VIDEO Formula 1 | GP Australia 2017: analisi del circuito

Questo weekend inizia la nuova stagione 2017 con il primo round inaugurale in Australia: andiamo quindi alla scoperta dello storico Albert Park di Melbourne

VIDEO Formula 1 | GP Australia 2017: analisi del circuito

Le ore sono ormai contate per il round d’esordio di questo 2017, una stagione che ha tenuto sulle spine tutti gli appassionati della Formula 1 per via delle innumerevoli novità che vedremo sulla griglia di partenza domenica, in Australia.

Come di consueto, la tappa inaugurale si tiene sullo storico circuito di Melbourne, che ospita il GP locale fin dal 1996. Prima, in calendario, c’era un altra pista sulla quale sventolava la bandiera australiana: si trattava del classico tracciato cittadino di Adelaide, dove il Circus iridato ha iniziato a gareggiare fin dal 1985.
Poi, però, l’ex pilota Bob Jane ha avuto un’intuizione: portare il Gran Premio di casa nella capitale dello Stato della Victoria.
A tal fine, costruì un enorme “thunderdome” per ospitare l’AUSCAR (equivalente australiano della NASCAR), uno sforzo che venne premiato anche dall’insistenza della comunità locale di Melbourne.

Nel 1992, inoltre, Jeff Kennett fu eletto governatore dello Stato della Victoria, ed il primo passo fu quello di migliorare il nascente circuito di Melbourne in modo da sostituirlo a quello di Adelaide. Quest’ultimo, tuttavia, aveva un contratto con la Formula 1 fino al 1996, e quindi si dovette aspettare proprio quella stagione per veder girare le monoposto all’interno dell’Albert Park.
La pista che venne eretta era costituita da una serie di strade di collegamento sulle quali abitualmente si snodava il traffico cittadino, lunga 5,303 km e con ben 16 curve.

Su questo circuito, inoltre, è presente un unico rettilineo principale, abbastanza corto per lasciare spazio alle innumerevoli svolte che richiedono un elevato carico aerodinamico, il quale tuttavia causa un notevole degrado degli pneumatici.
E dopo questa fase introduttiva, andiamo a scoprire curva per curva tutti i segreti dell’Albert Park australiano per poter fare un ottimo giro lanciato.

Le prime due curve

Sul rettilineo principale si snocciolano tutte le marce fino all’ottava, con sistema ERS ed ala mobile attivati fino a circa 320 km/h quando, al cartello dei 100 metri, ecco una frenata decisa per impostare al meglio la prima curva a destra, la Jones (dedicata ad Alan Jones) che si percorre di quarta ad oltre 180 orari. Dopodichè bisogna subito riaccelerare per affrontare la speculare Brabham (in onore di Jack Brabham), quindi dentro quinta e sesta sul cordolo in uscita.

Un trio molto particolare

Dopo il breve rettifilo in seguito alla curva 2, sul quale si può riattivare il sistema DRS dell’ala mobile, bisogna prepararsi per la numero 3: anche qua si stacca prepotentemente e dalla settima marcia a limitatore si passa in seconda. Questa curva è la prima di una sequenza composta da tre svolte, le quali dipendono assolutamente da come si riesce a portare a termine proprio quella iniziale.
Dopo questa, infatti, si riaccelera e si inserisce la terza, cambio di direzione, si pela l’acceleratore e si punta verso l’esterno inserendo la quarta, poi quinta, sesta e si va a completare l’ultima svolta di questo trio, chiamata Whiteford, una destra che in passato ha causato non pochi problemi a diversi piloti di punta.

Dalla curva 5 alla 6 si inserisce di nuovo la settima marcia, poi in prossimità di quest’ultima si va di nuovo in quarta ad oltre 120 km/h per affrontare una destra ad uncino che immette in un curvone, chiamato Lauda (in onore del ferrarista Niki) da affrontare a tutta velocità. Al termine di questo si arriva alla Clark (dedicata a Jim Clark), la curva 9, una secca svolta di quasi 90° che costringe il pilota a passare dalla settima marcia fino in terza a poco più di 100 orari.
Segue la curva 10, che in realtà è un lungo curvone tutto a sinistra e che costeggia il lago posizionato al centro del parco.

A tutta velocità

Al termine del curvone si arriva ad oltre 300 km/h in ottava marcia quando, sul più bello, bisogna dare un colpetto di freno, scalare in settima ed inserire con decisione la monoposto nella curva 11.
Da qua si affronta la 12, la Waite, ad oltre 250 km/h, la quale porterà alla numero 13 che, dal nome, riprende la famosa variante Ascari di Monza e precede un piccolo cambio di direzione verso sinistra dedicato a Damon Hill.

Ultimo settore

A questo punto siamo a circa 315 km/h, abbiamo appena inserito l’ottava ma dobbiamo riscalare in quarta per affrontare la Ascari, una secca svolta di 90° verso destra che condurrà verso la numero 14, chiamata Stewart (in onore di Jackie Stewart). Per portare a termine quest’ultima non bisogna aver paura di lasciar scorrere la monoposto: infatti per fare un buon tempo è necessario percorrerla in quinta piena a poco meno di 200 orari, lasciando in ingresso per un attimo l’acceleratore per poi ripremerlo in modo da arrivare lanciati verso la curva 15, la Prost (dedicata ad Alain Prost).
Questa va affrontata in seconda o in terza marcia, dipende soprattutto dalla mappatura in termini di ripresa dalle basse velocità della power unit, ma… non c’è tempo da perdere. Subito bisogna inserire la quarta, parzializzare bene il gas per poi spalancarlo completamente sul rettilineo principale, inserire le restanti marce e tagliare il traguardo sotto la bandiera a scacchi. Chissà che questa volta non ci siamo avvicinati al record del circuito!

Autore

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. La Formula 1 rappresenta per me un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di potermi sentire un pilota, anche solo per una volta nella vita. Perchè Ayrton Senna diceva: "Una persona che non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere".

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