Formula 1 | Lance Stroll : la dura vita del rookie

Il gran premio di Australia ha segnato il debutto non solo delle nuove monoposto, ma anche l’esordio in Formula 1 di Lance Stroll, giovane pilota di appena 18 anni.

Il weekend di gara australiano ha visto il debutto di due giovani piloti, Antonio Giovinazzi e Lance Stroll, alle loro prime armi con un gran premio di Formula 1 dopo aver guidato queste monoposto esclusivamente durante le sessioni di test invernali.
Se per il portacolori italico si è trattato di una opportunità inaspettata e giunta all’ultimo minuto, un po’ diversa è la situazione del diciottenne canadese, promosso a pilota titolare niente di meno che della blasonata Williams.

Per chi ancora non lo sapesse il ragazzo ha appena 18 anni, circa la stessa età dello smaliziato Max Verstappen al momento del suo debutto nella massima competizione motoristica, ed un passato all’interno della FDA, la Ferrari Driver Accademy, di cui entrò a far parte nel 2015. Nelle ultime tre stagioni ha sempre vinto i campionati in monoposto a cui ha partecipato. Per la precisione : nel 2014 la Formula 4 italiana, nel 2015 la Toyota Racing Series ed infine l’anno scorso la Formula 3 europea.
In Williams, invece, approda già nel 2015 quando alla vigilia del gran premio di Abu Dhabi viene scelto come collaudatore per il team di Groove, abbandonando così il programma per giovani talenti della Ferrari. Infine, a novembre 2016 la promozione a driver ufficiale per la stagione 2017, grazie anche al grande sostegno economico (si parla di una cifra intorno agli 80 milioni di dollari) garantito dal facoltoso padre di Stroll.
In questo percorso Lance è stato accompagnato ed è tutt’ora seguito da Luca Baldisserri, ex responsabile della FDA fino alla fine del 2015, quando ha abbandonato l’incarico per seguire la carriera del canadese che lui stesso aveva portato nel programma per giovani talenti.

Ovviamente questa scelta da parte del team inglese non è passata inosservata agli occhi dei media e dei tifosi. Un po’ per la giovanissima età, un po’ per il fatto che il ragazzo non sia passato per la ormai ex GP2 (oggi Formula 2), aggiungiamoci le stesse dichiarazioni da lui rilasciate in cui candidamente ammette di essere in Formula 1 grazie ai soldi, ed ecco che vari epiteti, dal “raccomandato” al “pilota pagante”, gli sono subito piovuti addosso.
Rimanendo in tema possiamo aggiungere l’opinione di Jacques Villeneuve, oggi commentatore per Sky sport Italia, che si è detto più volte critico circa questa politica degli ultimi anni che tende a facilitare l’ingresso per i diciottenni talentuosi nel circus della F1, a differenza di un tempo quando si debuttava solo una volta che il bagaglio d’esperienza era completo e l’età anagrafica più avanzata. Qualche giorno fa l’ultima offensiva in cui il figlio d’arte ha dichiarato che Stroll col suo stile di guida potrebbe essere addirittura pericoloso per gli altri piloti e che la scelta effettuata dalla Williams è “folle“.

A poco sembrano essere servite durante l’inverno le dichiarazioni di Patt Symonds, direttore tecnico uscente del team inglese, in cui si dice colpito positivamente da Stroll, affermando che i test privati, effettuati nei mesi invernali con una monoposto 2014 per permettere al pilota di prendere confidenza con questo genere di vetture e gomme, erano andati piuttosto bene, ed il ragazzo aveva dimostrato di apprendere abbastanza velocemente, un tratto caratteristico dei buoni piloti.
Questo perché alla prima uscita pubblica durante i test pre-stagionali di Barcellona Stroll ha faticato parecchio con la nuova FW40. Infatti, Lance è andato a sbattere per ben tre volte durante le prove, l’ultima delle quali danneggiando gravemente il telaio della sua vettura, e questo ha limitato di molto il lavoro in pista del team inglese, oltre che a costringerlo a rivedere la tabella di marcia che era stata prefissata. E tutti questi errori, inevitabilmente, non hanno fatto altro che ridare fiato a tutte le polemiche e le critiche sollevate nei mesi scorsi.
Finalmente poi il debutto in un weekend di gara. Il resoconto consta di un incidente durante il turno di prove libere al sabato, la penultima posizione in griglia, una penalizzazione dovuta alla sostituzione del cambio lesionato nell’incidente, una gara durata quaranta giri fino a quando un problema ad uno dei freni non lo ha costretto prima ad un “lungo” nelle vie di fuga ed infine al ritiro anticipato.

La realtà è che oggi, paradossalmente, sebbene da un lato sia molto semplice per un giovane arrivare nel categoria regina del motorsport, come Verstappen e appunto Stroll dimostrano, dall’altro la sovraesposizione della propria figura e delle proprie azioni e comportamenti garantita da media, internet e social rende tutto molto più difficile poiché sottopone i piloti ad una attenzione continua e ad una pressione molto maggiore.
I primi segnali si erano già visti due anni fa quando era toccato a Max fare il grande debutto : critiche per la sua giovane età e la sua poca esperienza unite a polemiche perché figlio d’arte (e quindi probabilmente raccomandato a detta di certi). Solo che Verstappen ha saputo zittire tutti per due motivi molto semplici : il primo è che ha subito messo in luce il suo talento dimostrando di meritare ampiamente l’opportunità che gli era stata concessa ed appassionando media e tifosi, zittendoli in questo modo; il secondo è che ha dimostrato di avere una forte personalità in grado di proteggerlo da ciò che gli accadeva intorno, quello stesso temperamento che fa dire a molti che sei uno str**zo (indizio, non è struzzo), ma che sotto sotto permea tutti i più grandi piloti. Ovviamente il sostegno e le protezioni di suo padre Jos (per quanto possa essere invadente) e dell’ambiente Red Bull lo hanno aiutato in tutto ciò.

Discorso analogo vale per Stroll. Ci vorrà del tempo, forse metà stagione come dichiarato lui stesso, ma prima o poi i risultati devono arrivare. Questo sia per il suo futuro in Formula 1, sia per mettere un freno alle critiche che sicuramente arriveranno in caso di prestazioni deludenti ed errori. E servirà anche personalità e temperamento per resistere a tutto ciò.
In un mondo ideale fatto di buoni propositi si darebbe tempo al ragazzo di adattarsi e di dimostrare le proprie capacità, senza giocare con la sua pelle al primo errore o senza cercare qualsiasi pretesto per criticarlo gratuitamente. Purtroppo questo mondo non è la F1, un ambiente competitivo e che sa essere abbastanza spietato quando vuole.

Soprattutto qualcuno potrebbe far notare che lui non è l’unico giovane pilota talentuoso in circolazione desideroso di correre in Formula 1 e che l’unica discriminante a suo favore è il portafoglio. Ed a quel punto il rischio è sempre il solito : sprecare un giovane e talentuoso pilota, ma ancora acerbo, solo per aver voluto bruciare le tappe.

Scritto da: Luca Stopelli

Luca Stopelli
Ho 24 anni e sono uno studente di ingegneria meccanica. Appassionato di auto e motori seguo la F1 e il motorsport in tutte le sue declinazioni fin da quando ero piccolo.

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