Formula 1 | Nickname Hall of Fame: ecco i piloti che sono entrati nella leggenda

Alcuni piloti sono diventati famosi per le loro gesta, altri per i loro soprannomi: andiamo a scoprire tutti i top driver che sono entrati nella storia della F1

Formula 1 | Nickname Hall of Fame: ecco i piloti che sono entrati nella leggenda

Nel grande Circo della Velocità sono passati tantissimi piloti, ma solo alcuni verranno ricordati dagli appassionati: chi per una manovra in particolare, chi per lo stile di guida, chi per il numero di vittorie o per le pole position conquistate, chi per il suo atteggiamento fuori e dentro la pista.
Alcuni, però, entrano di diritto in una speciale Hall of Fame, quella dei “Nickname” cioè dei soprannomi che la gente ha dato loro.
Andiamo quindi a scoprire chi sono questi eroi!

LUIGI FAGIOLI: “Il ladro degli Abruzzi”

Se fosse ancora in giro, il suo soprannome sarebbe Mr Bean, ma il suo vero nomignolo è un altro: “Il ladro degli Abruzzi”. Non si sa di preciso il perchè di questo psedonimo, dal momento che Luigi non era originario dell’Abruzzo né aveva la fama di criminale.
Forse per via del suo modo di fare molto selvaggio, che lo contraddistinse come un nulla di buono, oppure perchè nel 1933 rubò una vittoria a Tazio Nuvolari…

NINO FARINA: “Il Gentleman di Torino”

Il primo Campione del Mondo della F1 aveva la reputazione di essere aggressivo e senza compromessi una volta in pista, ma il fatto che proveniva da un backgroud privilegiato che gli aveva insegnato una grande dignità come persona gli fece guadagnare il soprannome di “Gentleman di Torino”.

JOSE FROILAN GONZALES: “The Pampas Bull”

Conosciuto affetuosamente come “El Cabezon” per la sua testa particolarmente grossa, l’argentino, primo vincitore con la Ferrari in F1, fu poi soprannominato “The Pampas Bull” dalla stampa inglese sia per la sua corporatura che per il suo stile di guida decisamente aggressivi.

MAURICE TRINTIGNANT: “Le Petoulet”

Il pilota francese, due volte vincitore a Monaco negli anni 50, fu soprannominato con un nomignolo a causa di un ritiro da una gara organizzata a Parigi: la sua Bugatti si era fermata per via di alcuni escrementi di topo (“Le Petoulet”) che avevano bloccato il sistema di alimentazione.
Da quel momento si guadagnò questo nomignolo, che accettò senza lamentarsi troppo…

PIERO TARUFFI: “The Silver Fox”

Il soprannome di questo pilota italiano è dovuto al fatto che i suoi capelli bianchi hanno cominciato a spuntare un po’ troppo prematuramente: se ne accorsero per la prima volta i media messicani quando vinse in una gara su strada nel 1951, e da quel giorno gli venne affibbiato l’appellativo di “Silver Fox”.

JUAN MANUEL FANGIO: “Il Maestro”

È uno dei migliori piloti di tutti i tempi, ed il soprannome che gli diede Stirling Moss, “Maestro” appunto, chiarisce il rispetto che aveva ma anche che riceveva da tutti i suoi compagni ed avversari.
Fangio è noto anche come “The Twisty” per via delle sue gambe arcuate quando giocava a calcio.

MIKE HAWTHORN: “Le Papillon”

Talvolta conosciuto come “The Farnham Flyer” dalla stampa inglese, il suo vero soprannome era “Le Papillon”, ovvero “la farfalla” per il fatto che utilizzava sempre un papillon quando era alla guida della sua monoposto.

JACK BRABHAM: “Black Jack”

Il leggendario pilota australiano Jack Brabham non è stato soprannominato “Black Jack” per la sua passione nei casinò o nel gioco d’azzardo ma piuttosto per i suoi capelli scuri e per il suo atteggiamento di religioso silenzio durante le gare, proprio per mantenere i nervi saldi durante le situazioni più estreme.

