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I piloti di Formula 1 tra superstizioni e ossessioni

Scaramanzia e sport sembrano essere due mondi che apparentemente abbiano ben poco in comune e invece, proprio i professionisti delle differenti discipline sono gli speciali interpreti di gesti e rituali che si ripetono, prima di ogni gara o di una sessione di allenamento, così come accade per molti nella vita quotidiana. Calciatori, piloti, motociclismo, atleti. Tutti riuniti nella comune idea che l’irrazionale possa in qualche modo influire sul pensiero e sulla condotta di vita del singolo. La competizione e la sfida portano i professionisti a livelli di ansia legati alla prestazione mettendo in secondo piano le capacità tecniche e fisiche come se d’un tratto queste non bastino più per arrivare al traguardo. E la Formula 1 non è esente da questa pratica molto particolare, ieri, oggi e sicuramente anche domani.

Uno dei piloti attuali più superstiziosi è sicuramente Sebastian Vettel. Il pilota tedesco infila un’immagine di San Cristoforo, il patrono degli automobilisti, nella scarpa e sale in macchina sempre dallo stesso lato, quello sinistro. Come se non bastasse porta sempre con se un maialino, una moneta da un centesimo, una da un penny e una da un dollaro trovate casualmente prima del Gran Premio degli Stati Uniti del 2007, il suo weekend d’esordio nel Circus. Felipe Massa e Fernando Alonso non sono da meno. Se il brasiliano è ben conosciuto per l’abitudine di non cambiare l’abbigliamento intimo fino a domenica sera nel caso un fine settimana inizi per il verso giusto, esattamente come faceva anche David Coulthard, lo spagnolo, quando una gara va bene, è abituale ripetere tutto il rituale anche l’anno successivo: stesso albergo, stessa camera, stesso menù.

Alcuni la chiamano sfiga. Alcuni piloti nascono fortunati, altri bravi. Enzo Ferrari non aveva dubbi: tra un fortunato e uno bravo lui sceglieva senza dubbi il primo. Anche uno come Michael Schumacher, con la bellezza di sette titoli mondiali in tasca, aveva la sua tosta lista di riti anti sfiga. Il tedesco, che analogamente a Vettel entrava in macchina sempre dallo stesso lato, dopo aver perso i mondiali nel 1997-1998 e dopo l’incidente a Silverstone nel 1999, nel 2000 cambia la colorazione del casco passando alla calotta rossa, colore simbolo di successo nel mondo delle corse. Soluzione che sembra aver avuto l’effetto sperato. A differenza dei primi, Jean Alesi, invece, entrava in macchina eseguendo un rituale molto preciso: prima di salire sulla vettura il francese indossava sempre il casco dove conservava una immaginetta sacra fin dai tempi della F.3. Se Rubens Barrichello preferiva pregare trovando profondo sostegno nella fede, uno dei più divertenti, anche da vedere è stato Gerhard Berger. Il tedesco, una volta in macchina, dava una strizzatina ai gioielli di famiglia facendo le corna e toccava il lato B di una donna prima di prendere il via per la gara.

E dalla scaramanzia non sapeva nemmeno scappare un asso del volante come Ayrton Senna. Il tre volte campione del mondo brasiliano non voleva mai cambiare i suoi guanti, tanto che in più di una foto si possa notare come quest’ultimi siano tanto rovinati da far perfino spuntare le dita della mano. Indimenticabili sono le scarpe di differente colore di Alex Wurz, che in occasione della sua avventura in Formula 1 indossava sempre una scarpa rossa e una blu, Mario Andretti non guidava senza la sua medaglietta dorata al collo, Emerson Fittipaldi non si metteva al volante senza la foto della figlia in tasca mentre Niki Lauda portava con se, sempre, una monetina nei guanti. E quanti altri…

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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