Formula 1 | Settantesimo Ferrari: Michael Schumacher, l’uomo della rinascita

In occasione del 70° anniversario dalla nascita della Ferrari, ripercorriamo insieme il periodo sportivo più importante di Maranello: l’era di Michael Schumacher

Formula 1 | Settantesimo Ferrari: Michael Schumacher, l’uomo della rinascita

In tutta la storia sportiva della Ferrari, nessuna competizione internazionale è stata più importante della Formula 1: ad oggi la scuderia di Maranello è il costruttore più vincente, con ben 31 allori Mondiali suddivisi in 15 Titoli Piloti e 16 Titoli Costruttori.
Tuttavia, la Casa dal Cavallino Rampante ha conosciuto anche periodi molto bui nella massima serie automobilistica: in particolar modo quello che va dal 1979 fino al 2000, due annate che segnano rispettivamente l’ultimo titolo conquistato da Jody Scheckter prima dell’era di Michael Schumacher, vero salvatore degli uomini in Rosso.

Dopo il Mondiale portato a casa dal sudafricano, la Ferrari ha cambiato costantemente piloti e vetture, ma non è più riuscita ad essere veramente competitiva come nell’epoca precedente.
L’imporsi di scuderie come la Williams e la McLaren, infatti, ha rimescolato completamente le carte in gioco sia negli ultimi anni dell’era turbo che agli albori di quella aspirata, quest’ultima iniziata definitivamente nel 1989 quando i propulsori turbocompressi vennero banditi dal nuovo regolamento.

In quel periodo le Rosse modenesi che tentavano di imporsi sui circuiti di tutto il mondo erano le poco affidabili 640 e successive, delle monoposto che non potevano nulla contro la fame di vittorie delle McLaren-Honda e delle Williams-Renault, nemmeno se affidate a Campioni del calibro di Nigel Mansell, Gerhard Berger, Jean Alesi ed Alain Prost. A riprova di ciò il Professore, sul finire della stagione 1991, giudicò addirittura la 643 come “un camion” a riguardo delle sue scarse prestazioni. E non è un caso se la stagione successiva decise di rimanere fermo per poi tornare a vincere nel 1993, al volante di quella FW15C che fu la versione migliorata della già avveniristica FW14B con cui Nigel Mansell portò a casa a mani basse il Mondiale 1992.

Il debutto di Michael Schumacher con la Jordan 191 a Spa-Francorchamps

Negli anni successivi le cose andavano di male in peggio: i piloti titolari dell’epoca riuscivano a fatica a fare qualche piazzamento a podio, mentre il più delle volte erano costretti al ritiro per noie meccaniche. Serviva quanto prima una svolta che riportasse il Cavallino modenese a tornare Rampante come un tempo.
Per questo motivo i piani alti della Ferrari stavano cominciando a mostrare un certo interesse nei confronti di un giovane tedesco che esordì in Formula 1 nel 1991 sul circuito di Spa-Francorchamps al volante della Jordan. Si trattava di Michael Schumacher, il quale si fece notare fin da subito da Flavio Briatore per l’ottimo settimo tempo ottenuto in qualifica nonostante non avesse mai visto il tracciato belga.

Michael Schumacher e la Benetton B195: binomio vincente

Ed anche se in gara percorse solamente un centinaio di metri per la rottura della frizione, già l’anno successivo divenne prima guida della Benetton al fianco di Martin Brundle: furono anni di forte apprendistato, con tanti piazzamenti a podio e qualche vittoria, che sfociarono nel biennio 1994-1995 in un bis mondiale costellato da tante polemiche, tanti scontri in pista ed anche alcune squalifiche per delle scelte tecniche, attuate sulle monoposto motorizzate Renault, giudicate spesso irregolari.

Michael Schumacher e la Ferrari: la storia ha inizio

Forse era lo stesso Michael che voleva una ventata di aria fresca, una nuova sfida in cui rimettersi in gioco: nato a Hürth il 3 gennaio 1969, fin da piccolo aveva le corse nel sangue a tal punto che già all’età di quattro anni cominciò la propria carriera sportiva alla guida di un go-kart sul circuito di Kerpen, gestito dal padre. Passato in breve tempo sulle monoposto, probabilmente già sapeva qual era la scuderia più titolata e blasonata, e probabilmente vedere la Ferrari così in difficoltà in quegli anni lo spinse a tentare l’azzardo della vita: riportare al successo la Rossa di Maranello.

