28-07-2010 Il team manager Whitmarsh accusa il Cavallino, dimenticandosi il passato.
Diciamolo francamente: a Hockenheim la Ferrari ha fatto una stupidaggine. Non perché abbia chiesto a Felipe Massa di farsi superare da Fernando Alonso. No, il vero errore è stato farlo alla luce del sole. Come ha detto ieri Flavio Briatore, bastava mettersi d’accordo su una parola d’ordine prima della gara e non ci sarebbero state polemiche. Invece, dal muretto delle Rosse al pilota brasiliano sono arrivate indicazioni chiare: la frase «Alonso è più veloce», comunicata via radio, era un lampante invito a farsi da parte.
Dopo il Gran Premio di Germania si è scatenato il putiferio. I team e i giornali inglesi da due giorni stanno facendo a gara a chi lancia le accuse più pesanti al Cavallino Rampante. “Imbroglioni”, “bugiardi”, “antisportivi” sono solo alcuni degli epiteti riservati a Fernando Alonso e soci. Ma in tutta la vicenda c’è una tale dose di ipocrisia, come ha sottolineato ieri il presidente di Maranello Luca di Montezemolo, che viene quasi da ridere. Che a mettere le Rosse sul banco degli imputati sia la McLaren, ad esempio, sfiora il comico. Martin Whitmarsh, capo del team, si è lanciato in una filippica sulla sportività, arrivando ad affermare che «preferirebbe perdere piuttosto che truccare una gara». Ora, non più tardi di un paio di Gran Premi fa, proprio il team di Woking ha imposto a Jenson Button di non dare battaglia al compagno Lewis Hamilton. In quel caso, la parola d’ordine fu «hai poca benzina». Non era vero, ma tutti fecero finta di niente e nessuno si scandalizzò. Oggi, invece, sono tutti lì a fare i moralisti. Compreso lo stesso Button, che con grande sprezzo del ridicolo ora afferma che «gli ordini di scuderia sono scorretti».
E non è nemmeno vero, come racconta Whitmarsh, che nel 2007 Hamilton abbia perso il Mondiale a favore di Kimi Raikkonen perché la McLaren decise di non favorirlo rispetto all’allora compagno di squadra Fernando Alonso. Il giovane inglese, al contrario, fu favorito in tutti i modi dal team durante tutta la stagione e finì un punto dietro il ferrarista perché lui e la squadra fecero errori clamorosi nelle ultime tre gare. Anzi, Alonso fu tanto sfavorito rispetto a Hamilton che alla fine dell’anno decise di tornarsene alla disastrosa Renault piuttosto che farsi un altro campionato con la McLaren.
Ma ecco le dichiarazioni di Whitmarsh: «Abbiamo sacrificato un titolo mondiale nel 2007 - ricostruisce -. Avevamo tutte ragioni per comportarci in modo diverso. Se avessimo dato a uno dei nostri due piloti un vantaggio rispetto all’altro, probabilmente avremmo guadagnato quel punto in più che ci avrebbe permesso di vincere il campionato. Ricordo che parlai con i piloti e con i loro manager. Dissi che un grande pilota non dovrebbe mai guardarsi allo specchio e dire: “Ho vinto questo campionato non per merito, ma perché il team mi ha dato un vantaggio”. Noi vogliamo assolutamente vincere, ma la questione è come si vince. Se uno vince e sa di avere imbrogliato, non riesco a immaginare come, in qualunque momento della sua carriera - o anche alla fine della carriera - possa sentirsi felice». Tutto molto commovente, non c’è che dire. Ma anche ridicolo, bisogna aggiungere. Alla McLaren sono maestri di etica sportiva, ma solo quando si tratta di dare lezioni agli altri. A proposito, ma non erano loro quelli condannati per avere organizzato una rete di spionaggio ai danni della Ferrari?