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Niki Lauda a favore delle lotte in pista: «I piloti vanno lasciati liberi»

La Formula 1 dei pionieri è morta. Soprattutto negli ultimi vent’anni, la classe regina del Motorsport è sensibilmente cambiata, soprattutto a livello di regolamenti a causa di un noncurante aumenti delle sanzioni e delle penalità che ha portato i piloti, in troppe occasioni, a limitare gli attacchi ai colleghi per paura di cadere sotto il freddo occhio della Federazione e dei suoi commissari. Team e piloti hanno iniziato a vivere veramente nel terrore con la costante paura di essere messi sotto investigazione o penalizzati anche nel caso di flebili contatti con la monoposto di un avversario. Una situazione inacettabile! Davanti a questa problematica, Niki Lauda ha deciso di prestare la sua voce a quella degli attuali piloti chiedendo agli alto piani della categoria una maggiore clemenza nei confronti degli eroi del volante. Liberi di lottare tra di loro.

«I piloti vanno lasciati liberi, non si deve interferire. Non è per niente bello assistere a scene come quelle di Montréal, quando Rosberg ed Hamilton sono stati subito messi sotto investigazione dai commissari solamente perché erano vicini alla prima curva – ha sottolineato il tre volte campione del mondo di Formula 1 – Ne ho discusso di recente sia con Bernie Ecclestone che con Charlie Whiting. A mio parere bisognerebbe tornare all’epoca dei contatti in stile Piquet-Salazar ad Hockenheim». E secondo l’austriaco, la mancanza di duelli in pista causerebbe anche il netto calo di ascolti che sta toccando il mondo della Formula 1: «Il pubblico se ne sta andando per mancanza di battaglie. Incidenti come quello tra Massa e Pérez in Canada o tra Vettel e Gutiérrez in Austria, sono episodi che possono capitare durante una gara. Se poi qualcuno sente di essere stato danneggiato e vuole protestare, ha il diritto di farlo. Così però c’è troppo controllo su tutto». Che sia finalmente arrivata la fine della Formula 1 bacchettona?

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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