Schumacher interagisce con l’ambiente esterno. Quale futuro per lui?

Sono già passati cinque mesi, 150 giorni circa da quel maledetto 29 dicembre 2013, data dalla quale Michael Schumacher versa in stato di coma presso l’ospedale di Grenoble, dove è ricoverato in seguito a una rovinosa caduta dagli sci. Sono passate oltre sei settimane di distanza dalle ultime dichiarazioni ufficiali rilasciate dal suo entourage ma, nonostante i rumors non sempre positivi sullo stato di salute dell’ex campione del mondo, la sua portavoce, Sabine Kehm, continua a tenere accesa la speranza: «Michael mostra momenti di coscienza, nei quali dimostra di avere capacità di interagire con l’ambiente circostante», ha confessato la tedesca al quotidiano spagnolo El Mundo Deportivo.

Se da un lato i tifosi del sette volte campione del mondo non si lasciano sottrarre il barlume di speranza, l’altra faccia della medaglia viene descritta da un primario di una clinica tedesca specializzato nella neuro riabilitazione intervistato dal Daily Express che ha sottolineato come le percentuali sulle possibilità di Schumacher che possa tornare come un tempo sono veramente al lastrico: «Soltanto il 30% delle persone che sono finite in coma a causa di traumi cerebrali e poi si sono riprese ha poi potuto ricominciare una vita normale, il 20% è stato costretto a combattere con gravi disabilità – ha affermato il primario – E in questo 20% sono comprese quelle persone che hanno sofferto una fase di coma lunga più di 6 mesi».

Non è cattiveria, è medicina. Il mese che ci apprestiamo a vivere, col cuore in gola, sarà quello più duro per il futuro di Michael Schumacher, per delineare appieno quello che sarà la vita futura dell’ex ferrarista visto che più lunga è la fase di coma indotto e più seri sono i danni riportati dal paziente. Il tedesco sarà, in ogni caso, obbligato a convivenza con gravi disabilità, una vita distante chilometri da quella che conduceva prima di quel lontano 29 dicembre.

Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 30 anni e sono di Genova. Scrivo per passione, nella vita di tutti i giorni sono una dog-sitter. Non ho paura di dire (forse è meglio dire scrivere) quello che penso, cosa che mi ha creato non pochi grattacapi. Sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle.

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