Michael Schumacher al volante della F310 nella stagione 1996

Un’ambizione che divenne realtà nella stagione 1996, con la quale cominciò la sua avventura assieme alla Casa dal Cavallino Rampante: l’esordio non fu dei migliori, la F310 che portò in pista era poco competitiva ed ancora meno affidabile, ed a fine stagione (vinta da Damon Hill su Williams) il magro bottino che portò a casa comprendeva tre vittorie, cinque piazzamenti a podio ma soprattutto una serie di ritiri per tante, troppe noie meccaniche.

Michael Schumacher vs Jacques Villeneuve a Jerez 1997

La situazione migliorò sensibilmente nel 1997, grazie ad una F310B che, aggiornata secondo i consigli del tedesco assieme a quelli dei nuovi tecnici Ross Brawn e Rory Byrne, cominciò a rivedere la luce dopo tanto buio. Al punto che lo strapotere delle Williams-Renault affidate a Jacques Villeneuve e ad Heinz-Harald Frentzen si assottigliò così tanto che il Mondiale si decise nell’ultima prova di Jerez de la Frontera. Michael si presentò in terra spagnola con un punto di vantaggio sul canadese, ma in gara la sua Ferrari non riuscì ad essere così competitiva come la FW19 del rivale. Nel corso del 48° giro, Villeneuve, ormai giunto negli scarichi della F310B, attaccò Schumacher che tentò di difendersi con una manovra ben oltre il consentito dal regolamento: i due arrivarono al contatto nel quale la sospensione anteriore destra della Rossa si spezzò, costringendo il tedesco a ritirarsi. Mondiale al figlio del mitico Gilles e squalifica per il ferrarista, dal momento che il suo comportamento in pista fu giudicato poco consono per uno sportivo del suo calibro.

Il triciclo di Schumacher dopo il contatto con Coulthard a Spa 1998

La stagione 1998 fu un punto di svolta per la Formula 1: la Renault, infatti, smise di fornire i propri propulsori alla Williams, la quale perse il suo ruolo di leader a favore della McLaren, equipaggiata con i motori Mercedes e con una line-up composta da Mika Häkkinen e David Coulthard. La Ferrari, invece, continuava sulla propria strada con Michael, Eddie Irvine e la nuova F300, che illuse tutti nella vittoria del Titolo Piloti fino all’ultima prova di Suzuka. Sul circuito giapponese Schumacher si presentò in pole position e con soli 4 punti di svantaggio rispetto ad Häkkinen, non prima di aver risolto lo screzio con Coulthard per via di quel contatto avvenuto in Belgio che lasciò la Rossa su tre ruote. Ma proprio poco prima del via il V10 di Maranello si ammutolì costringendo il pilota tedesco a partire dal fondo dello schieramento. A niente servì poi la sua disperata rimonta, visto che, una volta arrivato in terza posizione, fu costretto al ritiro per lo scoppio di una gomma.

L’incidente di Schumacher a Silverstone 1999

Era forse un segno del destino, che sussurrava a Schumacher che la sua ambizione, il suo sogno era impossibile da realizzare? Quello che successe nel 1999 sicuramente acuì questa situazione, visto che nel GP di Silverstone Michael andò incontro al peggior incidente sportivo della sua carriera: un problema allo spurgo dei freni, infatti, fece andare dritta la F399 alla curva Stowe e procurò al tedesco la frattura di tibia e perone della gamba destra. Un infortunio che lo tenne lontano dalle corse fino agli ultimi due GP in terra malese e giapponese: nel primo tentò di aiutare il compagno Irvine nel tenere aperto il Mondiale Piloti, mentre nel secondo fece di tutto per far conquistare a Maranello quello Costruttori. Un’impresa che fortunatamente riuscì dopo l’ultimo del 1983 con i due francesi Patrick Tambay e Renè Arnoux.

Michael Schumacher riporta la Ferrari al successo nell’ultimo GP di Suzuka 2000

Ma Michael è sempre stato un osso duro a morire, e con la sua solita grinta da vero guerriero iniziò la stagione successiva, pronto a riscattarsi in tutto e per tutto: la Ferrari, dal canto suo, gli mise a disposizione la nuova F1-2000, con la quale potè contrastare efficacemente il dominio finora incontrastato delle McLaren. Tutto si decise, ancora una volta, sul circuito di Suzuka, dove Schumi, terminata la sua ennesima rimonta sul rivale Mika Häkkinen, vinse la gara e conquistò, finalmente, quel Titolo Piloti che mancava alla Ferrari dal lontano 1979.

