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Stefano Domenicali: «Non lavorerò per un altro team che non sia la Ferrari»

È trascorso un mese dalle dimissioni che Stefano Domenicali ha deposto in Ferrari dal ruolo di team principal. L’imolese, nato e cresciuto alla corte del Cavallino Rampante, è stato sostituito da Marco Mattiacci, uomo di marketing e management, nessuna esperienza nel campo della corse, ma molto ben voluto da Marchionne e dalla dirigenza. Domenicali, per la prima volta dal giorno del suo addio alla Ferrari è tornato a parlare delle sue dimissioni da responsabile della Gestione Sportiva, intervistato da Leo Turrini: «Il giorno del mio addio mi hanno telefonato tre piloti. In ordine alfabetico: Alonso, Raikkonen e Vettel. Fernando e Kimi sono amici veri, per me. Ho il rammarico dei risultati. Non li ho messi insieme per farli lottare per un sesto posto, ma purtroppo è andata così. Perché mi ha chiamato Seb? Qui la risposta te la devi cercare da solo, sorry», ha sottolineato l’italiano.

Nessun consiglio, nessuna parola con Mattiacci da quando si è insediato in quel di Maranello, una situazione che non ha turbato Domenicali che esclude un futuro in Formula 1 in un team che non sia la Ferrari: «Non ho mai escluso di restare nell’ambiente dell’automobilismo ma ho sempre detto e lo confermo di poter lavorare per un altro team, che sia la Caterham o la McLaren o chi vuoi tu. Andrei al muretto e farei il tifo per Alonso e Raikkonen. Non funzionerebbe. Invece in un ambito diverso, perchè no? Sul mio futuro sono vere alcune cose uscite in questo periodo sui giornali: sto ricevendo molte proposte, anche da mondi diversi. Ma sinceramente non ho fretta di decidere e nel dirtelo mi rendo conto di essere un privilegiato, considerata la situazione nell’Italia e nell’Europa di oggi».

Dopo oltre vent’anni di carriera, Domenicali sembra che si stia prendendo un momento di pausa da dedicare alla famiglia e preferisce lasciarsi alle spalle le polemiche che ne conseguono a ogni Gran Premio, come è successo per la gara del Montmelò e la conseguente adozione di strategie differenti tra Alonso e Raikkonen: «Non ho guardato il Gp di Barcellona in televisione. Non so cosa sia successo a proposito dei pit stop dei piloti Ferrari. Cosa penso delle cose che sono state dette dopo? Semplicemente, non penso: io non ho visto. Forse non guarderò nemmeno il Gp di Montecarlo. Ci sono andato per più di vent’anni di seguito e la prima cosa che mi viene in mente è l’ultima vittoria della Ferrari fu il quinto trionfo monegasco di Schumi. Ricordo che quella sera eravamo tutti sicuri che di lì a poco Michael avrebbe abbattuto l’ultimo record di Senna, quello delle sei vittorie nel Principato. Purtroppo, non è mai successo – ha continuato l’italiano – Della salute di Schumi so quello che sapete tutti. Aspetto buone notizie che non arrivano, purtroppo. A volte penso che tra il 2008 e il 2013, avessi avuto lui sulla Rossa, almeno un titolo lo avrei vinto. Ma non fraintendere: secondo me Alonso meritava di laurearsi campione sia nel 2010 che nel 2012, l’ho sempre detto anche a Seb e pazienza se lui non si è mai detto d’accordo».

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Scritto da: Eleonora Ottonello

Eleonora Ottonello
Mi chiamo Eleonora, ho 28 anni e sono di Genova. Dopo il liceo linguistico ho iniziato a studiare comunicazione nella speranza di realizzare il mio sogno di diventare giornalista. Vivo sempre con la testa sulle nuvole, mi piace scrivere e sono una tifosa di Formula 1 atipica: non ho un team del cuore ma il pilota, Fernando Alonso che tifo fin dal 2001. Per il resto sono pignola ma disordinata, pasticciona e folle. Sono una selezionatrice: se è vero che «gli amici sono la famiglia che scegli», quelli veri li conto sulle dita di una mano ma il mio motto è 'meglio pochi ma buoni'.

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