GRAHAM HILL: “Mr Monaco”

I suoi record sul circuito di Montecarlo parlano da soli: dal 1963 al 1969 ha vinto cinque volte ed è finito sul podio in altre due occasioni. Michael Schumacher lo ha eguagliato ed Ayrton Senna lo ha anche sorpassato, ma lui rimarrà sempre “Mr Monaco”.

DENNY HULME: “The Bear”

Inizialmente era soprannominato “Il ragazzo scalzo di Te Puke” per il fatto che guidava, appunto, scalzo quando era in pista, poi però il suo carattere da “orso” e la sua scarsa disposizione, irascibile tra l’altro, nei confronti del pubblico, fece sì che si guadagnò l’appellativo di “The Bear”.

MIKE HAILWOOD: “Mike The Bike”

È stato un Campione in ogni classe del motociclismo ed un vincitore nel famoso Tourist Trophy sull’Isola di Man: fu soprannominato “Mike The Bike”, un nomignolo che si portò dietro anche nel suo passaggio in Formula 1.

JEAN PIERRE JARIER: “Jumper”

Se pensate che il nomignolo di questo pilota francese abbia qualcosa a che fare con le sue partenze “a razzo”, vi sbagliate: in realtà, quando correva per la March, il figlio del co-fondatore (Robin Herd’s) sbagliò a pronunciare il suo nome, chiamandolo per l’appunto “Jumper”.

NIKI LAUDA: “The Rat”

Quando ha esordito nel motorsport come pilota, Niki Lauda era conosciuto come “The Mouse”, mentre più tardi si guadagnò l’appellativo “Il Computer” per il suo apparente distacco emozionale una volta alla guida di una monoposto. Ciò nonostante, il più famoso nickname affibbiato all’austriaco è “The Rat”: “Un tizio che si intendeva di marketing lo ha pensato riferendosi ai miei denti…” commenta il tre volte Campione del Mondo.

JAMES HUNT: “Hunt the Shunt”

Alla fine è riuscito nel suo intento di diventare Campione del Mondo nel 1976, ma nei suoi primi anni di carriera il biondo proveniente dall’Inghilterra era famoso per i suoi frequenti incidenti che riducevano le vetture che guidava in ammassi di ferraglia. Per questo il suo soprannome “Hunt the Shunt”, ovvero “Hunt lo Schianto” che richiama appunto i botti dei quali era indiscusso protagonista.

VITTORIO BRAMBILLA: “Il Gorilla di Monza”

Il suo fisico da pugile e la sua pazzia dietro ad un volante lo contraddistinguono, al punto che il dottor Sid Watkins disse che aveva anche una forza da vero primate.
La sua stretta di mano era devastante, ma lui si divertiva a vedere la reazione di chi aveva di fronte…

ANDREA DE CESARIS: “Andrea de Crasheris”

Il soprannome di Andrea De Cesaris non è stato così giusto vista la sua propensione agli incidenti, soprattutto nei suoi primi anni di carriera. Nonostante ciò, questo non lo limitò nell’arrivare ad oltre 200 partecipazioni in gara.

GIOVANNI LAVAGGI: “Johnny Carwash”

Lavaggi corse in F1 solamente sette volte, ma durante il suo trascorso nella massima serie iridata si guadagnò il nomignolo di “Johnny Carwash”, dovuto alla traduzione del suo cognome dall’italiano all’inglese. “Molto meglio del soprannome che ricevetti dagli americani quando correvo nella IndyCar: Johnny Lasagna!” ha detto il pilota italiano.

NIGEL MANSELL: “Il Leone”

Al baffo più veloce d’Inghilterra gli sono stati dati moltissimi soprannomi, tra cui “Our Nige” da parte dei suoi fan inglesi e “Red Five” da parte degli americani in riferimento al suo numero di gara.
Tuttavia, quello che riassume il suo coraggio e la sua determinazione, soprattutto quando correva con i colori della Scuderia Ferrari, è sicuramente “Il Leone”.

