasi 250 km/h. Per aggredirla al meglio, si scala in quinta, si inserisce con decisione la monoposto e si punta verso il cordolo esterno, dove subito bisogna inserire il DRS ed il sistema di recupero dell’energia cinetica per guadagnare velocità e transitare in volata sotto la bandiera a scacchi. Ma anche stavolta, il record della pista è ancora lontano…

Scritto da: Giulio Scrinzi

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore.
La Formula 1 rappresenta per me un’opportunità come giornalista ma anche il sogno di una vita: diventare un pilota. I miei miti? Michael Schumacher e Ayrton Senna. Il mio motto? “Keep fighting”.

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