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Brasile 2014, la mano di Senna sui mondiali di calcio del 1994

«Mai avevo calciato un rigore sopra la traversa. Quel giorno, penso sia stato Ayrton Senna, dal cielo, a spingere il pallone verso l’alto. E’ stato lui a far vincere il Brasile», l’intervistato porta il nome di Roberto Baggio e le dichiarazioni sono di appena quattro anni fa. Il Codino, autore del decisivo rigore fallito ai mondiali del 1994, ha sempre pensato che quella giornata calda di Pasadena, il 17 luglio del 1994, il suo sogno di vincere il mondiale s’infranse per mano del tre volte campione del mondo di Formula 1, scomparso tragicamente nel Gran Premio di San Marino del 1994, pochi mesi prima. Ai rigori vinse la Seleçao di capitan Dunga e distanza di oltre dieci anni fai fattacci di Pasadena, Baggio non è riuscito a farsi una ragione realistica dell’accaduto, ma soprannaturale, tanto che i calciatori della Nazionale brasiliana dedicarono ad Ayrton il successo subito dopo la partita.

E sono trascorsi esattamente vent’anni da quel mondiale americano. Nel 1994 la Seleçao volle ricordare Senna con uno striscione che recitava «Senna aceleramos juntos, o tetra é nosso», letteralmente «Senna corriamo assieme, il titolo è nostro». Formula 1 e calcio due mondi così lontani che però, in quell’occasione, fecero commuovere un paese nel quale lo sport era ritenuto lo zampillo di felicità quotidiano per evitare di pensare alla povertà e ai problemi economico-sociali che affliggevano il Paese. Eppure, vittoria a parte, il momento più suggestivo ha coinciso con l’uscita dal portellone di Dunga, il capitano, che si è presentato con la Coppa del Mondo in una mano e il casco di Senna nell’altra, a dimostrazione di quando il centrocampista brasiliano fosse intimamente affezionato a l’eroe nazionale delle quattro ruote. L’ultima gioia, l’ultima vittoria che Senna, da lassù, ha voluto lasciare al suo popolo.

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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