La controversia del GP d’Austria durante la stagione 2002

Da questo momento in poi cominciò per gli uomini in Rosso un’epoca veramente d’oro, segnata da successi a ripetizione: nel 2001 Michael vinse nove volte e conquistò il suo quarto alloro iridato nel GP di Ungheria, con ben quattro prove d’anticipo.
La stagione successiva, quella 2002, andò ancora meglio, nonostante i tentativi fatti dalla Williams, all’epoca motorizzata BMW, con il fratello Ralf e con Juan Pablo Montoya: Schumacher, infatti, colse ben 11 successi, mentre nelle restanti sei prove non fece mai peggio del terzo posto. Un dominio su tutti i fronti che gli assicurò di nuovo il Titolo Mondiale in occasione del GP di Francia, con addirittura 6 gare d’anticipo. In quell’anno, tuttavia, avvenne un fatto che fece storcere il naso a molti: stiamo parlando della famosa controversia del GP d’Austria, quando Rubens Barrichello, dopo aver resistito così a lungo in prima posizione, dovette rispettare gli ordini di scuderia imposti dal muretto rallentando poco prima del traguardo e facendo vincere il suo compagno di squadra.

Michael Schumacher supera il record di Fangio con il sesto Titolo Mondiale

Il 2003 fu un po’ più difficile dei precedenti: le modifiche apportate al regolamento, soprattutto in qualifica e nella nuova assegnazione dei punteggi, per contenere lo strapotere della Ferrari andarono a favore sia della McLaren, in particolare nei confronti del nuovo acquisto Kimi Raikkonen, sia della Williams di Montoya. Alla fine fu nuovamente il circuito di Suzuka a sancire il giudizio finale: in quella gara vinse Rubens Barrichello, mentre Michael si accontentò dell’ottavo posto per portare a casa il suo sesto alloro iridato, battendo, nello stesso tempo, il record di Juan Manuel Fangio che resisteva da 46 anni.

Michael Schumacher diventa il pilota più vincente della F1 con il settimo alloro iridato

Nel successivo Campionato 2004 il trend positivo degli ultimi anni ritornò senza troppi problemi, grazie ad una F2004 estremamente competitiva e a dei rivali che non riuscirono a tenere il passo del Barone Rosso di Kerpen. A quattro gare dal termine della stagione e sulla sua pista preferita, quella Spa-Francorchamps che vide il suo debutto nel 1991 e fu teatro della sua prima vittoria l’anno seguente, Schumacher conquistò il suo settimo, ed ultimo, Titolo Mondiale, assieme all’ultimo Costruttori della sua epoca.

Il biennio seguente, infatti, fu ad appannaggio di una ritrovata Renault e di quel nuovo fenomeno che rispondeva al nome di Fernando Alonso: il 2005 fu per Schumi e la Ferrari l’annata peggiore, con solo una vittoria ad Indianapolis ed altri tre piazzamenti a podio, mentre nel 2006 tentò fino all’ultimo di raggiungere la sua ottava corona d’alloro iridata, ma la rottura del motore al 37° giro nel solito GP del Giappone pose irrimediabilmente fine ai giochi.

L’ultima vittoria in rosso di Michael Schumacher nel GP di Cina 2006

Nel frattempo, dopo la vittoria conquistata a Monza, aveva già annunciato il suo primo ritiro dalle competizioni una volta terminata la stagione: a partire dalla seguente, tuttavia, rimase a disposizione degli uomini in Rosso come consulente, tester, terzo pilota e uomo di punta di Maranello. Un eroe che ha riportato la Ferrari al successo dopo anni di buio e di difficoltà e che ancora oggi viene ricordato con affetto da tutti i suoi tifosi, nonché da tutti i fan del Cavallino Rampante.

Autore

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. Sono stato VFP1 nell'Esercito Italiano e per un breve periodo anche Allievo Maresciallo nell'Aeronautica Militare, ma la vita è come un cerchio ed alla fine ho trovato la mia strada nelle corse e nel motorsport. Cosa rappresenta per me la Formula 1? Un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di poter sentirmi un pilota, anche solo per una volta nella vita. Perchè Ayrton Senna diceva: "Una persona che non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere".

1 Commento

  1. Fulvio

    Ottimo articolo! Ma le lascio solo un unico appunto…un piccolo aneddoto relativo a Prost e il Gp del Giappone 1991: in realtà, anche se pochi lo sanno, Prost si ritirò perché ebbe dei problemi alla sospensione anteriore (se non ricordo male) e nell’occasione disse al team che guidare quell’auto in quelle condizioni era come guidare un camion (cioè impossibile). Ovviamente Prost era comunque insoddisfatto dell’ambiente che si era creato (fu mandato via a metà campionato Fiorio e Montezemolo divenne presidente) e quindi tali circostanze portarono sia lui a lasciare per un anno la F.1 non avendo alternative, sia la Ferrari a rilasciare un pilota che nel frattempo non era più soddisfatto del progetto in atto. Piccolo aneddoto del periodo 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*