AYRTON SENNA: “Magic”

Quando il brasiliano è giunto in F1, il suo talento lo ha portato a compiere dell’imprese poi rimaste nella storia della massima serie iridata. Una tra queste è quella di Monaco 1984, quando arrivò secondo con la Toleman superando tutti gli assi del tempo sotto la pioggia battente.
Eccetto uno, il suo acerrimo rivale: Alain Prost.

ALAIN PROST: “Il Professore”

Sebbene avesse talento da vendere, il vero punto di forza del francese quattro volte Campione del Mondo era la sua intelligenza combinata ad un fortissimo approccio mentale alle corse che gli ha permesso di sviluppare uno stile di guida molto economico e fluido, il quale poi è diventato la sua arma vincente. Per questo motivo è soprannominato “Il Professore”.

MICHAEL SCHUMACHER: “Kaiser”

È il pilota più vittorioso della F1, con sette titoli mondiali e la sua nazionalità tedesca che gli è valso il nomignolo di “Kaiser”, ovvero “Re”. Detiene il maggior numero di vittorie, pole position e punti nella massima serie iridata. Nessuno è riuscito ad eguagliarlo. E dopo una carriera passata ad oltre 300 km/h, oggi sta lottando tra la vita e la morte dopo quel maledetto incidente occorso sulle nevi di Meribel nel 2013… Forza Schumi!

NICO ROSBERG: “Britney”

Quando Nico è arrivato in F1 nel 2006, tutto giovane e con i folti capelli biondi, il suo team mate della Williams, Mark Webber, lo soprannominò segretamente “Britney” (in riferimento a Britney Spears) quando dialogava con i propri ingegneri. Questa storia, poi, venne fuori nell’ultimo appuntamento della stagione, in Brasile: i due si toccarono e le loro vetture si danneggiarono, ma quando Rosberg era sulla via dei box per riparare i danni, andò a sbattere di nuovo contro un muro.
Così Webber, per riferire la situazione ai box, utilizzò quel simpatico soprannome che tutto d’un tratto non divenne più così segreto…

KIMI RAIKKONEN: “The Iceman”

È la tranquillità e la freddezza personificata sia fuori che dentro l’abitacolo: per questo Kimi Raikkonen è soprannominato “The Iceman”, un appellativo che gli è stato affibbiato da Ron Dennis quando correva per la McLaren. Che poi si è tenuto nel passaggio in Ferrari…

DANIEL RICCIARDO: “The Honey Badger”

L’Honey Badger, tradotto “tasso del miele”, è un mammifero che vive in Africa, nel sud-est dell’Asia e nel subcontinente indiano conosciuto per la sua forza, per la sua ferocia e per il suo sprezzo del pericolo. Ma cosa ha a che fare con il nostro Daniel Ricciardo?
Me lo ha nominato per la prima volta il mio allenatore, Stuart Smith – ha commentato l’australiano della Red Bull – Un giorno mi ha fatto vedere un documentario e mi ha detto che avevo tante qualità che richiamavano quest’animale. Mi sono riconosciuto subito anch’io, e così tutto è nato da questo…”.

Autore

Giulio Scrinzi

Sono nato il 21/04/1993 a Rovereto e fin da piccolo ho sempre avuto una forte passione per tutto ciò che è veloce e che ha un motore. Sono stato VFP1 nell'Esercito Italiano e per un breve periodo anche Allievo Maresciallo nell'Aeronautica Militare, ma la vita è come un cerchio ed alla fine ho trovato la mia strada nelle corse e nel motorsport. Cosa rappresenta per me la Formula 1? Un'opportunità come giornalista ma anche il sogno di poter sentirmi un pilota, anche solo per una volta nella vita. Perchè Ayrton Senna diceva: "Una persona che non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere".

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